venerdì 30 dicembre 2011

It's spaghetti and hydrogen

Immagine presa qui.

Qualche giorno fa Autostraddle ha pubblicato una Top10, votata dalle lettrici tramite twitter e tumblr, dei personaggi lesbici, bisessuali e con "diversi orientamenti sessuali" di film e telefilm.
Agli estremi della classifica troviamo Brittana, ovviamente con Santana al vertice e Brittany alla base. La cosa non ci sorprende, le due ragazze se lo sono meritato, nonostante probabilmente il voto sia dovuto più all'affetto incondizionato delle fan (riversato in una quantità esorbitante di fan fiction) che all'attenzione allo sviluppo dei personaggi e della loro relazione (attenzione di cui Ryan Murphy è stato decisamente avaro, come dimostra la puntata sul coming out di Santana, l'assenza anche di un solo bacio tra le due e  l'eliminazione dalla puntata di Natale di questo momento). 
Il resto della classifica, invece, mi lascia piuttosto perplessa. Tralasciando il fatto che non conosca minimamente la ragazza in seconda posizione (mea culpa, a quanto pare Pariah è decisamente da vedere), le posizioni sono tutte sbagliate. 
In terza posizione: Lisbeth Salander. Per prima cosa, Lisbeth Salander è amore incondizionato e va automaticamente al vertice di qualsiasi classifica venga inserita. In secondo luogo, visto che siamo all'indomani dell'uscita in America e Inghilterra della versione di David Fincher di The girl with the dragon tatoo (tgwtdt per gli amici), potevano sforzarsi e mettere almeno una foto di Rooney Mara (Noomi Rapace probabilmente rimarrà insuperabile, ma diamole una possibilità).
In quinta posizione: Franky Fitzgerald. Ragazze, l'ultima stagione di Skins è inguardabile: inguardabile. La morte di uno sceneggiatore si fa sentire tutta e la storia (eventuale, ancora) tra Franky e Mini è solo il tentativo di non perdere il pubblico che avevano conquistato con Emily e Naomy. Certo, l'intento è andato a buon fine, come dimostra la morbosa ricerca di spoiler su internet, così esasperata da portare la povera Dakota Blue Richards a pronunciarsi in merito sul suo twitter:


In nona posizione: Kalinda Sharma. Nona. Kalinda. Sotto Fiona di Degrassi, sotto Batwoman, sotto Franky di Skins, sotto Emily di Pretty Little Liars.
Qui proprio non ci siamo.
Kalinda potrebbe reggere da sola The good wife, se non avesse già una scrittura magistrale e Alicia Florrick. Kalinda è la versione meno traumatizzata di Lisbeth Salander, quindi per lei vale la stessa regola enunciata qui sopra. Kalinda ti fa uscire di testa abbastanza da guardare poi su youtube Personal Affairs (telefilm inglese piuttosto ridicolo in cui tra l'altro recita anche Ruta Gedmintas). Kalinda è, ovviamente, bellissima, oltre che estremamente carismatica.
Dunque no, non ci siamo proprio.

mercoledì 28 dicembre 2011

Sporche femmine scioviniste



Questa settimana (con colpevole, ingiustificato ritardo) ho letto Sporche femmine scioviniste, come da foto. Il libro mi è stato prestato da Elena, la quale evidentemente mi conosce meglio di quanto io non conosca me stessa, perchè questo libro mi è piaciuto così tanto che a momenti mi commuovevo in metropolitana (true story, accadde ieri).
A latere dello stile meraviglioso con cui è scritto il tomo (chiaro, senza fronzoli, senza retorica, senza inutili paroloni, senza frasi oscure ed aforismi baroccheggianti, solo pura e semplice logica) è uno di quei libri che finisci e puoi ritenerti soddisfatta, perché hai effettivamente imparato qualcosa.
E' anche uno di quei libri che pensi dyo, ma perchè non l'ho letto prima? Avrei avuto una prospettiva molto più chiara su x, y e z o anche finalmente qualcuno l'ha messo nero su bianco, brava Ariel Levy, grazie!
Sporche femmine scioviniste, la donne e l'irresistibile ascesa della Raunch Culture:

Ma il femminismo raunch non è semplicemente  una ribellione. E' anche un tentativo ingarbugliato e caotico di tenere in vita il lavoro delle femminste [... ]
Per elevare la donna, secondo la nuova formula femminsta raunch, spogliarsi in pubblico vale quanto ricevere un'educazione sessuale o dare sostegno alle vittime di una violenza. Fare una festa dove ci si strofina l'una contro l'altra in mutande, mentre degli uomini completamente vestiti le osservano, improvvisamente è diventato parte dello stesso progetto che ci portava a marciare su Washington per i nostri diritti in tema di riproduzione[...] Basandoci su questi esempi, sembra quindi che il femminismo raunch sia facile da realizzare: i requisiti essenziali sono, di nuovo, ragazze arrapate e pochi, pochissimi vestiti addosso.

Miscellanea!
 
via Autostraddle, 100 photos of Shane

A Bergamo c'è un presepe con due papà. Scandalo!

Afterellen, Does lesbian subtext still matter? (domanda più che legittima)

Tumblr tumblr tumblr, switchteams

Ariel Levy sul vestito da indossare al suo matrimonio (sempre grazie ad Elena)

Rookie, Family ties. Altro bel post lgbtq di Rookie.

Soft Revolution, why do all the girls have top buy pink stuff and all the boys have to buy different color stuff?
Zala? Salander! Americani io vi invidio. Post del New Yorker su Lisbeth.

venerdì 23 dicembre 2011

How to be a dyke, lesson two: femme, femme, femme!



Sottotitolo strappalarime cum citazione: i am a human and i need to be loved, just like everybody else does.
Sapete, quando ho scritto questo post io ho mentito. Io non ce l'ho quel physique du role lì, non ho la faccia adatta.La settimana passata il capo supremo mi ha detto che sembro una miniatura degli anni '20. Non credo d'avere questa faccia qui, ma dopo esser stata paragonata anche a Coraline non mi stupisco più di nulla. Per farla breve, non possiedo di certo la tanto fantomatica faccia da lesbica. Anzi, potrei tranquillamente esserne considerata l'antitesi. E' per questo che scrivo questo post, care amiche. L'alternativa per spiccare fra i papaveri alti alti alti non è fingervi un papavero, ma vestirvi da peonie. Al bando i termini medi tanto cari all'ermeneutica: esasperate, esasperate, esasperate!
Dalla punta dei capelli arrotolata in bigodini alla punta dei piedi laccata di rosso, femme-femme-femme!

Una femme che possiamo trovare ovunque nonostante i dubbi talenti, Amber Heard:



How to dress like a femme, versione esasperata e stereotipata da somministrarvi a piccole dosi. (immagini da Polyvore, con l'ausilio di control k, la mia scorciatoia da tastiera preferita)



Punto primo: la gonna. Non una minigonna, non robetta di jeans raffazzonata e inguinale, ma una bella gonna la ginocchio, ampia, magari a pieghe, magari con una bella stampa floreale, ancor meglio in pizzo. Se loro avevano la canottiera come totem, voi avete la gonna. Chiaro e semplice.



Cose da abbinare alla gonna: twin-set alla Bree van de Kamp, bluse di seta, in pizzo, camicie con maniche arrotondate, peter pan collar come se piovessero.




Meglio della gonna, meglio di qualsiasi camicietta in pizzo: vestiti. vita segnata, gonna ampia, tessuti sopracitati. Lunghezza al ginocchio, che siete signorine bene.



Accessori: lapalissiano, tacchi. Concesse le ballerine, Audrey insegna. Borsette piccine picciò, rossetti rosso fuoco, leziosi cappelli e ancor più leziosi gioielli, fiocchi., sorriso a trentadue denti.Portasigarette, nel caso di vizio.
Uscite e splendete, peonie!


E ricordate:
 

Prossima (ed ultima) puntata, il connubio: Tomboy femme.
E nel frattempo, Buon Natale!




mercoledì 21 dicembre 2011

Eh no, il frustino no, eh!

Immagine presa qui.

Mie care, abbiamo fatto carriera!
Dopo qualche sporadica (e spesso non duratura) apparizione in fiction nostrane più o meno seguite, siamo arrivate su Rai 1, in prima serata e addirittura due giorni a settimana. 
Come avrete capito sto parlando di Tutti pazzi per amore, scritto da Ivan Cotroneo e basato su un format spagnolo, che tra canti, balli e locura ha introdotto Eva, arredatrice d'esterni, compagna di liceo della protagonista, lesbica fidanzata ma non troppo.
E' già da alcune settimane che gli italiani possono seguirla tra anticipazioni, coming out, fidanzate, perdite di testa e quant'altro, ne avevamo già parlato, anche se in maniera accidentale, e vi avevamo rimandato al puntale commento del blog di Diversamentetero (che ne ha scritto qui e qui), ma dopo una decina di puntate (e dopo averlo visto anche con mia mamma, dopo una simpatica pizza) mi sembra il caso di fare il punto della situazione.
Eva (interpretata da Anita Caprioli) non sembra lesbica, nel senso che non è esteticamente stereotipata (al contrario invece della sua fidanzata, Roberta aka Alessia Barela) e che gli altri personaggi devono scoprire la sua omosessualità più che capirla, eppure è estremamente credibile (merito parzialmente della recitazione e molto del copione) e, ancora più importante, è un personaggio sessuale, ovvero dotata di una sessualità manifesta. Desiderata e desiderabile, sicura e pure un po' spavalda, Eva rappresenta un'omosessualità  presentata fin dal principio come qualcosa di anche fisico (i baci che vengono mostrati, alcuni in pubblico, alcuni in déshabillé, sono un messaggio più che chiaro, ripreso poi più volte nelle puntate successive nelle conversazioni che avrà con Paolo e gli altri colleghi), presupposto tra l'altro necessario allo sviluppo della trama, che l'ha vista recentemente perdere la testa per un'altra donna, madre ed etero (altro tabù spazzato via come se niente fosse). 
Lo scopo che la fiction vuole raggiungere è evidentemente la messa sullo stesso piano delle relazioni omosessuali e quelle eterosessuali, e lo fa coraggiosamente saltando le fasi intermedie e qualsiasi giustificazione ed arrivando a questo (che, è vero, è andato in onda negli ultimi minuti della puntata e quindi ad un orario piuttosto tardo, ma è pura avanguardia per la televisione italiana).
Nella penultima puntata Ivan Controneo si è spinto ancora oltre, in due modi diversi.
Nel tentativo di far rappacificare Eva e Roberta (dopo un litigio per gelosia, e fiducia), Paolo consiglia Eva su come comportarsi e quando lei chiede "E da quando sei diventato così esperto di storie tra donne?" lui magistralmente risponde "Da quando mi avete fatto una testa come un pallone sul fatto che l'amore è uno e che è uguale per tutti, ecco. Allora se è uguale per tutti anche le tecniche per tornare insieme sono uguali per tutti, o no?", eliminando anche quei rimasugli di diversità di cui gli stessi gay amano alle volte vestire se stessi e i loro rapporti.
Più metaforica, invece, ma non meno efficace, la benedizione che le zie (rappresentanti ovviamente della tradizione, ma in un certo modo anche dell'autorità) danno alla relazione tra le due, fatta non a parole bensì nei fatti: saranno infatti loro a far ragionare Roberta facendo così tornare assieme le due ragazze (e che, non dimentichiamoci, sulla porta diranno loro "adesso andatevene a casa, dovete stare un po' da sole").
Il personaggio di Eva permette inoltre lo sviluppo di una trama che poco ha a che fare con l'omosessualità ma che è altrettanto all'avanguardia: l'amicizia fra un uomo e una donna.
E chi si aspettava tutto questo da una fiction Rai?
Se questo è un segno dei tempi che cambiano, viene quasi voglia di rimanere nei paraggi per vedere cos'altro può succedere.

Appendice uno: Se vi siete incuriositi, Tutti pazzi per amore è facilmente recuperabile: nel sito ufficiale, si possono rivedere tutte le puntate.
Appendice due: Cosa c'entra il frustino del titolo? Per scoprirlo dovrete vedere la fiction, mi spiace!
Appendice tre: Ancora su lesbiche e televisione italiana: Diversamentetero ci parla del Grande Fratello di quest'anno.

lunedì 19 dicembre 2011

Billy, don't be an hero


La foto di Ellen Page in Super l'ho presa da qui

Questo post non sarà particolarmente sulla notizia perchè la notizia (o meglio le notizie), sono se non della scorsa settimana ben più vecchie, ma hey, la scorsa settimana a me funzionava un occhio su due, facciamo che va bene lo stesso?
Non poter leggere/ usare il pc/ nemmeno riuscire a guardare lo schemo è una bella rottura. In compenso ho pensato tantissimo, giusto per tenermi compagnia. E ascoltato molto, video che non potevo vedere. Tipo questo.
Che poi ho visto.
E forse era meglio se avessi continuato a farmi leggere le notizie del giornale da the frog.
La prima considerazione che mi viene da fare è che la Bachmann non sembri ne così sorpresa, ne così sconvolta come ci piacerebbe pensare. Ovviamente è basita ( f4 basita, per gli intenditori), ma questa è un'ovvietà . E poi, cosa avrebbe dovuto dire: ta ghe resun bagaet, mo la smeto?*
A me spiazzano anche i bambini che mi chiedono: perchè regali le caramelle? E le caramelle non sono nemmeno un argomento che mi sta così tanto a cuore. In seconda battuta, gran tristezza la madre che lo spinge e lo incalza. Non che la Bachmann non si meriti qualcosa di più di un calcetto nei denti,  ma mi piacerebbe vedere il buon senso degli elettori assestarle quel calcetto, non un bambino di otto anni recalcitrante e intimidito.
E ho poi ho rivisto questo video, di cui si era già parlato qui (e stranamente, insospettabilmente, se n'era parlato bene). Ma: primo, non aveva l'irritante, urticante titolo two lesbians raised a baby and this is what they got, secondo, ero nel mio periodo di tesi, aka quattro mesi d'instabilità emotiva costante e perpetua. Rivederlo ora, con quel titolo fastidiosissimo, fa solo innervosire.
E' l'effetto primo della classe, ben raccontato da Elena qui.
Un gay non è mai un gay, ma tutti i gay del globo messi assieme, pregi difetti inclusi in un comodo formato tascabile 160 centrimetri per 52 kg avvolto in taffetà rosa.
Un bambino figlio di coppie omogenitoriali non è mai un rompipalle di quattro anni che vuole giocare giocare giocare, ma sempre la prova del nove della bontà (o meno) di una famiglia atipica.
Una tizia  che rilascia strambe dichiarazioni ad opinabili giornali non è mai un caso clinico sé stante, ma tutte le lesbiche messe assieme nella loro collettiva follia.( per quelle in carne con i capelli lunghi e un genitore non famoso non abbiamo ancora deciso che etichetta appiccicare).
Il problema? Al solito, la mancanza di visibilità.
Agli onori delle cronache salgono sempre i casi esemplari, quelli che, nel bene e nel male,  raccolgono milioni di visite su youtube e riescono a strappare un titolo strappalacrime anche a Studio Aperto. Come questa storia qui,vera o falsa non si è ancora capito,  che comunque s'è meritata dieci minuti di ovvietà con sottofondo del valzer del Favoloso mondo di Amelie.
La soluzione? Al solito, essere più visibili tutti. Raus poiana, raus.

* in milanese: hai ragione ragazzino, adesso la smetto.

Cose a caso:

Scovato tramite Soft Revolution, xoJane

Mancano due giorni due all'uscita di the girl with the dragon tattoo, Fincher's edition. Per quanto Noomi Rapace resterà sempre l'indimenticabile Lisbeth del mio cuore, il remake americano ha questa canzone nella colonna sonora. Mica cazzi.

Non sono divertenti come i recap di The Real L Word ma ci andiamo molto vicini: Autostraddle riassume Glee.

Tumblr tumblr tumblr, the invisible femme.

H&M, oops i did it again! belle fanciulle asiatiche per tutte anche quest'anno.

venerdì 16 dicembre 2011

Get ready for your christmas



Lo so, lo so che si tratta di una festa buonista e consumistica, ma non posso farci nulla: io adoro il natale. Svuotato dell'ansia e dall'urgenza dei regali (che ho sempre vissuto ben poco, per fortuna), rimangono i pasti gargantueschi, la frutta secca, le bucce d'arancia a seccare vicino al camino, qualche candela.
E' inoltre un'ottima occasione per indossare i maglioni qui sopra, bere tè tutto il giorno (presto per me da una nuova, splendida e personalizzata tazza) e lasciarmi viziare un po':
Riempio quindi la valigia e ascolto canzoni random purché siano allegre. 


Blondie - I'm gonna love you too

The Smiths - Ask

Simon and Garfunkel - Keep the customer satisfied

The Kniks - A well respected man

The Pointed Sisters - I'm so excited

Siouxsie & the Banshees - The happy house

Robyn - Indestructible


E giusto per rientrare più propriamente in tema:

The Ravers - Punk rock christmas

Elvis - Here comes Santa

mercoledì 14 dicembre 2011

You scored a cheerleader!

Immagine presa qui.

Ci sono numerose ragioni per cui dovreste guardare Hot in Cleveland, partendo dalla presenza di Betty White (che ricorderete sicuramente per Golden Girls, a cui appartiene originariamente la battuta lesbian/lebanese) e arrivando alla comicità veramente ben scritta (dietro cui d'altronde ci sta Susanne Martin, già ideatrice di Ellen), passando per la bellezza dell'accento incredibilmente sexy di Joy Scroogs (è vero che il 2010 è stato l'anno del personaggio inglese nelle serie americane, ma ad un anno di distanza fatico a ricordarne i nomi e le facce, con questa eccezione).
Tutti motivi che vanno ben oltre la manciata di puntate a tematica lesbica, che pure sono state esilaranti e mi hanno reso una spettatrice ancora più fedele. 
Il telefilm, che racconta di tre donne di Los Angeles, veterane dell'industria dello spettacolo, che in seguito ad un guasto all'aereo che le portava a Parigi finiscono per trasferirsi a Cleveland dopo averci passato qualche giorno obbligato, è a mio giudizio particolarmente riuscito per due motivi fondamentali: l'età delle protagoniste (dai 40 agli 80 anni) e la messa in ridicolo dei paradigmi e delle aspettative della vita sotto i riflettori, operata con un semplicissimo e tuttavia azzeccato cambio di ambientazione.
Nel momento in cui le protagoniste si spostano da Los Angeles a Cleveland (dove Cleveland sta per il resto del mondo) le azioni e i comportamenti prima necessari e scontati diventano semplicemente ridicoli, fornendo la base di una comicità da sitcom che però, nella migliore tradizione, lascia qualcosa su cui riflettere. 
Tornando a noi, se ancora questo non vi ha convinte, vi dirò che la seconda serie si era  conclusa con un divertente matrimonio lesbico per errore, che poteva benissimo anche chiudersi lì e che invece gli autori hanno scelto felicemente di continuare nelle prime puntate della terza stagione, creando un castello di carte di bugie e incomprensioni che si scioglie solo alla fine dell'ultima puntata andata in onda, ambientata in una crociera lesbica nei Caraibi.
Non vi dico niente di più perché, non so perché, do per scontato che pochissime di voi l'abbiano già visto, e non c'è cosa più antipatica di uno spoiler, per l'effetto comico.
Mi saprete dire poi (spero).

Nel frattempo, il cast (senza Betty White, purtroppo) ha anche partecipato alla campagna NO H8 contro la proposition 8.

Immagine presa qui.

lunedì 12 dicembre 2011

How to spot a lesbian

Immagine presa qui.


Dite la verità, gli etero sono spesso un'inutile perdita di tempo e una spina nel fianco, e alle volte vorreste avere un gaydar effettivo ed affidabile da puntare con nonchalance per sapere se, e di chi, vi potete fidare. Fortunatamente, benché un così utile aggeggio non sia ancora stato inventato, le lesbiche hanno lavorato per decenni sviluppando un altrettanto utile e tuttavia sotterraneo linguaggio che valga da etichetta silenziosa, e vi faccia risparmiare tempo e fatica. 
Ecco allora qualche indizio per riconoscere chi appartiene alla vostra stessa specie (le immagini si intendono puramente indicative):

Le lesbiche moderne (o almeno quelle milanesi) sono fondamentalmente delle hipster, dunque rientrano nella categoria, anche se come segnali deboli, tutti i loro tratti distintivi, come gli occhiali da vista grossi, la bici  (meglio se a scatto fisso), le scarpe stringate da uomo, le cuffie per ipod molto grandi, etc.
Ci sono poi dei segnali forti, che non sono importanti tanto singolarmente quanto nel loro insieme. Diciamo che se anche il più indicativo dei segnali può lasciare spazio al dubbio, individuarne cinque o più su questa (insufficiente) lista vi lascia con una certezza decisamente maggiore (l'ordine è casuale):

1. la rasatura, meglio se asimmetrica, meglio ancora se brizzolata;
2. l'anello al pollice o una discreta quantità di fedi semplici nella stessa mano;
3. i Rayban (prima erano quelli a goccia, ora è più comune trovare questi);
4. il moschettone per tenere le chiavi di casa;
5. le mutande da uomo;
6. il bracciale di pelle, o in alternativa un bracciale largo e piatto;
7. il piercing al setto o alla fine del sopracciglio;
8. le braccia completamente ricoperte di tatuaggi;
9. la sciarpa sopra la maglietta o la canottiera;
10. uno a caso degli stereotipi classici (camicia a quadri, cravatta, cappello, bretelle e così via).

Badate bene, però, l'etero è un nemico piuttosto insidioso che si diverte a creare confusione utilizzando a sproposito i segnali codificati. Potrebbe capitare dunque che la vostra simpatica cavietta da laboratorio  possieda tutte le caratteristiche elencate e nonostante questo sia etero.
Che posso dirvi, state in guardia! 

venerdì 9 dicembre 2011

Pomodori verdi fritti al caffè di Whistle Stop


Del film di Pomodori verdi fritti ne avevamo già parlato qui, quando Geco l'ha rivisto dopo anni e ha notato qualcosa che ai suoi occhi di bambina era sfuggito.
Di recente io e Silvia l'abbiamo rivisto, notando anche noi qualcosa che ai nostri occhi di bambine era sfuggito. Ancora più di recente (leggi: questa settimana) mi sono procurata il sopracitato volume.Questo è stato un anno drammatico per le mie letture, fra tesi e Jonathan Franzen. In pratica erano mesi che un libro non mi rendeva almeno insofferente, se non decisamente frustrata.Pomodori verdi fritti è stata una ventata di freschezza.
Per quanto (storia lesbica decisamente accentuata, se no non staremmo qui a parlarne):
Uno, libro è stucchevole. E' decisamente stucchevole.Ma ogni tanto stucchevole va bene.
Due, nonostante sia stato scritto nel 1987 aleggia ancora una lieve brezza di razzismo fra le pagine. Non esplicito, ma quella irritante accondiscendenza ben raccontata da Dorothy Parker qui.
Tre, è un libro confusionario: il taglia e cuci della versione cinematografica aveva creato una storia decisamente più ordinata. Sarà che io spesso ho la capacità di concentrazione di un pesce rosso, ma questo cambiar voce narrante/spazio/tempo ad ogni capitolo mi destabilizza.
Quattro, l'impeto femminista di Evelyn Couch (Towanda!) si spegne ben presto, sublimandosi nella vendita di cosmetici.vogliamo ricordarla così, mentre sfascia la macchina di due ragazzette che le hanno fregato il parcheggio, godendosela un sacco.
La storia fra Idgie e Ruth, invece, a differenza della versione cinematografica,dove era solo accennata (ma decisamente intuibile ai maggiori di sei anni), è sempre in sordina, ma più delineata. E' chiaro chiarissimo lapalissiano che stiano assieme, e che non siano solo amiche molto molto amiche eccetera eccetera.
Leggendo la pagina di Wikipedia del film, per altro, ho scoperto che:
La versione cinematografica ha infine pesantemente oscurato la storia d'amore lesbica fra le due protagoniste, al punto che molti spettatori che non avevano letto il libro non si sono neppure resi conto della sua presenza: il film fa apparire Idgie e Ruth semplicemente come amiche del cuore.L'edizione in dvd del film ha un commento audio in cui il regista riconosce questo fatto, ma sostiene che una scena in cui le due donne hanno un litigio col cibo era intesa come una metafora del fare l'amore fra le due.
Eh? Potere della semiotica.
Alla fine del romanzo c'è la ricetta dei pomodori verdi fritti. Li voglio.

mercoledì 7 dicembre 2011

La felicità è un abominio

in foto, un auspicio.

Per chi come me non ci si fosse mai imbattuto prima, su Il Foglio di Giuliano Ferrara esiste una rubrica umoristica intitolata Preghiera. Ci scrive un buffo signore di nome Camillo Langone.
Il buffo signore qualche giorno fa citava il Levitico disquisendo di cantanti gay e felicità. E questo non può che essere senso dell'umorismo. Chi conoscete voi che citerebbe seriamente il Levitico, andiamo.
In poche righe una sfilza di battute, da l'omosessualità è un'offesa alle donne a Tiziano Ferro è inascoltabile perché dichiara "ho un fidanzato e sono felice".
Non so la vostra, ma la mia omosessualità è piuttosto una venerazione delle donne e Tiziano Ferro è inascoltabile ai più per motivi un po' più pertinenti all'orecchio musicale. Per me lo è giusto la canzone che da il titolo al nuovo album (Rai che ritiri i video da YouTube, ti odio)... una noia mortale! Tutto il resto mi sembra piuttosto orecchiabile, ma non ne vado fiera.
Langone, su Tiziano un po' uno spirito di patata, ammettilo.
Molto meglio Spinoza.it: Tiziano Ferro: "sono fidanzato e sono felice". "Ok, ma io ero venuto per la caldaia".

lunedì 5 dicembre 2011

Quelle due

Immagine presa qui.

Mi devo confessare. 
Alcuni di voi sanno che ho tenuto per tanti anni (e in città diverse) un poster di Audrey Hepburn sulla parete, un'immagine tratta da Colazione da Tiffany di dimensioni davvero mastodontiche, una posa che ho anche replicato più volte, divertita, in fotografie più o meno amatoriali. 
Ebbene: io Colazione da Tiffany non l'ho mai visto. A dispetto del poster che ha abitato la mia parete (e che ora riposa educatamente ripiegato), a dispetto della mia passione per il cinema classico americano, a dispetto anche della più semplice curiosità. E dire che ce l'ho lì, non ho proprio scuse.
La prima volta che ho visto la signora in movimento è stato solo qualche settimana fa, in Quelle due (titolo originale The children's hour), film del 1961 di William Wyler (regista di Ben-Hur e Vacanze Romane). 
Il film racconta la storia di Karen e Martha, che dirigono una scuola privata femminile, la cui vita viene sconvolta quando una loro studentessa, per vendicarsi di una punizione, mette in giro la voce che tra le due ci sia più di una semplice amicizia. Nonostante Karen sia in procinto di sposare Joe, suo fidanzato da lungo tempo, l'accusa di omosessualità si diffonde velocemente nel paese e le studentesse vengono ritirate dalla scuola. 
Benché i termini gay o omosessuale (men che mai lesbica) non vengano mai pronunciati, il film è più esplicito di molte pellicole anche successive a livello temporale, coraggio probabilmente giustificato dalla condanna morale che si stende dal principio sulla vicenda e sull'effetto distruttivo che la sola accusa comporta sulla vita delle due donne. 
Rimane comunque sorprendente che nel 1961 sia stato girato un film simile, che parla in qualche modo di omosessualità e racconta le reazioni ostili di una società non troppo lontana da noi. 
Quelle due è, oltretutto, veramente ben fatto. Se avete dimestichezza con le tecniche e i tempi del cinema classico, non potrà che piacervi.

giovedì 1 dicembre 2011

Rosalinda, perché?

In foto, RosaLindo. Scusate, io e Etwas siamo sceme.

Due giorni fa è passata a casa una mia collega dell'università per finire una presentazione. Mentre preparo il caffè la sento rispondere ad un manifesto appeso da poco in cucina: no, io non la conosco una lesbica famosa..Ce ne sono? E valle a spiegare di Gianna, che però si dichiara pansessuale. No, non i cavalli, solo tutti i sessi..umani...maggiorenni..ammesso che "transessuale" si possa definire terzo sesso, collega. Ma non addentriamoci troppo, che dopo il caffè si deve studiare. Ecco però, collega, è possibile che a giorni la figlia di Celentano ci dica qualcosa in proposito, visto che l'hanno paparazzata mentre baciava una donna.
Ora, Rosalinda, perché già il giorno dopo tu ci devi far fare queste figure di merda? Perché mi costringi a spiegare l'effetto poiana all'unica collega con cui ho socializzato in sette anni di università? A dirle che tu non sei coscientemente lesbica, sei solo discretamente disturbata, e che non sempre i cliché che tanto amiamo noi Krisbian, sono affidabili. Rasatura, questa volta mi hai deluso. Alle volte, come molti tagli di capelli, sei solo esternazione di un malessere interiore.

mercoledì 30 novembre 2011

This month, day 30th

Immagine presa qui.

In questi giorni non riesco a fermarmi un attimo, non ho il tempo per riflettere sulle cose e mi limito a rimbalzare da pagina web a pagina web, accumulando notizie. Ve le riporto quindi così, in ordine sparso, scegliendo arbitrariamente soltanto quelle che mi hanno fatto sorridere.

1. Post di The most cake sull'equazione cambiamenti fisici + ruolo gay = oscar.
2. Napoli istituirà il registro delle coppie di fatto (anche gay).
3. Una foto di Winona Ryder, che fa sempre bene al cuore:

Immagine presa qui.

4. Nell'ultima puntata di How I met your mother, ennesima avance di Lily a Robin. Purtroppo non si trova il video su youtube, quindi in sostituzione riguardiamo questo fantastico momento:




5. Peep tweets su quello che ci aspetta dalle prossime puntate di Pretty Little Liars, nonché trailer della winter premiere.
6. Tutti pazzi per amore: big deal. Lasciamocelo raccontare dalle autrici di Diversamentetero, che sulla visibilità lesbica possono fare lezione.
7. Simpatico tumblr sulla moda lesbica, dalle femme alle butch passando per tutte le sfumature intermedie. Simpaticamente pieno di maglioni in lana simil-norvegesi (io ce l'ho già, e voi?) e foto di Ellen Page.
8. Dall'1 al 4 dicembre si terrà il Bari queer festival, promosso e finanziato dalla regione Puglia (attraverso il bando Principi Attivi 2010).
9. Un riccio si fa il bagno con tanta schiuma: i mali del mondo possono essere accantonati.
Cheers!

lunedì 28 novembre 2011

I cannot change it but time will

Immagine presa qui.

Il tempo passa davvero, più in fretta di quanto si pensi, e cambia le cose. 
E' uno dei pensieri più rassicuranti che conosca, l'idea che il tempo non si accordi coi nostri accidenti e si limiti a scorrere, uguale  ed impietoso, anche se ce ne rendiamo conto sempre a cose fatte e  raramente durante il loro processo. Ad un certo punto ci guardiamo indietro e ci rendiamo conto della differenza tra i termini di confronto.
E' l'effetto che mi ha fatto vedere Lo schermo velato (pessimo titolo italiano per l'originale inglese The celluloide closet), documentario del 1996 sulla visibilità gay nel cinema (quasi esclusivamente americano), costruito su interviste a personaggi gay, attori che li hanno interpretati o sceneggiatori che li hanno scritti, affiancate ad innumerevoli spezzoni di esempio che vanno da Stanlio e Ollio a Miriam si sveglia a mezzanotte, passando per Ben Hur, Rebecca e tutti i film che hanno saputo mascherarsi e sopravvivere alla censura del codice Hays.
L'excursus storico è il motivo che mi ha spinto a guardare il documentario, quello che mi ha colpito di più a fine proiezione però non sono state le immagini in bianco e nero, ma i commenti delle persone intervistate che spiegavano come ancora nel 1996 i gay non esistessero nel cinema, come i messaggi fossero velati e da decifrare, come il pubblico gay bramasse una rappresentazione.
Certo, sono passati quindici anni, ma è una constatazione che fa effetto, perché per quanto sia vero che ancora non è abbastanza, per quanto ancora, soprattutto in questa casa, ci lamentiamo dell'effetto poiana, adesso Rai1 trasmette Tutti pazzi per amore, con un personaggio lesbico che discute col protagonista di quanto sia "bona" Sharon Stone (un po' démodé, se devo dirlo).
Si tratta di un bel cambiamento, anche se, allenati da decenni di mascheramenti e codificazioni, ancora stiamo lì a cercare la verità dietro un modo di muoversi o una battuta di dialogo.
E spesso ci prendiamo anche.
Vero, Kristen?

venerdì 25 novembre 2011

How to be a dyke, lesson one


Foto presa da qui


Questo post è tratto da una storia vera.
Ho un'amica, chiamiamola Gaia (no, non è questa Gaia). Gaia è lesbica e da diversi anni porta i capelli corti (decisamente corti) che, sicchè beata lei è dotata di un minimo di manualità, si taglia da sola. Una mattina arriva il consueto appuntamento con la regolatina delle punte, ma quella mattina, purtroppo, Gaia ha troppo sonno per rendersi conto di quello che sta combinando e dove lo sta facendo. Allora Gaia fa un buco. Siccome i buchi, quando i capelli di base sono corti in partenza, è difficile dare una sistemata, Gaia decide di affrontare la situazione con un cipiglio denso di coraggio: prende in mano la macchinetta per rasare i capelli, la setta su un onorossimo 5 mm, e trasforma il danno in una cresta molto molto hip.Ora, questo accadeva un martedì (mi pare).
Il venerdì della stessa settimana Gaia e la sua acconciatura sono uscite per andare a ballare, e sapete cosa è successo? Gaia ha rimorchiato, è stata fotografata per immortalare tutta la sua dykness, Gaia è stata una perfetta lesbica, quella sera. Cosa ci insegna la storia di Gaia? Che talvolta essere stereotipo paga. Prendete queste due ragazze:



Link! Link!


Sono lesbiche, nevvero?
Errore!
E' solo il taglio di capelli che trae in inganno.
Ora, se non avete nessuna intenzione a- di rasarvi i capelli b- di tatuarvi c- di farvi dei piercing in tutta fretta e d- diventare vegetariane (controindicazioni, nell'ordine a- quando ricrescono ve ne pentirete. giuro. Niente è peggio di un taglio asimmetrico che cerca di tornare pari. Solo la nuca rasata è indolore. b- non ci sono controindicazioni c- restano i segni, eccome d- come lo dimostrate? ) quello che dovete fare per attirare l'attenzione di altre lesbiche è vestirvi da lesbiche.
I am a cliché I am a cliché! I am a cliché I am a cliché ! I am a cliché you've seen before!I am a cliché that lives next door!I am a cliché,you know what I mean, I am a cliché pink is obscen!
Ecco una rapida guida per vestirvi come si presuppone si vesta una lesbica incallita, e tornare a casa in compagnia di venerdì sera: (i collage li ho fatti tutti io con polyvore e poi ritagliati col mio nuovo amico, il comando "ritaglia" di anteprima)
Ovvio, no? La canottiera. Cosa c'è più da lesbiche di una sana, bianca canottiera? Perfetta per mettere in mostra i tatuaggi di cui sopra. Economica, utile in tutte le stagioni, tinta unita o righe. La canottiera è un evergreen che non delude mai.
Camicia, ma come da foto, non una camicia qualsiasi. Che sia a quadretti o meno, la camicia deve avere un taglio maschile. Quindi niente sciancrature, linee che seguono i fianchi, colletti arrotondati, maniche arrotondate, colori pastello: siete lesbiche, ricordate?
La camicia è da tenersi aperta sulla vostra canottiera d'ordinanza.
Per evitare con cura la pleurite: blazer, maglioni, felpe.Il blazer sopra la camicia anche no, potreste sembrare delle impiegate che hanno staccato tardi. Blazer sopra canottiera? Perfetto!Maglione da uomo/ragazzo/ nonno sopra maglietta o canottiera, felpa sopra canottiera, da levarsi con unico pratico gesto. Roar.
Pantaloni e scarpe: con cosa stanno tanto tanto bene le canottiere i blazer? Con quei pantaloni assassini chiamati anche skinny, quelli che quando ve li levate avete il segno della cucitura lungo tutta la gamba. Su su, niente lamentele: volete portare a casa, no?
Scarpe: piatte. Lapalissiano. Stringate, creepers, plimsoles, stivali. Piatte.

Capitolo accessori: l'ideale sarebbe riuscire ad incastrare tutto nelle tasche dei vostri pantaloni. In alternativa (è un'arte non facile da maneggiare) potete ricorrere a delle borse (come da foto) degli zaini (come da foto), o dei marsupi (opzione non prevista su poly7ore, chissà perchè).Sciarpe da avvolgere intorno al vostro diafano collo, bracciali (rigorosamente senza fronzoli), anelli grossi ma semplici, per mettere in risalto le vostre manine (ci siamo capite), matita per occhi per dare profondità al vostro sguardo da swagger, ed infine cappello.
Due tipi di cappelli, e due differenti motivi per indossare un cappello: motivo uno, se per strane congiunzioni astrali i vostri capelli quel dì fanno schifo e non c'è modo di smuovere la situazione, il cappello accorre sempre in vostro aiuto. Motivo due, capello come stratagemma per attirare l'attenzione: possono rubarlo per attirare la vostra attenzione (true story) o bussarci sopra per attirare la vostra attenzione (true story), o potete fare voi lo stesso con il cappello di qualcun'altra.
Completate il quadro con un'aria vagamente scazzata, (Gaystew insegna), bicchiere in una mano e aria da bella tenebrosa. E' venerdì, ragazze: some people call it a one night stand, but we can call it paradise.


Piccola postilla autoreferenziale: Amica che il 4 dicembre 2009 hai commentato questo post dicendomi: "te finisci a fare marketing :D" e ti sei firmata "Fra" volevo dirti che ci hai preso in pieno! Scrivimi, che ho bisogno di altri consigli per il futuro!

mercoledì 23 novembre 2011

Misfits


Cast originale, foto presa qui.

I telefilm inglesi mi hanno cambiata. O meglio, i telefilm inglesi sugli adolescenti mi hanno cambiata. 
Devo ammettere di essere partita decisamente prevenuta sia rispetto a Skins che a Misfits, ma poi, dopo averli visti, non sono più riuscita a guardare i telefilm americani (90210, Pretty little liars, Gossip girl, Glee, e tutti gli altri) con gli stessi occhi. Non che siano fatti meglio, o scritti meglio, non è una questione strettamente qualitativa, ma sono privi di una patina moralizzante e in qualche modo educativa a cui i telefilm d'oltre oceano non riescono a rinunciare (nemmeno nel rifacimento di Skins).
Poi, che questo sia un bene o un male rimane da decidere singolarmente, e personalmente la risposta varia da serie a serie, da episodio ad episodio. 
Parlando di telefilm inglesi, recentemente su Misfits è successo questo:

Foto presa qui.

Piccola storyline lesbica ancora da definire, perfettamente adattata alla fisionomia del telefilm e quindi vagamente poco credibile ma piuttosto divertente, interessante soprattutto perché scavalca interamente la problematicità dell'essere omosessuali a favore di una riflessione su una rinnovata questione femminile e sulla percezione del corpo della donna. 

lunedì 21 novembre 2011

Rumor has it




Le prime puntate di Glee le ho amate moltissimo e senza riserve. Poi l'entusiasmo è scemato. Poi è diventato noioso. Poi è diventato High School Musical. Poi hanno bistrattato il Rocky Horror Show, e non si fa. Poi è diventato una versione canterina di Settimo Cielo. Poi io ho cambiato telefilm, e Glee è andato avanti senza di me.
Il grande, grandissimo demerito di Glee è aver preso il musical, una cosa universalmente meravigliosa e priva di noia, e averlo fatto diventare una torta malriuscita in cui senza nessun motivo apparente i personaggi iniziano a cantare e a ballare kumbaya come se fossero costantemente sotto acidi.
Questi sono musical, e certe puntate di Glee ne son state belle lontane.
Grande merito di Glee, invece, è quello d'esser stata sempre una serie non gayfriendly, ma di più, decisamente oltre. Dal personaggio di Kurt, portato avanti dalla prima puntata della prima serie alla storia di Santana e Brittany, iniziata in sordina ,e poi, come qualsiasi cosa lesbian-related esplosa fino a diventare un fenomeno di proporzioni gargantuesche, Glee è un telefilm che s'impegna e si schiera.
Questo non lo salva da tutte le sue grosse pecche, eh: è un telefilm, dovrebbe essere fatto bene, non un accozzaglia di videoclip montati in base alla popstar in voga il tal momento o girati intorno a tal fenomeno di costume x (e potrei aggiungere, anche, che far recitare la parte dei diciassettenni a gente che ha dieci e più anni è una pratica che andrebbe abolita, si vede che sono “vecchi”), però di fronte alla bella, toccante puntata andata in onda questa settimana devo accantonare tutte le mie riserve ed ammettere: Glee, sull'affaire dell'outing di Santana hai fatto proprio un bel lavoro.Vale lo stesso principio di quanto enunciato per Empress of the World: la sperduta ragazzina in Michigan con una cotta per la sua migliore amica. Perciò,anche se non mi piace e spesso mi fa dormire, e altre incazzare per quanto riesce ad essere banale, noioso e raffazzonato, non posso negare l'utilità di Glee.
Anche un po' a malincuore.

Miscellanea:

Trailer italiano per Uomini che odiano le donne, Fincher's edition (grazie Michele).
Domani 22 novembre, ore 20.30 in Bocconi (the place to be) proiezione di Diversamente Etero. Tutti i dettagli qui.
Iniziare bene la settimana: Ellen Degeners e Breaking Dawn, gaystew, un gufo!



Bye bye, birdie.

giovedì 17 novembre 2011

Unbearable lightness

Foto presa qui.

Ultimamente leggo molte biografie. Non so perché non riesco a trovare un romanzo che mi soddisfi e allora mi riverso nei retroscena della vita di personaggi più o meno famosi. Devo anche notare che buona parte di loro sono in inglese, non so se sia perché il mercato editoriale italiano non condivide con me questa passione o perché sono più interessata a personaggi esteri rispetto a quelli autoctoni.
Fatto sta che grazie ad E. in questi giorni sto (finalmente) leggendo Unbearable lightness di Portia de Rossi che, non è un mistero né uno spoiler, racconta principalmente della sua anoressia e del tormentato rapporto con la sua omosessualità. Il libro è piacevole e ben scritto, pur causando una costante sensazione di dispiacere per come una ragazza (e, prima ancora, una bambina) possa costringersi ad un circolo vizioso e senza fine di anoressia e bulimia. 
Ricordo perfettamente come, ormai una marea di anni fa, aspettavo le puntate di Ally McBeal e l'apparizione nella scena Nelle Porter, e leggere come si sentisse Portia prima (e dopo) di indossare crocchia e completo è piuttosto destabilizzante.
Leggerlo dopo A thing of beauty, tra l'altro, è particolarmente interessante perché mi permette di mettere a confronto due periodi differenti del "mondo della moda" e soprattutto i suoi opposti, da un lato una Gia superstar, desiderata da tutti, capricciosa e fuori dalle regole, dall'altro Portia come modella "ordinaria" costantemente tesa ad una realizzazione mitica e irraggiungibile, intimamente convinta di non meritarsela, di non essere all'altezza, e quindi disperatamente impegnata a rispettare le abitudini e le regole di quel mondo nella speranza di farne parte. 
Ora, come questa donna:
possa non piacersi rimane al fuori dalla mia comprensione, ma tant'è.
Gli aneddoti sulla sua omosessualità sono, invece, decisamente più divertenti e dal sapore vagamente ingenuo (nella prima parte, per lo meno), come quando ammette candidamente di aver capito solo a ventiquattro anni che non per tutte le ragazze il massimo del divertimento consisteva nell'ubriacarsi e baciare le amiche in discoteca. 
Insomma, voi che abitate in Inghilterra non avete scuse, e per chi come me sta in Italia: abbiate fede, avrete anche voi una E. che può prestarvelo (e in alternativa esiste sempre Amazon).

In aggiunta, la mia amica E. ha anche pubblicato su Women Mag di Novembre un'intervista a Annie Salzman-Pini e Micaela Pini, coppia lesbica milanese (sposata a Boston), che ha fondato Famiglie Arcobaleno (hanno infatti due bambini).
Potete leggerla qui

lunedì 14 novembre 2011

Empress of the world


La mia passione per tutto quello che è adolescienzial-americano ogni tanto sconfina dai film per riversarsi anche nei libri. Giusto ogni tanto perché, come potete immaginare, se accedere a un film è una passeggiata, accedere a un libro comporta almeno una settimana di attesa su amazon.
Quand'ero adolescente anche io, ho letto Scusate se ho 15 anni (ne abbiamo parlato qui).Svariati anni dopo, con l'adolescenza alle spalle da un pezzo ho letto Empress of the world che è collegato al libro di Zoe Trope in un modo che ricorda molto la famosa chart di L World.
Non vorrei tornare adolescente manco per sbaglio. Pochi soldi e zero responsabilità, molta scuola, un sacco di pizzo, niente internet se non una risicatissima connessione a 56 k. E poi, l'adolescenza nei film/telefilm/ libri americani è tutt'altra cosa: è un periodo lunghissimo, fantastico e dilatato, in cui ti succedono un sacco di cose molto adolescenziali (prom vari, cheerleader, corsi estivi, gare di popolarità, lezioni canterine, divise scolastiche, gare di atletica,sleepovers, club scolastici e via dicendo) e alla fine ti ritiri la tua cameretta deliziosamente arredata e corredata di muri dai colori sgargianti a raccontarle tutte al tuo diario rosa.E' quello che è capitato anche a voi, non è vero?
Ecco, quindi: se non vi è successo ma anche voi volete la vostra dose di adorable lesbian's teen drama, leggetevi Empress of the world. Cito dalla quarta di copertina: what do you do when you think you're attracted to guys, and then you meet a girl who steals your heart?
La trama, potete ben immaginare, non è nulla di sconvolgente: ragazzina molto intelligente (ergo un filino emarginata) va in campo estivo per ragazzi molto intelligenti, trova una ragazzina molto intelligente e altrettanto bella, diventano molto molto amiche, non è difficile immaginare che l'amicizia sconfinerà in un territorio inesplorato, segue finale che non vi svelo, segue seguito uscito nel 2007 che non ho ancora letto. Ora, se la trama non è per nulla groundbreaking, perché mai ve lo sto consigliando?
Perché è un bel libro, scritto bene e scorrevole, schietto e senza retorica, con dei personaggi credibili, che fanno cose credibili e si comportano in modo credibile, senza grossi colpi di scena (indubbiamente), solo una bella storia raccontata bene, che se l'avessi letta quand'ero adolescente per davvero mi avrebbe messo di buon umore e, perdonatemi l'affermazione lievemente patetica, scaldato il cuore. E' uno di quei libri che devono esistere, è giusto che esistano, per far sentire la ragazzina del Michigan con una cotta per la sua migliore amica un po' meno sperduta e sola, e sarebbe bello venissero pubblicati anche qui in Italia perché, anche se è vero che internet ha reso il mondo un po' più piccolo e agevole, there's more to life than books, you know. But not much more, not much more.
Cose a caso per iniziare bene la settimana:
-Girlsnite sito per noleggio/ vendita di film rigorosamente a tematica lesbica. Vere perle in catalogo, come ad esempio il film tratto da Carmilla the lesbian vampire o Gasoline (nientemeno che l'italico Benzina)
-Gaystew funtime! Speak like Kristen Stewart.
-Trailer del nuovo film di GayStew, Snowhite and the Huntsman
-Cose che si scoprono grazie a imbd: Fucking Amal, Show me love per il mercato anglosassone, vede nella colonna sonora omonima traccia cantata da una giovanissima e molto molto tamarra anni '90 Robyn. Correva l'anno 1998 e la ragazza già ci voleva bene.
-Cose che mi lasciano un po' perplessa: collezione di HM ispirata al remake americano di Uomini che odiano le donne. In pratica i soliti abiti della collezione Divided ma a un prezzo maggiorato. No grazie.
-Cose interessanti: post di Autostraddle sull'abc sesso fra donne.
-Cose che non vedremo mai e dunque rattristiamoci: You and I, film sicuramente succosamente trash tratto girato nel 2008 e mai distribuito. Dolore, grande dolore!

venerdì 11 novembre 2011

Lesbians are forever

Foto e fonte: Autostraddle.

Domanda da un milione di dollari: perché una coppia gay o lesbica vuole sposarsi?
Lo hanno chiesto Third Way e Grove Insight alla popolazione americana, scoprendo che ancora la buona parte è convinta di una insita differenza tra coppie etero e coppie gay. In base alle risposte ottenute, infatti, un uomo e una donna si sposerebbero per dimostrarsi amore reciproco e impegno nella relazione mentre una coppia gay o lesbica cerca di raggiungere diritti e/o benefici economico-giuridici. 
Insomma, convinti che le campagne condotte fino ad oggi, che puntavano sull'aspetto logico-razionale della questione, non siano riuscite ad andare a segno, un gruppo di politici di Washington ha pensato ad una campagna intitolata The commitment campaign che dovrebbe mostrare come anche i gay possano avere relazioni serie e motivazioni sentimentali per volersi sposare. 
Benché Autostraddle, su cui ho trovato la notizia, si schieri senza riserve contro questa campagna, inventando degli esilaranti cartelloni pubblicitari che rispondono all'idea di base (e vi consiglio proprio di andarveli a vedere), io devo ammettere di non vedere la questione in maniera così negativa. 
Per quanto sia ovvio che non può esser l'unica maniera di comunicare, è altrettanto indubbio che se una coppia vuole sposarsi esiste alla base la volontà ad impegnarsi reciprocamente. Per lo stesso motivo trovo sterili le accuse di eteronormatività del messaggio o le critiche al fatto che il target di riferimento siano gli eterosessuali e non le persone gay (è una questione di numeri, se vuoi che la legge passi, devi far si che votino a nostro favore anche loro).
E chissà che un po' di autoironia non possa farci bene. 

mercoledì 9 novembre 2011

This ain't science fiction


La foto è presa da qui

Avere uno stipedio, se hai le man bucate, può rivelarsi molto controproducente. vai a fare la spesa munita di lista e di fidanzata che non ha le mani bucate, superi indenne il reparto birre, gli invitanti scaffali ricolmi di olive e gli hambuger di soia surgelati che costano come un filet mignon, arrivi alla cassa dicevamo, e lì, che ti guarda ammiccando dalla copertina di Gioia in minigonna, c'è Kristen Stewart. Che fai, costa un euro, la lasci lì? In più la copertina millanta anche un articolo intitolato uomini che odiano la donna di Stieg Larsson veramente lo vuoi lasciarelì? Costa un euro, per dyo! Ora lavori! Ovviamente l'ho comprato.
Ah, Kristen Stewart, gaystew per le amiche. Una si dimentica della sua figura e di tutto quello che comporta e poi, bum! Torna su tumblr, cerca gaystew, e fioccano link come neve a Natale, e all'improvviso ti ricordi tutto: le scenette con Dakota, i meravigliosi meme, le pose e gli abiti improbabili, le fan che ne sanno una in più del diavolo. Non vi ricorda qualcosa?
Si fa accenno ogni due righe alla (presunta? confermata?) relazione con Rober Pattison ma del fatto che la ragazzina sappia perfettamente che cosa sia una krisbian nemmeno un accenno.
E' strabiliante e non voglio certo gridare al complotto, ma la vicenda di Ellen Page qualcosa ci ha insegnato: gay people know when other gay people are gay. I don’t know why or how, but we do. If you’re a gay celebrity, we know you’re gay. Ricky Martin being gay isn’t news. Ricky Martin coming out, on his own, to say that he’s gay, kind of is. (autostraddle)
E' una mera questione di ermeneutica: ci sono dei simboli, li raccogli, tracci un percorso.
Ci sono dei simboli, li raccogli, tracci un percorso.
Che poi sia gay o meno, poi, chissenfrega. Ma almeno non facciamo finta che sia la nuova findanzatina d'America tutta in brodo di giuggiole perchè sta per partorire un incrocio fra un vampiro e un'umana (puah non ce lo vogliamo aggiungere? E' la trama di Alien, in pratica!)



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