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mercoledì 11 gennaio 2012

I like girls because breasts





Il sonno della ragione genera miscellanee:

Autostraddle sul possibile coming out di Gaystew

Afterellen e il casting per il cast di The Real L Word tre. Perplessità

Shit straight girl say to lesbian: uno, e due

Nuova iniziativa italiana: diversamente uguali.

E' riniziato Pretty Little Liars e per ora è noiosissimo. Però potrebbe tornare Maya, l'amichetta di Emily. ah beh, allora tutto perdonato.

Harmony in salsa lesbica, Tierra de Lobos

via Soft Revolution is pornography draving men crazy?

Tavi ha intervistato David Sedaris. La odio (con molto affetto però).

Sempre da Rookie, girl first kiss  (è impossibile odiarla, in pratica)

Sito interessante, Jezebel

Telefilm da guardare, two broke girls (grazie acrobat)

Antonella lo Coco su Afterellen. Tremate.

Tumblr: girls in underwear

Oh, un porcellino d'india!


venerdì 23 dicembre 2011

How to be a dyke, lesson two: femme, femme, femme!



Sottotitolo strappalarime cum citazione: i am a human and i need to be loved, just like everybody else does.
Sapete, quando ho scritto questo post io ho mentito. Io non ce l'ho quel physique du role lì, non ho la faccia adatta.La settimana passata il capo supremo mi ha detto che sembro una miniatura degli anni '20. Non credo d'avere questa faccia qui, ma dopo esser stata paragonata anche a Coraline non mi stupisco più di nulla. Per farla breve, non possiedo di certo la tanto fantomatica faccia da lesbica. Anzi, potrei tranquillamente esserne considerata l'antitesi. E' per questo che scrivo questo post, care amiche. L'alternativa per spiccare fra i papaveri alti alti alti non è fingervi un papavero, ma vestirvi da peonie. Al bando i termini medi tanto cari all'ermeneutica: esasperate, esasperate, esasperate!
Dalla punta dei capelli arrotolata in bigodini alla punta dei piedi laccata di rosso, femme-femme-femme!

Una femme che possiamo trovare ovunque nonostante i dubbi talenti, Amber Heard:



How to dress like a femme, versione esasperata e stereotipata da somministrarvi a piccole dosi. (immagini da Polyvore, con l'ausilio di control k, la mia scorciatoia da tastiera preferita)



Punto primo: la gonna. Non una minigonna, non robetta di jeans raffazzonata e inguinale, ma una bella gonna la ginocchio, ampia, magari a pieghe, magari con una bella stampa floreale, ancor meglio in pizzo. Se loro avevano la canottiera come totem, voi avete la gonna. Chiaro e semplice.



Cose da abbinare alla gonna: twin-set alla Bree van de Kamp, bluse di seta, in pizzo, camicie con maniche arrotondate, peter pan collar come se piovessero.




Meglio della gonna, meglio di qualsiasi camicietta in pizzo: vestiti. vita segnata, gonna ampia, tessuti sopracitati. Lunghezza al ginocchio, che siete signorine bene.



Accessori: lapalissiano, tacchi. Concesse le ballerine, Audrey insegna. Borsette piccine picciò, rossetti rosso fuoco, leziosi cappelli e ancor più leziosi gioielli, fiocchi., sorriso a trentadue denti.Portasigarette, nel caso di vizio.
Uscite e splendete, peonie!


E ricordate:
 

Prossima (ed ultima) puntata, il connubio: Tomboy femme.
E nel frattempo, Buon Natale!




lunedì 19 dicembre 2011

Billy, don't be an hero


La foto di Ellen Page in Super l'ho presa da qui

Questo post non sarà particolarmente sulla notizia perchè la notizia (o meglio le notizie), sono se non della scorsa settimana ben più vecchie, ma hey, la scorsa settimana a me funzionava un occhio su due, facciamo che va bene lo stesso?
Non poter leggere/ usare il pc/ nemmeno riuscire a guardare lo schemo è una bella rottura. In compenso ho pensato tantissimo, giusto per tenermi compagnia. E ascoltato molto, video che non potevo vedere. Tipo questo.
Che poi ho visto.
E forse era meglio se avessi continuato a farmi leggere le notizie del giornale da the frog.
La prima considerazione che mi viene da fare è che la Bachmann non sembri ne così sorpresa, ne così sconvolta come ci piacerebbe pensare. Ovviamente è basita ( f4 basita, per gli intenditori), ma questa è un'ovvietà . E poi, cosa avrebbe dovuto dire: ta ghe resun bagaet, mo la smeto?*
A me spiazzano anche i bambini che mi chiedono: perchè regali le caramelle? E le caramelle non sono nemmeno un argomento che mi sta così tanto a cuore. In seconda battuta, gran tristezza la madre che lo spinge e lo incalza. Non che la Bachmann non si meriti qualcosa di più di un calcetto nei denti,  ma mi piacerebbe vedere il buon senso degli elettori assestarle quel calcetto, non un bambino di otto anni recalcitrante e intimidito.
E ho poi ho rivisto questo video, di cui si era già parlato qui (e stranamente, insospettabilmente, se n'era parlato bene). Ma: primo, non aveva l'irritante, urticante titolo two lesbians raised a baby and this is what they got, secondo, ero nel mio periodo di tesi, aka quattro mesi d'instabilità emotiva costante e perpetua. Rivederlo ora, con quel titolo fastidiosissimo, fa solo innervosire.
E' l'effetto primo della classe, ben raccontato da Elena qui.
Un gay non è mai un gay, ma tutti i gay del globo messi assieme, pregi difetti inclusi in un comodo formato tascabile 160 centrimetri per 52 kg avvolto in taffetà rosa.
Un bambino figlio di coppie omogenitoriali non è mai un rompipalle di quattro anni che vuole giocare giocare giocare, ma sempre la prova del nove della bontà (o meno) di una famiglia atipica.
Una tizia  che rilascia strambe dichiarazioni ad opinabili giornali non è mai un caso clinico sé stante, ma tutte le lesbiche messe assieme nella loro collettiva follia.( per quelle in carne con i capelli lunghi e un genitore non famoso non abbiamo ancora deciso che etichetta appiccicare).
Il problema? Al solito, la mancanza di visibilità.
Agli onori delle cronache salgono sempre i casi esemplari, quelli che, nel bene e nel male,  raccolgono milioni di visite su youtube e riescono a strappare un titolo strappalacrime anche a Studio Aperto. Come questa storia qui,vera o falsa non si è ancora capito,  che comunque s'è meritata dieci minuti di ovvietà con sottofondo del valzer del Favoloso mondo di Amelie.
La soluzione? Al solito, essere più visibili tutti. Raus poiana, raus.

* in milanese: hai ragione ragazzino, adesso la smetto.

Cose a caso:

Scovato tramite Soft Revolution, xoJane

Mancano due giorni due all'uscita di the girl with the dragon tattoo, Fincher's edition. Per quanto Noomi Rapace resterà sempre l'indimenticabile Lisbeth del mio cuore, il remake americano ha questa canzone nella colonna sonora. Mica cazzi.

Non sono divertenti come i recap di The Real L Word ma ci andiamo molto vicini: Autostraddle riassume Glee.

Tumblr tumblr tumblr, the invisible femme.

H&M, oops i did it again! belle fanciulle asiatiche per tutte anche quest'anno.

venerdì 25 novembre 2011

How to be a dyke, lesson one


Foto presa da qui


Questo post è tratto da una storia vera.
Ho un'amica, chiamiamola Gaia (no, non è questa Gaia). Gaia è lesbica e da diversi anni porta i capelli corti (decisamente corti) che, sicchè beata lei è dotata di un minimo di manualità, si taglia da sola. Una mattina arriva il consueto appuntamento con la regolatina delle punte, ma quella mattina, purtroppo, Gaia ha troppo sonno per rendersi conto di quello che sta combinando e dove lo sta facendo. Allora Gaia fa un buco. Siccome i buchi, quando i capelli di base sono corti in partenza, è difficile dare una sistemata, Gaia decide di affrontare la situazione con un cipiglio denso di coraggio: prende in mano la macchinetta per rasare i capelli, la setta su un onorossimo 5 mm, e trasforma il danno in una cresta molto molto hip.Ora, questo accadeva un martedì (mi pare).
Il venerdì della stessa settimana Gaia e la sua acconciatura sono uscite per andare a ballare, e sapete cosa è successo? Gaia ha rimorchiato, è stata fotografata per immortalare tutta la sua dykness, Gaia è stata una perfetta lesbica, quella sera. Cosa ci insegna la storia di Gaia? Che talvolta essere stereotipo paga. Prendete queste due ragazze:



Link! Link!


Sono lesbiche, nevvero?
Errore!
E' solo il taglio di capelli che trae in inganno.
Ora, se non avete nessuna intenzione a- di rasarvi i capelli b- di tatuarvi c- di farvi dei piercing in tutta fretta e d- diventare vegetariane (controindicazioni, nell'ordine a- quando ricrescono ve ne pentirete. giuro. Niente è peggio di un taglio asimmetrico che cerca di tornare pari. Solo la nuca rasata è indolore. b- non ci sono controindicazioni c- restano i segni, eccome d- come lo dimostrate? ) quello che dovete fare per attirare l'attenzione di altre lesbiche è vestirvi da lesbiche.
I am a cliché I am a cliché! I am a cliché I am a cliché ! I am a cliché you've seen before!I am a cliché that lives next door!I am a cliché,you know what I mean, I am a cliché pink is obscen!
Ecco una rapida guida per vestirvi come si presuppone si vesta una lesbica incallita, e tornare a casa in compagnia di venerdì sera: (i collage li ho fatti tutti io con polyvore e poi ritagliati col mio nuovo amico, il comando "ritaglia" di anteprima)
Ovvio, no? La canottiera. Cosa c'è più da lesbiche di una sana, bianca canottiera? Perfetta per mettere in mostra i tatuaggi di cui sopra. Economica, utile in tutte le stagioni, tinta unita o righe. La canottiera è un evergreen che non delude mai.
Camicia, ma come da foto, non una camicia qualsiasi. Che sia a quadretti o meno, la camicia deve avere un taglio maschile. Quindi niente sciancrature, linee che seguono i fianchi, colletti arrotondati, maniche arrotondate, colori pastello: siete lesbiche, ricordate?
La camicia è da tenersi aperta sulla vostra canottiera d'ordinanza.
Per evitare con cura la pleurite: blazer, maglioni, felpe.Il blazer sopra la camicia anche no, potreste sembrare delle impiegate che hanno staccato tardi. Blazer sopra canottiera? Perfetto!Maglione da uomo/ragazzo/ nonno sopra maglietta o canottiera, felpa sopra canottiera, da levarsi con unico pratico gesto. Roar.
Pantaloni e scarpe: con cosa stanno tanto tanto bene le canottiere i blazer? Con quei pantaloni assassini chiamati anche skinny, quelli che quando ve li levate avete il segno della cucitura lungo tutta la gamba. Su su, niente lamentele: volete portare a casa, no?
Scarpe: piatte. Lapalissiano. Stringate, creepers, plimsoles, stivali. Piatte.

Capitolo accessori: l'ideale sarebbe riuscire ad incastrare tutto nelle tasche dei vostri pantaloni. In alternativa (è un'arte non facile da maneggiare) potete ricorrere a delle borse (come da foto) degli zaini (come da foto), o dei marsupi (opzione non prevista su poly7ore, chissà perchè).Sciarpe da avvolgere intorno al vostro diafano collo, bracciali (rigorosamente senza fronzoli), anelli grossi ma semplici, per mettere in risalto le vostre manine (ci siamo capite), matita per occhi per dare profondità al vostro sguardo da swagger, ed infine cappello.
Due tipi di cappelli, e due differenti motivi per indossare un cappello: motivo uno, se per strane congiunzioni astrali i vostri capelli quel dì fanno schifo e non c'è modo di smuovere la situazione, il cappello accorre sempre in vostro aiuto. Motivo due, capello come stratagemma per attirare l'attenzione: possono rubarlo per attirare la vostra attenzione (true story) o bussarci sopra per attirare la vostra attenzione (true story), o potete fare voi lo stesso con il cappello di qualcun'altra.
Completate il quadro con un'aria vagamente scazzata, (Gaystew insegna), bicchiere in una mano e aria da bella tenebrosa. E' venerdì, ragazze: some people call it a one night stand, but we can call it paradise.


Piccola postilla autoreferenziale: Amica che il 4 dicembre 2009 hai commentato questo post dicendomi: "te finisci a fare marketing :D" e ti sei firmata "Fra" volevo dirti che ci hai preso in pieno! Scrivimi, che ho bisogno di altri consigli per il futuro!

lunedì 21 novembre 2011

Rumor has it




Le prime puntate di Glee le ho amate moltissimo e senza riserve. Poi l'entusiasmo è scemato. Poi è diventato noioso. Poi è diventato High School Musical. Poi hanno bistrattato il Rocky Horror Show, e non si fa. Poi è diventato una versione canterina di Settimo Cielo. Poi io ho cambiato telefilm, e Glee è andato avanti senza di me.
Il grande, grandissimo demerito di Glee è aver preso il musical, una cosa universalmente meravigliosa e priva di noia, e averlo fatto diventare una torta malriuscita in cui senza nessun motivo apparente i personaggi iniziano a cantare e a ballare kumbaya come se fossero costantemente sotto acidi.
Questi sono musical, e certe puntate di Glee ne son state belle lontane.
Grande merito di Glee, invece, è quello d'esser stata sempre una serie non gayfriendly, ma di più, decisamente oltre. Dal personaggio di Kurt, portato avanti dalla prima puntata della prima serie alla storia di Santana e Brittany, iniziata in sordina ,e poi, come qualsiasi cosa lesbian-related esplosa fino a diventare un fenomeno di proporzioni gargantuesche, Glee è un telefilm che s'impegna e si schiera.
Questo non lo salva da tutte le sue grosse pecche, eh: è un telefilm, dovrebbe essere fatto bene, non un accozzaglia di videoclip montati in base alla popstar in voga il tal momento o girati intorno a tal fenomeno di costume x (e potrei aggiungere, anche, che far recitare la parte dei diciassettenni a gente che ha dieci e più anni è una pratica che andrebbe abolita, si vede che sono “vecchi”), però di fronte alla bella, toccante puntata andata in onda questa settimana devo accantonare tutte le mie riserve ed ammettere: Glee, sull'affaire dell'outing di Santana hai fatto proprio un bel lavoro.Vale lo stesso principio di quanto enunciato per Empress of the World: la sperduta ragazzina in Michigan con una cotta per la sua migliore amica. Perciò,anche se non mi piace e spesso mi fa dormire, e altre incazzare per quanto riesce ad essere banale, noioso e raffazzonato, non posso negare l'utilità di Glee.
Anche un po' a malincuore.

Miscellanea:

Trailer italiano per Uomini che odiano le donne, Fincher's edition (grazie Michele).
Domani 22 novembre, ore 20.30 in Bocconi (the place to be) proiezione di Diversamente Etero. Tutti i dettagli qui.
Iniziare bene la settimana: Ellen Degeners e Breaking Dawn, gaystew, un gufo!



Bye bye, birdie.

venerdì 11 novembre 2011

Lesbians are forever

Foto e fonte: Autostraddle.

Domanda da un milione di dollari: perché una coppia gay o lesbica vuole sposarsi?
Lo hanno chiesto Third Way e Grove Insight alla popolazione americana, scoprendo che ancora la buona parte è convinta di una insita differenza tra coppie etero e coppie gay. In base alle risposte ottenute, infatti, un uomo e una donna si sposerebbero per dimostrarsi amore reciproco e impegno nella relazione mentre una coppia gay o lesbica cerca di raggiungere diritti e/o benefici economico-giuridici. 
Insomma, convinti che le campagne condotte fino ad oggi, che puntavano sull'aspetto logico-razionale della questione, non siano riuscite ad andare a segno, un gruppo di politici di Washington ha pensato ad una campagna intitolata The commitment campaign che dovrebbe mostrare come anche i gay possano avere relazioni serie e motivazioni sentimentali per volersi sposare. 
Benché Autostraddle, su cui ho trovato la notizia, si schieri senza riserve contro questa campagna, inventando degli esilaranti cartelloni pubblicitari che rispondono all'idea di base (e vi consiglio proprio di andarveli a vedere), io devo ammettere di non vedere la questione in maniera così negativa. 
Per quanto sia ovvio che non può esser l'unica maniera di comunicare, è altrettanto indubbio che se una coppia vuole sposarsi esiste alla base la volontà ad impegnarsi reciprocamente. Per lo stesso motivo trovo sterili le accuse di eteronormatività del messaggio o le critiche al fatto che il target di riferimento siano gli eterosessuali e non le persone gay (è una questione di numeri, se vuoi che la legge passi, devi far si che votino a nostro favore anche loro).
E chissà che un po' di autoironia non possa farci bene. 

mercoledì 9 novembre 2011

This ain't science fiction


La foto è presa da qui

Avere uno stipedio, se hai le man bucate, può rivelarsi molto controproducente. vai a fare la spesa munita di lista e di fidanzata che non ha le mani bucate, superi indenne il reparto birre, gli invitanti scaffali ricolmi di olive e gli hambuger di soia surgelati che costano come un filet mignon, arrivi alla cassa dicevamo, e lì, che ti guarda ammiccando dalla copertina di Gioia in minigonna, c'è Kristen Stewart. Che fai, costa un euro, la lasci lì? In più la copertina millanta anche un articolo intitolato uomini che odiano la donna di Stieg Larsson veramente lo vuoi lasciarelì? Costa un euro, per dyo! Ora lavori! Ovviamente l'ho comprato.
Ah, Kristen Stewart, gaystew per le amiche. Una si dimentica della sua figura e di tutto quello che comporta e poi, bum! Torna su tumblr, cerca gaystew, e fioccano link come neve a Natale, e all'improvviso ti ricordi tutto: le scenette con Dakota, i meravigliosi meme, le pose e gli abiti improbabili, le fan che ne sanno una in più del diavolo. Non vi ricorda qualcosa?
Si fa accenno ogni due righe alla (presunta? confermata?) relazione con Rober Pattison ma del fatto che la ragazzina sappia perfettamente che cosa sia una krisbian nemmeno un accenno.
E' strabiliante e non voglio certo gridare al complotto, ma la vicenda di Ellen Page qualcosa ci ha insegnato: gay people know when other gay people are gay. I don’t know why or how, but we do. If you’re a gay celebrity, we know you’re gay. Ricky Martin being gay isn’t news. Ricky Martin coming out, on his own, to say that he’s gay, kind of is. (autostraddle)
E' una mera questione di ermeneutica: ci sono dei simboli, li raccogli, tracci un percorso.
Ci sono dei simboli, li raccogli, tracci un percorso.
Che poi sia gay o meno, poi, chissenfrega. Ma almeno non facciamo finta che sia la nuova findanzatina d'America tutta in brodo di giuggiole perchè sta per partorire un incrocio fra un vampiro e un'umana (puah non ce lo vogliamo aggiungere? E' la trama di Alien, in pratica!)



Link!

Internet 1, carta stampata 0




lunedì 7 novembre 2011

Take every day as it comes, some are good and some are bad

Foto presa qui.


Per quanto io sia affascinata dall'idea di trasferirmi all'estero, in una nazione più razionale e più civile, alle volte bisogna ammettere, amaramente, che tutto il mondo è paese. 
Dopo un periodo sostanzialmente fiacco di notizie, recentemente mi capita sempre più di leggere di casi di omofobia, alcuni abbastanza scontati da lasciarmi senza stupore, altri più dolorosi, che mi scatenano una fastidiosa sensazione di gastrite.
Del primo gruppo (mi dispiace ammetterlo, ma è così: non me ne stupisco) è la notizia, arrivata perfino ai telegiornali nazionali, di una trentanovenne romana che non ha potuto donare il sangue perché lesbica. Non è il primo caso del genere in Italia, vi avevamo parlato di una situazione molto simile verificatasi a Milano ormai qualche anno fa (e personalmente conosco diverse persone che sono state mandate a casa con la stessa, vigliacca, giustificazione).
Ma, come dicevo, l'Italia non è sola in queste notizie. Una studentessa dell'università Sant'Antonio del Texas è stata aggredita da due uomini mentre aspettava un passaggio. Dopo averla stordita con alcuni pugni, i due uomini l'hanno caricata su un camion, dove hanno continuato a picchiarla per qualche tempo prima di lasciarla al bordo di una superstrada.
Nel Colorado, invece, un simpatico burlone ha dipinto kill the gays sul cancello del garage di una coppia di lesbiche.
E infine, per la serie cosa c'è dopo l'happy ending?, vi raccontiamo che l'adorabile coppia lesbica che qualche settimana fa è stata nominata King and Queen del proprio liceo, dopo numerose manifestazioni di supporto, sta avendo a che fare adesso con diverse hate mail. Molte delle persone che hanno contattato la scuola per lamentarsi, tra l'altro, non sono nemmeno residenti a San Diego.
La notizia di cui vi voglio parlare oggi, però, riguarda la mia amata Gran Bretagna. Un rapporto del consiglio della contea dell'Essex, infatti, ha messo in luce l'impreparazione e l'omofobia interiorizzata di molti insegnanti dei licei. Numerosi ragazzi gay vittime di bullismo hanno infatti riportato che, quando si sono rivolti agli insegnati per avere supporto o protezione, si sono sentiti rispondere di comportarsi meno da gay, così da non avere più problemi. Le associazioni gay sono ovviamente sconcertate dalla notizia e, in collaborazione al comitato dell'Essex contro il bullismo, promettono di darsi da fare per formare insegnati più sensibili e preparati ad affrontare questo tipo di situazioni.
Insomma, per rimanere nella saggezza popolare, paese che vai notizia che trovi, e oggi come oggi nessuno sembra particolarmente invitante. 

giovedì 3 novembre 2011

Ex gay stringate da "uomo"


Foto presa da qui

Talune biblioteche oltre ad avere libri hanno anche giornali. La mia in particolare un sacco di giornali: oltre ai quotidiano settimanali, mensili, da vanity fair a Top Girl, a Wired eccetera eccetera. Per non fare torto a nessuno hanno anche una rivista di cucina vegetariana e quella dei testimoni di geova. Aver passato un paio di orette a leggere giornali mi ha portata a capire due cose: una, Wired versione stampata proprio non mi piace. Due, Top Girl è rimasto lo stesso di quando avevo 14 anni io. Tre, ogni tanto vanity Fair fa degli articoli che mi fan rimpiagere l'abbonamento. Giusto ogni tanto, perché comunque bisogna scavare con doviziosa attenzione in mezzo a pagine e pagine di marchette letterarie sul libro del tal personaggio televisivo x che ha scritto un per la casa editrice y sul quell'interessantissimo argomento z (Benedetta Parodi, guarda che casino che hai combinato!).
La scorsa settimana mi sono persa un articolo sugli ex gay. Un articolo molto interessante e toccante, fatto di esperienze di gay che han provato a diventare ex gay e invece, siccome l'omosessualità non è una malattia, ergo non si può curare, gay son rimasti. Quelli che sono rimasti in vita, ovviamente. Perché di terapie riabilitative si può morire. Nulla a che fare con le terapie coercitive all'arancia meccanica, nulla di truculento. Semplicemente, ti suicidi perché non ce la fai proprio più.
Un dato interessante è che tutti, ma dico proprio tutti gli intervistati erano stati spediti dallo psicologo perché presentavano dei comportamenti "non conformi al loro genere". Il solito, you know: bambini che giocano con le bambole e bambine che giocano con le macchinine. Il solito, sommato a genitori ipercattolici ed iperapprensivi = terepie riparative. Una combinazione pericolosa. Cito testuale per rendere l'idea dell'abisso di follia in cui sguazzano questi "riparatori": Nicolosi gli insegnava come comportarsi da eterosessuale, come sembrare un vero uomo.” O anche lo lasciavano da solo in una stanza con due tavoli: da una parte le Barbie e il servizio da thè. Dall'altra le macchinine e le armi. Gli dicevano ora noi ce ne andiamo, ricordati però che sappiamo cosa fai. Noi vediamo, ricordati che sei un maschietto. Gli hanno insegnato la paranoia a cinque anni.
Cambio di scena, dai giornali gratis della biblioteca si passa ai giornali gratis che gente varia sta per buttare. Io li raccatto, li leggo, trovo argomenti utili o meno a questo blog, trovo cose che mi piacciono ed altre che non mi piacciono affatto, trovo l'ennesimo, insipido, inutile editoriale sui vestiti da uomo per le donne che si voglio vestire da uomo mantenendo la loro femminilità, ripenso a questo letto in “farsi un'idea, gay e lesbiche” circa i comportamenti maschili e quelli femminili veicolati dalla società e dalla cultura e non dal dna, eccetera eccetera, accendo la tv, sento Enzo Miccio che urla contro una povera signora “una donna senza gonna non è una vera donna!” cerco di ricordarmi quando è stata l'ultima volta che ho indossato una gonna (non ne ho idea) e mi chiedo, questo fa di me una donna un po' meno donna o una vera lesbica? Non indosso la gonna da un po' per varie ragioni x, però ieri avevo una deliziosa camicia di seta color cipria, vale comunque? Oppure siccome le mie gambe erano coperte e no, non portavo tacchi, ero un po' meno donna? Oppure il rossetto mi salvava in corner? E se mi vesto un po' meno da donna, sarà mica perchè sono lesbica? E se non mi vesto a sufficienza da lesbica, è perchè non sono sufficientemente lesbica? E se sto cercando disperatemente di liberarmi di questo stupido, stupido taglio assimmetrico significa che mi sto ravvedendo e presto vorrò un marito e tanti bambini a cui agitare in faccia gaudente i miei boccoli tutti pari?

A ventisei anni suonati (di cui 5 passati a vestirmi come se fosse Halloween tutti i giorni) ho deciso che non mi importa. Ho deciso che il reparto uomo spesso ha cose migliori, che il reparto bambini mi entra ancora e quindi perchè non approfittarne, che le "camicie da uomo" pagate due euro in fiera di Sinigallia sono la perfezione in quanto a taglio e proporzioni e che non smetterò di alimentare con scarpe di dubbio gusto il reparto tacchi della mia scarpiera.
L'unica regola aurea è un'affermazione di Kate Lanphear scovata per caso in rete:

that's the thing about fashion: you can use it to hide, but it's only magic when you use it to express who you really are

Ho deciso che quando leggo di look preppy un po' maschile che non rinuncia alla femminilità o di scarpe politicamente scorrette perchè basse e "maschili" (queste eh, non scarponi da montagna) o frasi come è tempo di trasformarci in maschiacci (ma di quelli chic) non devo sentirmi inadeguata. Ma incazzarmi almeno un pochino per la sequela di triti e tritriti luoghi comuni che mi vengono proprinati ogni giorno da "esperti di stile" e "life coach", per il solito, noioso e untile paradigma che viene portato avanti.
E che, se siamo ancora così indietro in Italia, forse è anche un po' colpa di certa editoria. Così, per dire.

martedì 1 novembre 2011

Live like king and queen


Foto presa qui

Io ho una sana, genuiuna, incurabile passione per i film a tema teen americani. Mean Girls, Heaters, Easy A, The Jawbraker, Bring it on, Whip it...Ci potrei scrivere sopra una tesi di laurea. Probabilmente è per questo che mi è piaciuto cos' tanto But i'm a cheerleader: si muove su dei binari che considero una confort zone di rara solidità, e in più è a tema lgbtq. Niente di meglio, no? No, perchè a volte la realtà supera la fantasia.
A San Diego nel liceo
Patrick Henry High School Rebecca Arellano viene eletta Prom King. Nessun scherzo di pessimo gusto à là Carrie, o voglia di bullizzare la lesbica della scuola regalandole un titolo maschile perchè ah ah, tanto fa l'uomo. No no: Rebecca viene eletta prom's king in maniera assolutamente genuina.
Qualche tempo dopo la sua ragazza,Haleigh Adams
, viene eletta prom's queen, il che fa di loro la prima coppia lesbica eletta prom's queen and king nella storia dei licei americani, il che rende questa storia assolutamente adorabile, una goccia nel mare, si, ma veramente adorabile.
Ovviamente il paese è piccolo, la gente momvora, e non a tutti (ma guarda un po') va giù l'elezione di Rebecca,
si sa che la gente dà buoni consigli se non può più dare cattivo esempio, ovviamente usando come argomento la solita tradizione eccetera eccetera, e allora la ragazza "rilascia su facebook" uno statement veramente esemplare, perfetto per zittire le comari di tutto il globo terracqueo:

For all the girls who think tradition should be continued, go back to the kitchen, stop having sex before you're married, get out of school and job system, don't have an opinion, don't own any property, give up the right to marry who you love, don't vote, and allow your husband to do whatever he pleases to you. Think about the meaning of tradition when you use it in your argument against us.


Io ci farei su un film.

lunedì 31 ottobre 2011

I just wanna be your teddy bear


Non tutta la pubblicità è buona pubblicità. 
Credo che la famosa frase di Oscar Wilde Che si parli di me, nel bene o nel male, purché se ne parli abbia fatto numerosi danni, creando un ingiustificato bisogno al mostrarsi pubblicamente senza badare all'immagine veicolata. Questo è valido soprattutto per le categorie che possiamo definire sensibili, perché generalmente vittime, a livello sociale, di pregiudizi e false credenze.
Non penso soltanto al mondo omosessuale, scrivendo queste parole, ma a tutte le sottoculture (metropolitane e non) non socialmente riconosciute, che dovrebbero prestare particolare attenzione alla modalità di rappresentazione (e auto-rappresentazione). Penso ad esempio all'ultimo film di Sorrentino, che, senza spoilerare nessuno, mi è vagamente vicino a livello autobiografico e mi ha irrazionalmente innervosita. 
Questo non vuol dire che di alcuni argomenti, sottoculture, persone etc., non si possa parlare male, tutt'altro, il buonismo mi scatena davvero l'orticaria e amo quando film, telefilm et similia hanno il coraggio di affidare a personaggi sensibili ruoli negativi (come l'Imp di Games of trones o Michel J. Fox in The good wife), ma che sarebbe (carino? onesto?) importante rispettarne la verità.
L'atteggiamento da bird watching non è utile a né al soggetto rappresentato, né a chi ne parla, meno che mai alla sciura Maria di turno che potrebbe essere informata su un aspetto che non conosce e che viene trattata, invece, alla stregua di un bambino a cui si finge di rubare il naso. 
Ecco, l'articolo di A di questa settimana sul corso di maglia per orsi si muove proprio su questi binari e, per quanto io sia incredibilmente orgogliosa del caro M. che ha conquistato un paginone con la sua barba rossa e i suoi ferri da maglia, non ho potuto che scuotere la testa leggendo il trafiletto sugli orsi grandi grossi e gay che amano la lana perché è morbida e ricorda loro i peli e invece odiano in tutti i modi l'effeminatezza. 
Perché come al solito si perde un''occasione, trasformando una realtà in una macchietta a due dimensioni, da guardare mangiando i pop corn e poi rimettere da parte.

venerdì 28 ottobre 2011

Get crazy, get wilde, let's party, get loud

Il "collage" fa schifo, l'ho fatto io. Non ho photoshop, mi pare chiaro.


Non so cosa succeda al grande fratello non perchè il grande fratello va in onda di lunedì e io il lunedì guardo Jersey Shore. Se devo fare un full immersion nel trash deve essere una cosa fatta bene: certo, anche la Marcuzzi e il suo vestito di HM ( grazie per la pensata, tesoro: ma come dire, no grazie) non scherzano affatto, ma il mio tenero cuore ormai è devoto a Snooki & Co. Gente che passa all'azione, gente che non sta tanto a menare il can per l'aia: si scolano una bottiglia di vodka come se fosse succo alla pera e poi s'infilano barcollando a letto con la loro coinquilina, pronte per una nuova avventura lesbionic.
Detto questo, per quanto da graaaande fenomeno di massa sia diventato un piiiiicolo argomento di conversazione, ignorare il grande fratello è difficile. In particolar modo quando inzia la caccia alla trans/ all'omosessuale/ alla lesbica/ a quello che va con le trans. E puntualmente, capita ogni anno. Quest'anno però google ha reso le cose più facile a tutti: aveva messo il piedino nella casa da soli cinque minuti, ma nel world wilde web la notizia rimbalzava già da una parte all'altra: Gaia Elide Bruschini (per altro, che bel nome Gaia Elide) è stata Miss Lesbica 2010. Ora, sicchè la ragazza non è entrata vestita da boscaiola con un coltello in tasca masticando tabacco urlando sono una leccapassere!, automaticamente le è stato intimato di nascondere la sua omosessualità. Si è subito gridato al complotto: ah, maledetti autori, anche stavolta ci volete fregare!
A quanto pare ieri Gaia si è liberata dal giogo autoriale e ha fatto coming out con i suoi conquilini: si, ammette, sono bisex. Seguono frasi di circostanza, seguono opinioni di circostanza. Ora: il grande fratello è iniziato lunedì, l'ammissione di colpevolezza c'è stata giovedì, da lunedì a giovedì si è fatto in tempo a dire di tutto: era lesbica e ora è etero, ha partecipato a miss lesbica e non è lesbica, non è lesbica, non è eterosessuale, non può dirlo lo potrà dire solo più avanti, vuole dirlo ma non può dirlo, vuole dirlo ma ha paura, non vuole dirlo, saranno anche fatti suoi, no?
Il punto è questo: guardate gli altri concorrenti: ce n'è uno, anche solo uno, che abbia un aspetto "normale"? Che non sia stato levigato, piallato, abbronzato, depilato, confenzionato a modino, che non abbia grossi problemi in famiglia ma un cuore grande così? Che effettivamente possa essere uno spaccato dell'italia contemporanea? (dyo ce ne scampi).Che, per parafrasare un bellissimo post apparso su tvblog, non sembri uscito dal catalogo postalmarket? No.
No: non possiamo incazzarci/indignarci perchè al grande fratello non ci sono lesbiche o gay, o un qualsiasi esponente della comunità lgbtq: al grande fratello non c'è proprio nessuno.Possiamo incazzarci se dal censimento non verranno fuori omosessuali, perché il censimento copre effettivamente l'Italia tutta. Ma dal grande fratello, ormai non più. E' verosimile quanto è versosimile che il suo colorito color mattone Snooki l'abbia ottenuto semplicemente stendendosi al sole. E in quanto a Miss Lesbica, diamole tempo. E diamole una partner, altresì, come si è abbondantemente dimostrato, non andrà proprio da nessuna parte.
E nel frattempo: o mamma mia! il cibo italiano! pizza, gelati, buongiorno, ciao, grazi, bella, come se dice fuck you in italian?

martedì 25 ottobre 2011

Farsi un'idea: gay e lesbiche


Una volta per una esame ho dovuto leggere "farsi un'idea: la cabala" e devo dire che un'idea, anche piuttosto precisa, me l'ero fatta, quindi presumo che per chi non sappia assolutamente nulla di gay & lesbiche questo libro possa essere quello che fu per me il libro sulla cabala: ne avevo un'idea vaga e indefinta, dopo di che la materia ha preso forma.
E' buffo pensare d'essere "oggetto di studio" e "materia vaga et indefinita" ma probabilmente la stessa cosa potrebbero dirvela anche tutti gli altri soggetti "oggetto di studio" della catena del Mulino (per citarne un paio, cabala ed omosessuali a parte il cervello, le staminali, nuovi madri e nuovi padri, i neuroroni specchio, l'autismo, l'homo sapiens, gli ebrei, e parecchi altri), e che sia necessario spiegare cosa significa "quando si è attratti da persone dello stesso sesso", però hey! c'è gente che pensa che se gli dai dell'omofobo significa che gli stai urlando ciao frocio, quindi forse è necessario mettere tutti i puntini sull i e le virgole negli elenchi e chiudere bene le parantesi.
Questo libro è un libro interessante. Anche se siete gay e lesbiche e sapete tutto di gay e lesbiche è interessante. Il taglio scientifico e chiaro (gli autori sono due docenti di psicologia sociale) con cui sono condotte le 143 pagine fa si che, anche se non è nulla di nuovo sotto il sole, si legga volentieri e ne possiate trarre degli annedoti. Come quello sulla nascita del termine tribade. O questa interessante dissertazione sul concetto di comportamenti maschili/ comportamenti femminili:

Il ruolo di genere denota appunto l'insieme delle aspettative e delle norme riservate a ciascuno dei due sessi. Ogni comportamento, infatti, è tipizzato per genere e ogni cultura o società in un determinato periodo storico ne definisce i criteri di appropriatezza. [ ... ]
Il grado di adesione agli schemi culturali di questo insieme di caratteristiche determina una bassa o una alta conformità ai ruoli di genere. Non è un caso che il sistema educativo e sociale abbia un peso decisivo nella formazione del ruolo di genere: nelle interazioni familiari o in contesti prescolastici bambini e bambine sono premiati se il loro comportamento è conforme al ruolo di genere e puniti quando non lo è.

Inoltre: animali omosessuali, esistono veramente? Esperienze sul luogo di lavoro, coming out, riconoscimenti giuridici e omogenitorialità, eterno dibatitto natura cultura (natura 0- cultura 1).
Luca Pietrantoni e Gabriele Prati "Gay e lesbiche" il Mulino, 2011, 9 euro e 80.

lunedì 17 ottobre 2011

(Io sono), io lavoro


Fonte: unionesarda.it .

Vi avevamo parlato di Io sono io lavoro, la prima ricerca nazionale sul lavoro e le persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender/transessuali realizzata in Italia da Arcigay. Ebbene, il 15 maggio 2011 si sono chiuse la raccolte dati (il questionario era anonimo ed online) e si iniziano a leggere alcuni dati.
Il 13% delle persone omossessuali si sono viste rifiutare la candidatura per via del proprio orientamento e la percentuale sale a 45% per le persone trans. Alta inoltre la percentuale di chi afferma di essere stato trattato iniquamente perché gay (o trans) e la maggior parte dei rispondenti ha dichiarato di non aver fatto coming out sul lavoro per timore di ripercussioni o addirittura licenziamenti. La situazione è inoltre sostanzialmente uniforme su tutto il territorio nazionale.
Siamo sorpresi?

sabato 24 settembre 2011

Il fuori salone delle lesbiche


Foto presa qui

Quando abbiamo scritto quest post qui eravamo piene di gioia (e una certa dose di speranza), ma non avevamo idea di come, alla prova dei fatti, l'aria sarebbe cambiata. Dal trentuno di maggio possiamo indicare nell'ordine: patrocinio al gay pride, progetto per istituire il registro coppie civili, e ora, patrocinio all'iniziativa fuori salone delle lesbiche.( I buontemponi del giornale ovviamente hanno avuto da ridire).
Il fuori salone delle lesbiche è un'iniziativa organizzata da Lista Lesbica: una serie di eventi, dal 27 settembre al 2 ottobre, perché

nella città del Salone del Mobile, da un im/possibile parallelismo con uno degli eventi simbolo che consentono alla città di trascendere i suoi confini interni ed esterni, nasce l’idea di un evento che si articoli “dentro” e “fuori” in chiave lesbica.

Milano è forse una delle città che conta il maggior numero di lesbiche in Italia. Ma quanto contano nel tessuto urbano, come possono contare l’una sull’altra? Su che cosa potrebbe contare la città se le lesbiche contassero di più?


Gli eventi in programma sono molteplici, giusto per segnalarne un paio:

Giovedì 29, Biblioteca del parco Sempione, ore 19: It gets better ; Sessualità non eteronormate, tra disgusto e umanità incontro con Vittorio Lingiardi e Nicla Vassallo.
Sempre giovedì ma al cinema Anteo, ore 21: proiezione di Tomboy (opera che fra le altre cose ha vinto il premio del pubblico come miglior lungometraggio al festival del cinema gay di Torino e un teddy award al festival del cinema di Berlino). Per chi dovesse perderselo, Tomboy verrà distribuito poi in tutta Italia dal 7 di ottobre.

Sabato 1 ottobre, Casa della Cultura , ore 15: Dire l’indicibile: tre diverse strategie letterarie per mettere al mondo l’eroe lesbica con Margherita Giacobino. E poi, alle 17: I porcospini e la bistecca chianina del queer"conferenza di Liana Borghi.

Questo è il sito , questa la pagina facebook, godiamoci questa versione autunnale di Gay June.

Le belle cose che ti segnalano gli amici parte seconda: qui potete sentire il microfono aperto andato in onda ieri sera a Radio Popolare. Roberto Festa spiega che cos'è l'outing, come viene usato/fatto all'estero, quale sia la sua utilità e quali le sue conseguenze. Al minuto 16 intervento di Ivan Scalfarotto.

mercoledì 21 settembre 2011

News of the world


Foto presa qui

Le belle notizie che ti danno gli amici: stasera su La7 andrà in onda la prima puntata della miniserie tratta dalla trilogia di Millenium. Il cast è lo stesso del film, Lisbeth Salander è Noomi Rapace, non credo sia necessario aggiungere altro.
In America è stato definitivamente abrogato il don't ask don't tell. Dici niente.
Venerdì alle 10 il blog Lista Outing dovrebbe rilasciare i nomi dei famigerati politici omosessuali. Staremo a vedere.
Sketch d'apertura degli Emmy, minuto 4.09
I berlinesi hanno rieletto per la terza volta Klaus Wowereit (detto Wowi) sindaco di Berlino.Wowereit è dichiaratamente omosessuale, ed è anche uno che definisce la sua città "povera ma sexy".
Domani il Papa terrà un discorso al parlamento tedesco, il solito chiaccherone. Alcuni deputati han fatto sapere che diserteranno l'incontro, e si attendono circa 20.000 manifestanti in protesta. Deutschland uber alles.
Comicità d'annata: lebanese!
I'll be there for you, but not in a gay way: compendio d'omofobia in Friends.
Italy love or leave it ha vinto il premio del pubblico e il premio come miglior film al Milano Film Festival.
Evan Rachel Wood ci fa sapere cosa significa per lei essere bisessuale.
Una cosa che tanto sapevamo già tutte ma hey, non è male leggerlo nero su bianco.

mercoledì 14 settembre 2011

Girls who are boys who like boys to be girls

Foto presa da qui

Una volta trovata una buona parrucchiera, ella è per la vita. Due sono le caratteristiche della buona parrucchiera: per prima cosa, taglia quanto le dici di tagliare e non dissangua il tuo portafoglio. In seconda battuta, una buona parrucchiera ha una fornitissima sezione di "giornalacci" da sfogliare.
Ora, la mia amata parrucchiera racchiude in sé entrambe le caratteristiche, e quando la settimana passata sono andata da lei per lasciarmi alle spalle il mio alternative lifestyle haircut (cit) ho ingannato il tempo leggendo Cosmopolitan. Cosmopolitan per un po' mi ha illusa con quel suo prezzo promozionale di un euro, pensavo di poter instaurare una relazione duratura. Poi è passato a due euro e 20 ed allora ciao Cosmopolitan, i will survive.
Comunque: Cosmopolitan offre alle ragazze un servizio molto pratico che vi leverà dall'impiccio di perder tempo davanti all'armadio la mattina: prende una serie di starlette (o presunte tali) e fa commentare le loro mises ad un gruppo di uomini, i quali vi indicheranno cosa gli piace e cosa no, così capirete cosa indossare e cosa no. Ad esempio, potreste indossare questo, promosso all'unanimità dal gruppo di uomini:




Mentre questa, beh, questa potrebbe essere una mise un po' controversa:



Foto presa qui

A meno che non slacciate a dovere la camicia, altresì cit. (non testualmente) potrebbe non essere tanto chiaro che siete una donna. Insomma una donna vestita da uomo può anche essere eccitante, ma passare dall'androgino con brio a tomboy incallita il passo è breve. Fuori le tette che non voglio fare la figura del criptogay.
Motto ribattuto anche da un altro numero di Cosmpolitan:


la foto l'ho scattata io, grandi doti

Non troppo, mi raccomando.
Probabilmente questo non viene considerato troppo:


e presumo che questa possa essere considerata una donna che indossa qualcosa di maschile ma resta chiaramente donna.
(Non fatevi fregare, ragazze. American Apparel produce da parecchi anni le stesse identiche mutande per fanciulle, e senza la fastidiosa scritta Intimissimi. Stesso prezzo, mi dicono anche.)
Mentre se vi vestite così:

presa da qui



prese da qui





tumblr, ma non ricordo dove

o siete lesbiche, o non volete attrarre degli uomini (sciocchine!) e perciò morirete sole e mal vestite, o state cercando disperatamente d'attrarre l'attenzione di Enzo & Carla così che possiate ritrovare la retta via.
Per fortuna che c'è il pensierino della conclusione a rimettere tutto nella giusta prospettiva:

uno (fonte) and then I found out that gender can have fluidity, which is quite different from ambiguity. If ambiguity is a refusal to fall within a prescribed gender code, then fluidity is the refusal to remain one gender or another. Gender fluidity is the ability to freely and knowingly become one or many of a limitless number of genders, for any lenght of time, at any rate of change. Gender fluidity recognizes no borders or rules of gender.

E due (fonte)


Con buona pace del gruppo di uomini

E, btw, i capelli rossi non si confanno alla pelle abbronzata. Soprattutto quel tono di rosso. Che non si confà proprio a nessuno. Forse solo a lei. Mentre, miei cari, quest'anno il look tomboy incallita è molto à la page.

mercoledì 7 settembre 2011

Lisbeth Salander pensaci tu




La foto è stata presa da qui
I would't normally do this kind of thing: mi sono comprata GQ.
Non avrei proprio dovuto farlo ma lui era lì che occhieggiava dagli scaffali delle casse e così, dopo aver solennemente promesso che l'avrei pagato io giuro lo pago io, mi sono comprata GQ. Capite che quando la copertina è questa





col titolo Donne che ci odiano( e perchè) per tre euro è difficile lasciarlo lì da solo in mezzo alle caramelle, e così l'ho infilato nel carrello, pronta a degustarmi un articolo scemotto e pieno di luoghi comuni come questo sulle "nuove donne " che sulla falsariga del modello Lisbeth ci odiano perchè bla bla bla (inserire asserzione maschilista a caso).
E invece, e invece l'articolo (che purtroppo, però, poco e nulla ha a che fare con Lisbeth Salander, magie della pubblicità ) è scritto da Michela Marzano. Ah! Me tapina, che mi aspetto sempre il peggio (mi aspetto il peggio, ma sono giustificata: l'ultimo numero di GQ che mi era passato fra le mani era qualcosa di molto imbarazzante, con tanto di racconti erotici o pseudo tali narranti threesome con cugine molto simili fra loro) Poco incentrato sulla nostra amata Salander ma non per questo meno interessante, l'articolo incentrato invece sulle misandriche è corredato da foto della nuova Salander, Rooney Mara. Che, per carità, è una ragazza tanto carina, e non è colpa sua se le hanno fatto la frangetta e decolorato le sopracciglia, non è colpa sua se nelle foto promozionali del film hanno deciso di infilarle un tutù (what the frak?) ma quando è questo il metro di paragone con cui ti devi confrontarti:

foto presa qui

hai già perso in partenza.
Ma il vero problema della versione americana sembra essere non tanto Rooney Mara e la sua assenza di sopracciglia (veramente, veramente: perché? perché levarle le sopracciglia? Iggy Pop non vi ha insegnato niente?) quanto la "lieve modifica " che hanno deciso di apportare alle locandine. Esplichiamo:
versione svedese


versione svedese, locandina italiana



remake americano


Già.
Lisbeth non approverebbe, poco ma sicuro.


Ps: Qui potete leggere un' interessante intervista all'editor della trilogia, Francesca Varotto. (eterna gratitudine a questa donna.)
pps: fiorentine e dintorni, venerdì sera alle 22 all' easy living spiaggia sull'Arno proiettano Diversamente etero. Tutte le informazioni qui