lunedì 5 gennaio 2009

Il Virgilio che non si studia



La poesia bucolica, che si fa risalire al poeta greco Teocrito, è una poesia di argomento pastorale (il nome deriva infatti dal termine greco βουκόλος (bukòlos), che indica il pastore di buoi), ambientata in un allegro scenario campestre, tra gare canore di pastori. L'argomento privileggiato è l'amore, ma alcuni autori, tra cui Virgilio, la caricano anche di tematiche politiche contemporanee, come ad esempio l'espropriazione delle terre in seguito alla guerra civile. Eppure Virgilio non evita di misurarsi con gli argomenti classici di questo tipo di poesia, tra cui l'amore omosessuale. Questa egloga (la seconda) viene però quasi sempre evitata nell antologie che si fanno studiare al liceo. Come stupirsene?
Vi allego la traduzione, se qualcuno fosse interessato all'originale in latino, si trova facilmente su internet.

Il pastore Coridone ardeva per il bellissimo Alessi,
delizia del suo padrone; ma non aveva nessuna speranza.
Soltanto si accontentava di venire assiduamente tra i densi faggi,
vertici ombrosi; qui solitario, ai monti e alle selve
lanciava con vana passione rozzi lamenti:
"O crudele Alessi, nulla curi il mio canto?
non hai compassione di me? Infine mi farai morire.
Ora persino i greggi prendono l'ombra e il fresco,
ora i roveti nascondono le verdi lucertole;
e Tèstili pei mietitori stremati dalla rovente calura
pesta l'aglio e il sermollino, erbe dall'acuta fragranza:
ma mentre seguo le tue tracce mi accompagna dagli arbusti
sotto il sole rovente il canto delle rauche cicale.
Non era meglio sopportare le aspre ire di Amarilli
e i superbi dispregi? E amare Menalca
bench'egli fosse scuro e tu di candida pelle?
O fanciullo bellissimo non fidare troppo nel colore:
cadono i bianchi ligustri, ma si colgono i foschi giacinti.
Mi disprezzii, o Alessi, e non cerchi di sapere chi sia,
nè quanta ruccgezza oissueda du greggu e di niveo latte:
mille agnelle mi errano pei siculi monti,
non mi manca il latte freschissimo né d'estate né d'inverno.
Canto i motivi che soleva intonare Anfione dirceo
quando chiamava gli armenti sull'attico Aracinto.
E non sono tanto sgraziato; mi vidi poc'anzi dalla riva
riflesso nel mare calmo dai venti; non temerei
il confronto con Dafni, te giudice, se l'immagine non m'inganna.
Oh soltanto ti paicesse abitare insieme con me
le rozze campagne, gli umili tuguri, e trafiggere i cervi,
spingere il gregge dei capretti alla pastura della verde malva!
Con me nelle selve imiterai Pan nel canto:
Pan per primo insegnò a cingiungere numerose canne
con la cera; Pan si cura del gregge e dei pastori del gregge.
Non ti spiaccia sfregare alla canna il soave labbro:
che cosa non faceva Aminta per imparare le medesime cose?
Possiedo una siringa campestre di sette canne
disuguali, che un giorno Dameta mi diede in dono,
e morendo mi disse: "Ha un degno secondo padrone".
Così disse Dameta, tra l'invidia dello stolido Aminta.
E possiedo una coppia di capretti trovati in una valle scoscesa
che hanno ancora la pelle sparsa di macchie di bianco;
prosciugano tutti i giorni due mammelle di pecora.
Te li serbo. Tèstili prega da tempo di portarmeli via;
e lo farà, perchè tu invece disprezzi i miei doni.
Vieni qui da me, fanciullo bellissimo:
le Ninfe ti recano gigli a pieni canestri,
e una splendida Naiade cogliendo le pallide viole e il colmo
dei papaveri, vi congiiunge il narciso e il fiore fragrante dell'anèto;
poi intrecciando lo spigo ad altre erbe odorose,
screzia i molli giacinti con il giallo colore del fiorrancio.
Io stesso coglierò le cotogne bianche di tenera lanugine,
e i frutti del castagno che la mia Amarilli amava;
aggiungerò le cèree susine (onorando anche quei frutti),
e coglierò voi, allori, e mirti che crescete vicini,
perchè così disposti mischiate soavi profumi".
Ma sei un villano, Coridone, e Alessi non cura i tuoi doni:
se volessi gareggiare in regali, certo con ti cederebbe Iolla.
Ahi, sciagurato, che cosa ho mai vatto? Ho lanciato
folle l'Austro tra i fiori e i cinghiali nelle limpide fonti.
Stolto, chi fuggi? Anche gli Dèi abitano le selve,
e il dardanio Paride. Abiti pure Pallade nelle rocche
che ella costrusse, a me piacciono soprattutto le selve.
La feroce leonessa insegue il lupo, il lupo la capra,
la stessa irrequitea capra cerca il cìtisio in fiore,
Coridone cerca te, o Alessi; ognuno è tratto
dal suo desiderio. Giarda, i giovenchi riportano gli aratri
sospesi al giogo, e il sole al tramonto raddoppia le ombre;
eppure l'amore mi bruca: come contenere l'amore?
Ahi, Coridone, Coridone, qual mai follia ti ha preso?
Hai le viti potate a metà sull'olmo frondoso.
Perchè non cerchi piuttosto d'intrecciare qualcosa
di cui vi sia bisogno, coi vimini e coi pieghevoli giunchi?
Troverai, se questo ti spezza, un altro Alessi.
[traduzione di Luca Canali]
___
A proposito dell'immagine di questo articolo:
si tratta di una fotografia di Carl Warner, della serie "Foodscapes", ovvero paesaggi creati utilizzando il cibo. Le foto, davvero molto belle, si trovano sul sito http://www.carlwarner.com/warner.html.

Nessun commento: