martedì 1 febbraio 2011

Io se fossi Dio maledirei davvero i giornalisti e specialmente quelli di Libero

Come da titolo, canzone consigliata per questo post Io se fossi Dio, del signor G.

Questo post arriva un po' in ritardo rispetto al senso di nausea che lo aveva ispirato, ma ve lo propino ugualmente.
Se nelle ultime settimane vi è capitato di leggere Gay.it o Queer blog.it (do per scontato che se vi piacciamo noi, non leggiate Libero) saprete già tutto dell'ultimo passatempo del quotidiano Libero, dopo la caccia alle case di Fini: dagli all'untore gay alla Statale di Milano. Per coloro ai quali invece tutto questo risultasse nuovo (buon per me e per il mio post tardivo) ecco un breve (non ci contate) excursus storico della vicenda: primi di gennaio, Gay Statale, il collettivo universitario lgbt della Statale di Milano, inizia la promozione di un laboratorio dal titolo Omosessualità-Un mondo nel mondo. Una cosa seria: una lezione ogni giovedì da gennaio a marzo, 11 relatori scelti tra docenti universitari, giornalisti, sociologi, storici, giuristi e personalità di spicco del movimento lgbt, 3 crediti formativi conseguibili con la stesura di un elaborato finale su uno dei temi trattati. Lo scopo, combattere l'omofobia con la conoscenza. Far conoscere, quindi, la cultura omossessuale, la teoria queer, la questione di genere, la situazione politica e giuridica dei diritti civili, per combattere luoghi comuni e diffidenza che, come si sa, spesso sfociano in episodi di violenza da cui il mondo universitario non è immune.
Contestualmente alla pubblicizzazione dell'evento, Libero parte all'attacco con titoli e articoli che fanno sorgere il dubbio che più che essere stronzi, non abbiano proprio capito di cosa si stia parlando: corso di alta froceria, no, Guida al corso di barzellette sui gay, o ancora all'università insegnano a fare gli omosessuali. Questo è un assaggio dei toni alla vigilia della prima lezione.
20 gennaio, il corso ha inizio. un centinaio abbondante gli astanti, tra studenti iscritti al laboratorio, me compresa, e semplici interessati di ogni età. Come si scoprirà poi il 22 gennaio, tra i presenti anche Carla Giordano, un'infiltrata di Libero.
Ma prima dell'accurato resoconto di Carla, Libero non si fa mancare il dossier scoop! Scandalo alla Statale di Milano, erotomani gay tra cui anche docenti gay fanno sesso gay nei bagni della facoltà. gay. Gliel'ha detto un ragazzo etero che poi gli ha chiesto di filmarlo mentre si masturbava nei bagni delle donne. Chi siamo noi per mettere in dubbio l'attendibilità delle fonti? E poi prima, prima del ragazzo e delle sue proposte, il giornalista in quei bagni aveva sorpreso una coppia intenta a fare sesso, e prima prima, su un pianerottolo, c'era un signore sospetto che leggeva il giornale guardingo. Chi o cosa aspettava? Insomma alto giornalismo d'inchiesta.
E ora torniamo a Carla e al suo articolo Corso di omosessualità, foto di frustate e discorsi sconci. La cosa che mi ha fatto più incazzare di questo pezzo, più dei contenuti che rivelano quanto la poverina si sia annoiata ad una lezione universitaria di sociologia, è proprio l'aver scoperto, dopo aver immaginato la mano di un uomo sulla tastiera nella redazione di Libero, che la mano era quella di una donna. Non voglio fare la femminista perché non ne ho la cultura, ma purtroppo il mio cervello non aveva concepito che a sminuire il lavoro della professoressa Sassatelli, docente, sociologa e relatrice della suddetta lezione, potesse essere un'altra donna. La signora Giordano, che amo immaginare nascosta tra i banchi a ridacchiare come alle scuole medie delle slides proiettate, racconta una lezione confezionata per solleticare i bassi istinti dei folkloristici gay in sala, con foto di uomini nudi e termini sconci. La lezione a cui ho assistito io introduceva il concetto di genere e ne spiegava la differenza con l'orientamento sessuale. Passava poi ad analizzare alcune pubblicità, col supporto delle slides incriminate, per dimostrare come gli stereotipi, sul vero maschio o la vera famiglia italiana, per fare due esempi, siano sfruttati persino per vendere un prodotto. Così una crema autoabbronzante può utilizzare la fissazione degli uomini per il pene grande fotografando dall'ombelico in giù un uomo palestrato con un flacone di crema nello slip e sovrapponendoci la scritta fake it, appunto: fingi il pacco e l'abbronzatura. Ma tutto questo discorso la Giordano deve averlo sentito in lontananza, intenta com'era ad individuare tra il pubblico i personaggi più stravaganti per il suo resoconto, e sintetizzando con un acuto certo la scusa era quella di parlare dello stereotipo della maschilità, ma intanto tutti si leccano i baffi.
Orwell nel suo 1984 ipotizzava gli slogan di un potere che si fondava sul rovesciamento della realtà: la guerra è pace, la libertà è schiavitù, l'ignoranza è forza. Oggi viviamo in una società alla rovescia, con un giornale per cui un signore che legge un quotidiano in un'università è un maniaco sessuale, mentre un altro signore che intervista un ragazzo mentre questo si masturba è un giornalista. Un giornale di servi che si fa chiamare Libero.

7 commenti:

usadifranci ha detto...

ma stiamo scherzando???
io non ne sapevo nulla di nullissima...
o_O

sono sempre più basita davanti a certa genialità...

Anonimo ha detto...

adoro il tuo blog.

Geco(l'amica della rana) ha detto...

Anonimo, grazie! In realtà non posso prendermi tutti i meriti perché siamo in 3 in questo blog e io sono quella che ci scrive più raramente.. ;)
Franci, bravissima, leggi solo noi, così almeno mi sento utile!

michela ha detto...

Direi che al titolo del giornale manca l'appendice: Libero (di sparare ca**ate!)
non mi stupisco che anche la povera Ilda la rossa sia diventata uno dei target ufficiali del quotidiano.
Sarà un piacere immenso veder crollare il castello dei cortigiani del berlusca a meno che non si sveglino in tempo per riciclarsi!
grande intervento,
saluti

Gaia ha detto...

Ma crollerà questo castello? Io ne dubito fortemente...

Mary ha detto...

Dovrei far leggere il vostro post a mia nonna, che il Libero lo segue come un vangelo. Quello, e Emilio Fede.
E poi, poverina -mica colpa sua- ci crede pure.

Geco(l'amica della rana) ha detto...

Mary, no, che vergogna, l'ho scritto troppo scurrile!
Michela, grazie..
Gaia...temo anch'io che il castello usi la merda di B. come cemento armato per muri di cinta...