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lunedì 16 gennaio 2012

Appunti sui golden globes

Immagine presa qui.

Io amo tumblr: veloce, esaustivo, educatamente ordinato.
Oggi mi racconta tutto quello che c'è da sapere sui Golden Globes 2012 con una perfetta integrazione di immagini, parole e tweet, in una maniera che trasformerebbe più di un docente di mia conoscenza in un bambino davanti ad un cono gelato. 
Di seguito, commenti sparsi (si raccomanda di visitare i link):
  • Michelle Williams ha vinto per My Week with Marilyn, dimostrando per l'ennesima volta di essere l'unica del cast di Dawson's creek ad avere un briciolo di talento.
  • Meryl Streep ha vinto per The Iron Lady. Non possiamo che commentare così (e aspettare il film con ansia).
  • Kate Winslet ha vinto l'ennesimo premio, non per la candidatura per Carnage ma per quella per  Mildred Pierce, e ha cercato di non farlo pesare a Leonardo Di Caprio (ah ah). 
  • Ha vinto anche Octavia Spencer per The help, a conferma che il film sia da vedere. 
  • Tina Fey non ha vinto, ma ci ha regalato questo momento:

Cliccate sulla foto o qui per vederlo come si deve. 
Ancora Tina Fey qui e qui.

E, per finire, una foto di Santana, visto che per la prossima puntata di Glee hanno promesso fuoco e fiamme.

Immagine presa qui.

mercoledì 11 gennaio 2012

I like girls because breasts





Il sonno della ragione genera miscellanee:

Autostraddle sul possibile coming out di Gaystew

Afterellen e il casting per il cast di The Real L Word tre. Perplessità

Shit straight girl say to lesbian: uno, e due

Nuova iniziativa italiana: diversamente uguali.

E' riniziato Pretty Little Liars e per ora è noiosissimo. Però potrebbe tornare Maya, l'amichetta di Emily. ah beh, allora tutto perdonato.

Harmony in salsa lesbica, Tierra de Lobos

via Soft Revolution is pornography draving men crazy?

Tavi ha intervistato David Sedaris. La odio (con molto affetto però).

Sempre da Rookie, girl first kiss  (è impossibile odiarla, in pratica)

Sito interessante, Jezebel

Telefilm da guardare, two broke girls (grazie acrobat)

Antonella lo Coco su Afterellen. Tremate.

Tumblr: girls in underwear

Oh, un porcellino d'india!


mercoledì 28 dicembre 2011

Sporche femmine scioviniste



Questa settimana (con colpevole, ingiustificato ritardo) ho letto Sporche femmine scioviniste, come da foto. Il libro mi è stato prestato da Elena, la quale evidentemente mi conosce meglio di quanto io non conosca me stessa, perchè questo libro mi è piaciuto così tanto che a momenti mi commuovevo in metropolitana (true story, accadde ieri).
A latere dello stile meraviglioso con cui è scritto il tomo (chiaro, senza fronzoli, senza retorica, senza inutili paroloni, senza frasi oscure ed aforismi baroccheggianti, solo pura e semplice logica) è uno di quei libri che finisci e puoi ritenerti soddisfatta, perché hai effettivamente imparato qualcosa.
E' anche uno di quei libri che pensi dyo, ma perchè non l'ho letto prima? Avrei avuto una prospettiva molto più chiara su x, y e z o anche finalmente qualcuno l'ha messo nero su bianco, brava Ariel Levy, grazie!
Sporche femmine scioviniste, la donne e l'irresistibile ascesa della Raunch Culture:

Ma il femminismo raunch non è semplicemente  una ribellione. E' anche un tentativo ingarbugliato e caotico di tenere in vita il lavoro delle femminste [... ]
Per elevare la donna, secondo la nuova formula femminsta raunch, spogliarsi in pubblico vale quanto ricevere un'educazione sessuale o dare sostegno alle vittime di una violenza. Fare una festa dove ci si strofina l'una contro l'altra in mutande, mentre degli uomini completamente vestiti le osservano, improvvisamente è diventato parte dello stesso progetto che ci portava a marciare su Washington per i nostri diritti in tema di riproduzione[...] Basandoci su questi esempi, sembra quindi che il femminismo raunch sia facile da realizzare: i requisiti essenziali sono, di nuovo, ragazze arrapate e pochi, pochissimi vestiti addosso.

Miscellanea!
 
via Autostraddle, 100 photos of Shane

A Bergamo c'è un presepe con due papà. Scandalo!

Afterellen, Does lesbian subtext still matter? (domanda più che legittima)

Tumblr tumblr tumblr, switchteams

Ariel Levy sul vestito da indossare al suo matrimonio (sempre grazie ad Elena)

Rookie, Family ties. Altro bel post lgbtq di Rookie.

Soft Revolution, why do all the girls have top buy pink stuff and all the boys have to buy different color stuff?
Zala? Salander! Americani io vi invidio. Post del New Yorker su Lisbeth.

venerdì 23 dicembre 2011

How to be a dyke, lesson two: femme, femme, femme!



Sottotitolo strappalarime cum citazione: i am a human and i need to be loved, just like everybody else does.
Sapete, quando ho scritto questo post io ho mentito. Io non ce l'ho quel physique du role lì, non ho la faccia adatta.La settimana passata il capo supremo mi ha detto che sembro una miniatura degli anni '20. Non credo d'avere questa faccia qui, ma dopo esser stata paragonata anche a Coraline non mi stupisco più di nulla. Per farla breve, non possiedo di certo la tanto fantomatica faccia da lesbica. Anzi, potrei tranquillamente esserne considerata l'antitesi. E' per questo che scrivo questo post, care amiche. L'alternativa per spiccare fra i papaveri alti alti alti non è fingervi un papavero, ma vestirvi da peonie. Al bando i termini medi tanto cari all'ermeneutica: esasperate, esasperate, esasperate!
Dalla punta dei capelli arrotolata in bigodini alla punta dei piedi laccata di rosso, femme-femme-femme!

Una femme che possiamo trovare ovunque nonostante i dubbi talenti, Amber Heard:



How to dress like a femme, versione esasperata e stereotipata da somministrarvi a piccole dosi. (immagini da Polyvore, con l'ausilio di control k, la mia scorciatoia da tastiera preferita)



Punto primo: la gonna. Non una minigonna, non robetta di jeans raffazzonata e inguinale, ma una bella gonna la ginocchio, ampia, magari a pieghe, magari con una bella stampa floreale, ancor meglio in pizzo. Se loro avevano la canottiera come totem, voi avete la gonna. Chiaro e semplice.



Cose da abbinare alla gonna: twin-set alla Bree van de Kamp, bluse di seta, in pizzo, camicie con maniche arrotondate, peter pan collar come se piovessero.




Meglio della gonna, meglio di qualsiasi camicietta in pizzo: vestiti. vita segnata, gonna ampia, tessuti sopracitati. Lunghezza al ginocchio, che siete signorine bene.



Accessori: lapalissiano, tacchi. Concesse le ballerine, Audrey insegna. Borsette piccine picciò, rossetti rosso fuoco, leziosi cappelli e ancor più leziosi gioielli, fiocchi., sorriso a trentadue denti.Portasigarette, nel caso di vizio.
Uscite e splendete, peonie!


E ricordate:
 

Prossima (ed ultima) puntata, il connubio: Tomboy femme.
E nel frattempo, Buon Natale!




mercoledì 21 dicembre 2011

Eh no, il frustino no, eh!

Immagine presa qui.

Mie care, abbiamo fatto carriera!
Dopo qualche sporadica (e spesso non duratura) apparizione in fiction nostrane più o meno seguite, siamo arrivate su Rai 1, in prima serata e addirittura due giorni a settimana. 
Come avrete capito sto parlando di Tutti pazzi per amore, scritto da Ivan Cotroneo e basato su un format spagnolo, che tra canti, balli e locura ha introdotto Eva, arredatrice d'esterni, compagna di liceo della protagonista, lesbica fidanzata ma non troppo.
E' già da alcune settimane che gli italiani possono seguirla tra anticipazioni, coming out, fidanzate, perdite di testa e quant'altro, ne avevamo già parlato, anche se in maniera accidentale, e vi avevamo rimandato al puntale commento del blog di Diversamentetero (che ne ha scritto qui e qui), ma dopo una decina di puntate (e dopo averlo visto anche con mia mamma, dopo una simpatica pizza) mi sembra il caso di fare il punto della situazione.
Eva (interpretata da Anita Caprioli) non sembra lesbica, nel senso che non è esteticamente stereotipata (al contrario invece della sua fidanzata, Roberta aka Alessia Barela) e che gli altri personaggi devono scoprire la sua omosessualità più che capirla, eppure è estremamente credibile (merito parzialmente della recitazione e molto del copione) e, ancora più importante, è un personaggio sessuale, ovvero dotata di una sessualità manifesta. Desiderata e desiderabile, sicura e pure un po' spavalda, Eva rappresenta un'omosessualità  presentata fin dal principio come qualcosa di anche fisico (i baci che vengono mostrati, alcuni in pubblico, alcuni in déshabillé, sono un messaggio più che chiaro, ripreso poi più volte nelle puntate successive nelle conversazioni che avrà con Paolo e gli altri colleghi), presupposto tra l'altro necessario allo sviluppo della trama, che l'ha vista recentemente perdere la testa per un'altra donna, madre ed etero (altro tabù spazzato via come se niente fosse). 
Lo scopo che la fiction vuole raggiungere è evidentemente la messa sullo stesso piano delle relazioni omosessuali e quelle eterosessuali, e lo fa coraggiosamente saltando le fasi intermedie e qualsiasi giustificazione ed arrivando a questo (che, è vero, è andato in onda negli ultimi minuti della puntata e quindi ad un orario piuttosto tardo, ma è pura avanguardia per la televisione italiana).
Nella penultima puntata Ivan Controneo si è spinto ancora oltre, in due modi diversi.
Nel tentativo di far rappacificare Eva e Roberta (dopo un litigio per gelosia, e fiducia), Paolo consiglia Eva su come comportarsi e quando lei chiede "E da quando sei diventato così esperto di storie tra donne?" lui magistralmente risponde "Da quando mi avete fatto una testa come un pallone sul fatto che l'amore è uno e che è uguale per tutti, ecco. Allora se è uguale per tutti anche le tecniche per tornare insieme sono uguali per tutti, o no?", eliminando anche quei rimasugli di diversità di cui gli stessi gay amano alle volte vestire se stessi e i loro rapporti.
Più metaforica, invece, ma non meno efficace, la benedizione che le zie (rappresentanti ovviamente della tradizione, ma in un certo modo anche dell'autorità) danno alla relazione tra le due, fatta non a parole bensì nei fatti: saranno infatti loro a far ragionare Roberta facendo così tornare assieme le due ragazze (e che, non dimentichiamoci, sulla porta diranno loro "adesso andatevene a casa, dovete stare un po' da sole").
Il personaggio di Eva permette inoltre lo sviluppo di una trama che poco ha a che fare con l'omosessualità ma che è altrettanto all'avanguardia: l'amicizia fra un uomo e una donna.
E chi si aspettava tutto questo da una fiction Rai?
Se questo è un segno dei tempi che cambiano, viene quasi voglia di rimanere nei paraggi per vedere cos'altro può succedere.

Appendice uno: Se vi siete incuriositi, Tutti pazzi per amore è facilmente recuperabile: nel sito ufficiale, si possono rivedere tutte le puntate.
Appendice due: Cosa c'entra il frustino del titolo? Per scoprirlo dovrete vedere la fiction, mi spiace!
Appendice tre: Ancora su lesbiche e televisione italiana: Diversamentetero ci parla del Grande Fratello di quest'anno.

lunedì 19 dicembre 2011

Billy, don't be an hero


La foto di Ellen Page in Super l'ho presa da qui

Questo post non sarà particolarmente sulla notizia perchè la notizia (o meglio le notizie), sono se non della scorsa settimana ben più vecchie, ma hey, la scorsa settimana a me funzionava un occhio su due, facciamo che va bene lo stesso?
Non poter leggere/ usare il pc/ nemmeno riuscire a guardare lo schemo è una bella rottura. In compenso ho pensato tantissimo, giusto per tenermi compagnia. E ascoltato molto, video che non potevo vedere. Tipo questo.
Che poi ho visto.
E forse era meglio se avessi continuato a farmi leggere le notizie del giornale da the frog.
La prima considerazione che mi viene da fare è che la Bachmann non sembri ne così sorpresa, ne così sconvolta come ci piacerebbe pensare. Ovviamente è basita ( f4 basita, per gli intenditori), ma questa è un'ovvietà . E poi, cosa avrebbe dovuto dire: ta ghe resun bagaet, mo la smeto?*
A me spiazzano anche i bambini che mi chiedono: perchè regali le caramelle? E le caramelle non sono nemmeno un argomento che mi sta così tanto a cuore. In seconda battuta, gran tristezza la madre che lo spinge e lo incalza. Non che la Bachmann non si meriti qualcosa di più di un calcetto nei denti,  ma mi piacerebbe vedere il buon senso degli elettori assestarle quel calcetto, non un bambino di otto anni recalcitrante e intimidito.
E ho poi ho rivisto questo video, di cui si era già parlato qui (e stranamente, insospettabilmente, se n'era parlato bene). Ma: primo, non aveva l'irritante, urticante titolo two lesbians raised a baby and this is what they got, secondo, ero nel mio periodo di tesi, aka quattro mesi d'instabilità emotiva costante e perpetua. Rivederlo ora, con quel titolo fastidiosissimo, fa solo innervosire.
E' l'effetto primo della classe, ben raccontato da Elena qui.
Un gay non è mai un gay, ma tutti i gay del globo messi assieme, pregi difetti inclusi in un comodo formato tascabile 160 centrimetri per 52 kg avvolto in taffetà rosa.
Un bambino figlio di coppie omogenitoriali non è mai un rompipalle di quattro anni che vuole giocare giocare giocare, ma sempre la prova del nove della bontà (o meno) di una famiglia atipica.
Una tizia  che rilascia strambe dichiarazioni ad opinabili giornali non è mai un caso clinico sé stante, ma tutte le lesbiche messe assieme nella loro collettiva follia.( per quelle in carne con i capelli lunghi e un genitore non famoso non abbiamo ancora deciso che etichetta appiccicare).
Il problema? Al solito, la mancanza di visibilità.
Agli onori delle cronache salgono sempre i casi esemplari, quelli che, nel bene e nel male,  raccolgono milioni di visite su youtube e riescono a strappare un titolo strappalacrime anche a Studio Aperto. Come questa storia qui,vera o falsa non si è ancora capito,  che comunque s'è meritata dieci minuti di ovvietà con sottofondo del valzer del Favoloso mondo di Amelie.
La soluzione? Al solito, essere più visibili tutti. Raus poiana, raus.

* in milanese: hai ragione ragazzino, adesso la smetto.

Cose a caso:

Scovato tramite Soft Revolution, xoJane

Mancano due giorni due all'uscita di the girl with the dragon tattoo, Fincher's edition. Per quanto Noomi Rapace resterà sempre l'indimenticabile Lisbeth del mio cuore, il remake americano ha questa canzone nella colonna sonora. Mica cazzi.

Non sono divertenti come i recap di The Real L Word ma ci andiamo molto vicini: Autostraddle riassume Glee.

Tumblr tumblr tumblr, the invisible femme.

H&M, oops i did it again! belle fanciulle asiatiche per tutte anche quest'anno.

mercoledì 14 dicembre 2011

You scored a cheerleader!

Immagine presa qui.

Ci sono numerose ragioni per cui dovreste guardare Hot in Cleveland, partendo dalla presenza di Betty White (che ricorderete sicuramente per Golden Girls, a cui appartiene originariamente la battuta lesbian/lebanese) e arrivando alla comicità veramente ben scritta (dietro cui d'altronde ci sta Susanne Martin, già ideatrice di Ellen), passando per la bellezza dell'accento incredibilmente sexy di Joy Scroogs (è vero che il 2010 è stato l'anno del personaggio inglese nelle serie americane, ma ad un anno di distanza fatico a ricordarne i nomi e le facce, con questa eccezione).
Tutti motivi che vanno ben oltre la manciata di puntate a tematica lesbica, che pure sono state esilaranti e mi hanno reso una spettatrice ancora più fedele. 
Il telefilm, che racconta di tre donne di Los Angeles, veterane dell'industria dello spettacolo, che in seguito ad un guasto all'aereo che le portava a Parigi finiscono per trasferirsi a Cleveland dopo averci passato qualche giorno obbligato, è a mio giudizio particolarmente riuscito per due motivi fondamentali: l'età delle protagoniste (dai 40 agli 80 anni) e la messa in ridicolo dei paradigmi e delle aspettative della vita sotto i riflettori, operata con un semplicissimo e tuttavia azzeccato cambio di ambientazione.
Nel momento in cui le protagoniste si spostano da Los Angeles a Cleveland (dove Cleveland sta per il resto del mondo) le azioni e i comportamenti prima necessari e scontati diventano semplicemente ridicoli, fornendo la base di una comicità da sitcom che però, nella migliore tradizione, lascia qualcosa su cui riflettere. 
Tornando a noi, se ancora questo non vi ha convinte, vi dirò che la seconda serie si era  conclusa con un divertente matrimonio lesbico per errore, che poteva benissimo anche chiudersi lì e che invece gli autori hanno scelto felicemente di continuare nelle prime puntate della terza stagione, creando un castello di carte di bugie e incomprensioni che si scioglie solo alla fine dell'ultima puntata andata in onda, ambientata in una crociera lesbica nei Caraibi.
Non vi dico niente di più perché, non so perché, do per scontato che pochissime di voi l'abbiano già visto, e non c'è cosa più antipatica di uno spoiler, per l'effetto comico.
Mi saprete dire poi (spero).

Nel frattempo, il cast (senza Betty White, purtroppo) ha anche partecipato alla campagna NO H8 contro la proposition 8.

Immagine presa qui.

lunedì 12 dicembre 2011

How to spot a lesbian

Immagine presa qui.


Dite la verità, gli etero sono spesso un'inutile perdita di tempo e una spina nel fianco, e alle volte vorreste avere un gaydar effettivo ed affidabile da puntare con nonchalance per sapere se, e di chi, vi potete fidare. Fortunatamente, benché un così utile aggeggio non sia ancora stato inventato, le lesbiche hanno lavorato per decenni sviluppando un altrettanto utile e tuttavia sotterraneo linguaggio che valga da etichetta silenziosa, e vi faccia risparmiare tempo e fatica. 
Ecco allora qualche indizio per riconoscere chi appartiene alla vostra stessa specie (le immagini si intendono puramente indicative):

Le lesbiche moderne (o almeno quelle milanesi) sono fondamentalmente delle hipster, dunque rientrano nella categoria, anche se come segnali deboli, tutti i loro tratti distintivi, come gli occhiali da vista grossi, la bici  (meglio se a scatto fisso), le scarpe stringate da uomo, le cuffie per ipod molto grandi, etc.
Ci sono poi dei segnali forti, che non sono importanti tanto singolarmente quanto nel loro insieme. Diciamo che se anche il più indicativo dei segnali può lasciare spazio al dubbio, individuarne cinque o più su questa (insufficiente) lista vi lascia con una certezza decisamente maggiore (l'ordine è casuale):

1. la rasatura, meglio se asimmetrica, meglio ancora se brizzolata;
2. l'anello al pollice o una discreta quantità di fedi semplici nella stessa mano;
3. i Rayban (prima erano quelli a goccia, ora è più comune trovare questi);
4. il moschettone per tenere le chiavi di casa;
5. le mutande da uomo;
6. il bracciale di pelle, o in alternativa un bracciale largo e piatto;
7. il piercing al setto o alla fine del sopracciglio;
8. le braccia completamente ricoperte di tatuaggi;
9. la sciarpa sopra la maglietta o la canottiera;
10. uno a caso degli stereotipi classici (camicia a quadri, cravatta, cappello, bretelle e così via).

Badate bene, però, l'etero è un nemico piuttosto insidioso che si diverte a creare confusione utilizzando a sproposito i segnali codificati. Potrebbe capitare dunque che la vostra simpatica cavietta da laboratorio  possieda tutte le caratteristiche elencate e nonostante questo sia etero.
Che posso dirvi, state in guardia! 

mercoledì 7 dicembre 2011

La felicità è un abominio

in foto, un auspicio.

Per chi come me non ci si fosse mai imbattuto prima, su Il Foglio di Giuliano Ferrara esiste una rubrica umoristica intitolata Preghiera. Ci scrive un buffo signore di nome Camillo Langone.
Il buffo signore qualche giorno fa citava il Levitico disquisendo di cantanti gay e felicità. E questo non può che essere senso dell'umorismo. Chi conoscete voi che citerebbe seriamente il Levitico, andiamo.
In poche righe una sfilza di battute, da l'omosessualità è un'offesa alle donne a Tiziano Ferro è inascoltabile perché dichiara "ho un fidanzato e sono felice".
Non so la vostra, ma la mia omosessualità è piuttosto una venerazione delle donne e Tiziano Ferro è inascoltabile ai più per motivi un po' più pertinenti all'orecchio musicale. Per me lo è giusto la canzone che da il titolo al nuovo album (Rai che ritiri i video da YouTube, ti odio)... una noia mortale! Tutto il resto mi sembra piuttosto orecchiabile, ma non ne vado fiera.
Langone, su Tiziano un po' uno spirito di patata, ammettilo.
Molto meglio Spinoza.it: Tiziano Ferro: "sono fidanzato e sono felice". "Ok, ma io ero venuto per la caldaia".

giovedì 1 dicembre 2011

Rosalinda, perché?

In foto, RosaLindo. Scusate, io e Etwas siamo sceme.

Due giorni fa è passata a casa una mia collega dell'università per finire una presentazione. Mentre preparo il caffè la sento rispondere ad un manifesto appeso da poco in cucina: no, io non la conosco una lesbica famosa..Ce ne sono? E valle a spiegare di Gianna, che però si dichiara pansessuale. No, non i cavalli, solo tutti i sessi..umani...maggiorenni..ammesso che "transessuale" si possa definire terzo sesso, collega. Ma non addentriamoci troppo, che dopo il caffè si deve studiare. Ecco però, collega, è possibile che a giorni la figlia di Celentano ci dica qualcosa in proposito, visto che l'hanno paparazzata mentre baciava una donna.
Ora, Rosalinda, perché già il giorno dopo tu ci devi far fare queste figure di merda? Perché mi costringi a spiegare l'effetto poiana all'unica collega con cui ho socializzato in sette anni di università? A dirle che tu non sei coscientemente lesbica, sei solo discretamente disturbata, e che non sempre i cliché che tanto amiamo noi Krisbian, sono affidabili. Rasatura, questa volta mi hai deluso. Alle volte, come molti tagli di capelli, sei solo esternazione di un malessere interiore.

mercoledì 30 novembre 2011

This month, day 30th

Immagine presa qui.

In questi giorni non riesco a fermarmi un attimo, non ho il tempo per riflettere sulle cose e mi limito a rimbalzare da pagina web a pagina web, accumulando notizie. Ve le riporto quindi così, in ordine sparso, scegliendo arbitrariamente soltanto quelle che mi hanno fatto sorridere.

1. Post di The most cake sull'equazione cambiamenti fisici + ruolo gay = oscar.
2. Napoli istituirà il registro delle coppie di fatto (anche gay).
3. Una foto di Winona Ryder, che fa sempre bene al cuore:

Immagine presa qui.

4. Nell'ultima puntata di How I met your mother, ennesima avance di Lily a Robin. Purtroppo non si trova il video su youtube, quindi in sostituzione riguardiamo questo fantastico momento:




5. Peep tweets su quello che ci aspetta dalle prossime puntate di Pretty Little Liars, nonché trailer della winter premiere.
6. Tutti pazzi per amore: big deal. Lasciamocelo raccontare dalle autrici di Diversamentetero, che sulla visibilità lesbica possono fare lezione.
7. Simpatico tumblr sulla moda lesbica, dalle femme alle butch passando per tutte le sfumature intermedie. Simpaticamente pieno di maglioni in lana simil-norvegesi (io ce l'ho già, e voi?) e foto di Ellen Page.
8. Dall'1 al 4 dicembre si terrà il Bari queer festival, promosso e finanziato dalla regione Puglia (attraverso il bando Principi Attivi 2010).
9. Un riccio si fa il bagno con tanta schiuma: i mali del mondo possono essere accantonati.
Cheers!

mercoledì 23 novembre 2011

Misfits


Cast originale, foto presa qui.

I telefilm inglesi mi hanno cambiata. O meglio, i telefilm inglesi sugli adolescenti mi hanno cambiata. 
Devo ammettere di essere partita decisamente prevenuta sia rispetto a Skins che a Misfits, ma poi, dopo averli visti, non sono più riuscita a guardare i telefilm americani (90210, Pretty little liars, Gossip girl, Glee, e tutti gli altri) con gli stessi occhi. Non che siano fatti meglio, o scritti meglio, non è una questione strettamente qualitativa, ma sono privi di una patina moralizzante e in qualche modo educativa a cui i telefilm d'oltre oceano non riescono a rinunciare (nemmeno nel rifacimento di Skins).
Poi, che questo sia un bene o un male rimane da decidere singolarmente, e personalmente la risposta varia da serie a serie, da episodio ad episodio. 
Parlando di telefilm inglesi, recentemente su Misfits è successo questo:

Foto presa qui.

Piccola storyline lesbica ancora da definire, perfettamente adattata alla fisionomia del telefilm e quindi vagamente poco credibile ma piuttosto divertente, interessante soprattutto perché scavalca interamente la problematicità dell'essere omosessuali a favore di una riflessione su una rinnovata questione femminile e sulla percezione del corpo della donna. 

giovedì 17 novembre 2011

Unbearable lightness

Foto presa qui.

Ultimamente leggo molte biografie. Non so perché non riesco a trovare un romanzo che mi soddisfi e allora mi riverso nei retroscena della vita di personaggi più o meno famosi. Devo anche notare che buona parte di loro sono in inglese, non so se sia perché il mercato editoriale italiano non condivide con me questa passione o perché sono più interessata a personaggi esteri rispetto a quelli autoctoni.
Fatto sta che grazie ad E. in questi giorni sto (finalmente) leggendo Unbearable lightness di Portia de Rossi che, non è un mistero né uno spoiler, racconta principalmente della sua anoressia e del tormentato rapporto con la sua omosessualità. Il libro è piacevole e ben scritto, pur causando una costante sensazione di dispiacere per come una ragazza (e, prima ancora, una bambina) possa costringersi ad un circolo vizioso e senza fine di anoressia e bulimia. 
Ricordo perfettamente come, ormai una marea di anni fa, aspettavo le puntate di Ally McBeal e l'apparizione nella scena Nelle Porter, e leggere come si sentisse Portia prima (e dopo) di indossare crocchia e completo è piuttosto destabilizzante.
Leggerlo dopo A thing of beauty, tra l'altro, è particolarmente interessante perché mi permette di mettere a confronto due periodi differenti del "mondo della moda" e soprattutto i suoi opposti, da un lato una Gia superstar, desiderata da tutti, capricciosa e fuori dalle regole, dall'altro Portia come modella "ordinaria" costantemente tesa ad una realizzazione mitica e irraggiungibile, intimamente convinta di non meritarsela, di non essere all'altezza, e quindi disperatamente impegnata a rispettare le abitudini e le regole di quel mondo nella speranza di farne parte. 
Ora, come questa donna:
possa non piacersi rimane al fuori dalla mia comprensione, ma tant'è.
Gli aneddoti sulla sua omosessualità sono, invece, decisamente più divertenti e dal sapore vagamente ingenuo (nella prima parte, per lo meno), come quando ammette candidamente di aver capito solo a ventiquattro anni che non per tutte le ragazze il massimo del divertimento consisteva nell'ubriacarsi e baciare le amiche in discoteca. 
Insomma, voi che abitate in Inghilterra non avete scuse, e per chi come me sta in Italia: abbiate fede, avrete anche voi una E. che può prestarvelo (e in alternativa esiste sempre Amazon).

In aggiunta, la mia amica E. ha anche pubblicato su Women Mag di Novembre un'intervista a Annie Salzman-Pini e Micaela Pini, coppia lesbica milanese (sposata a Boston), che ha fondato Famiglie Arcobaleno (hanno infatti due bambini).
Potete leggerla qui, 

venerdì 11 novembre 2011

Lesbians are forever

Foto e fonte: Autostraddle.

Domanda da un milione di dollari: perché una coppia gay o lesbica vuole sposarsi?
Lo hanno chiesto Third Way e Grove Insight alla popolazione americana, scoprendo che ancora la buona parte è convinta di una insita differenza tra coppie etero e coppie gay. In base alle risposte ottenute, infatti, un uomo e una donna si sposerebbero per dimostrarsi amore reciproco e impegno nella relazione mentre una coppia gay o lesbica cerca di raggiungere diritti e/o benefici economico-giuridici. 
Insomma, convinti che le campagne condotte fino ad oggi, che puntavano sull'aspetto logico-razionale della questione, non siano riuscite ad andare a segno, un gruppo di politici di Washington ha pensato ad una campagna intitolata The commitment campaign che dovrebbe mostrare come anche i gay possano avere relazioni serie e motivazioni sentimentali per volersi sposare. 
Benché Autostraddle, su cui ho trovato la notizia, si schieri senza riserve contro questa campagna, inventando degli esilaranti cartelloni pubblicitari che rispondono all'idea di base (e vi consiglio proprio di andarveli a vedere), io devo ammettere di non vedere la questione in maniera così negativa. 
Per quanto sia ovvio che non può esser l'unica maniera di comunicare, è altrettanto indubbio che se una coppia vuole sposarsi esiste alla base la volontà ad impegnarsi reciprocamente. Per lo stesso motivo trovo sterili le accuse di eteronormatività del messaggio o le critiche al fatto che il target di riferimento siano gli eterosessuali e non le persone gay (è una questione di numeri, se vuoi che la legge passi, devi far si che votino a nostro favore anche loro).
E chissà che un po' di autoironia non possa farci bene. 

mercoledì 9 novembre 2011

This ain't science fiction


La foto è presa da qui

Avere uno stipedio, se hai le man bucate, può rivelarsi molto controproducente. vai a fare la spesa munita di lista e di fidanzata che non ha le mani bucate, superi indenne il reparto birre, gli invitanti scaffali ricolmi di olive e gli hambuger di soia surgelati che costano come un filet mignon, arrivi alla cassa dicevamo, e lì, che ti guarda ammiccando dalla copertina di Gioia in minigonna, c'è Kristen Stewart. Che fai, costa un euro, la lasci lì? In più la copertina millanta anche un articolo intitolato uomini che odiano la donna di Stieg Larsson veramente lo vuoi lasciarelì? Costa un euro, per dyo! Ora lavori! Ovviamente l'ho comprato.
Ah, Kristen Stewart, gaystew per le amiche. Una si dimentica della sua figura e di tutto quello che comporta e poi, bum! Torna su tumblr, cerca gaystew, e fioccano link come neve a Natale, e all'improvviso ti ricordi tutto: le scenette con Dakota, i meravigliosi meme, le pose e gli abiti improbabili, le fan che ne sanno una in più del diavolo. Non vi ricorda qualcosa?
Si fa accenno ogni due righe alla (presunta? confermata?) relazione con Rober Pattison ma del fatto che la ragazzina sappia perfettamente che cosa sia una krisbian nemmeno un accenno.
E' strabiliante e non voglio certo gridare al complotto, ma la vicenda di Ellen Page qualcosa ci ha insegnato: gay people know when other gay people are gay. I don’t know why or how, but we do. If you’re a gay celebrity, we know you’re gay. Ricky Martin being gay isn’t news. Ricky Martin coming out, on his own, to say that he’s gay, kind of is. (autostraddle)
E' una mera questione di ermeneutica: ci sono dei simboli, li raccogli, tracci un percorso.
Ci sono dei simboli, li raccogli, tracci un percorso.
Che poi sia gay o meno, poi, chissenfrega. Ma almeno non facciamo finta che sia la nuova findanzatina d'America tutta in brodo di giuggiole perchè sta per partorire un incrocio fra un vampiro e un'umana (puah non ce lo vogliamo aggiungere? E' la trama di Alien, in pratica!)



Link!

Internet 1, carta stampata 0




lunedì 7 novembre 2011

Take every day as it comes, some are good and some are bad

Foto presa qui.


Per quanto io sia affascinata dall'idea di trasferirmi all'estero, in una nazione più razionale e più civile, alle volte bisogna ammettere, amaramente, che tutto il mondo è paese. 
Dopo un periodo sostanzialmente fiacco di notizie, recentemente mi capita sempre più di leggere di casi di omofobia, alcuni abbastanza scontati da lasciarmi senza stupore, altri più dolorosi, che mi scatenano una fastidiosa sensazione di gastrite.
Del primo gruppo (mi dispiace ammetterlo, ma è così: non me ne stupisco) è la notizia, arrivata perfino ai telegiornali nazionali, di una trentanovenne romana che non ha potuto donare il sangue perché lesbica. Non è il primo caso del genere in Italia, vi avevamo parlato di una situazione molto simile verificatasi a Milano ormai qualche anno fa (e personalmente conosco diverse persone che sono state mandate a casa con la stessa, vigliacca, giustificazione).
Ma, come dicevo, l'Italia non è sola in queste notizie. Una studentessa dell'università Sant'Antonio del Texas è stata aggredita da due uomini mentre aspettava un passaggio. Dopo averla stordita con alcuni pugni, i due uomini l'hanno caricata su un camion, dove hanno continuato a picchiarla per qualche tempo prima di lasciarla al bordo di una superstrada.
Nel Colorado, invece, un simpatico burlone ha dipinto kill the gays sul cancello del garage di una coppia di lesbiche.
E infine, per la serie cosa c'è dopo l'happy ending?, vi raccontiamo che l'adorabile coppia lesbica che qualche settimana fa è stata nominata King and Queen del proprio liceo, dopo numerose manifestazioni di supporto, sta avendo a che fare adesso con diverse hate mail. Molte delle persone che hanno contattato la scuola per lamentarsi, tra l'altro, non sono nemmeno residenti a San Diego.
La notizia di cui vi voglio parlare oggi, però, riguarda la mia amata Gran Bretagna. Un rapporto del consiglio della contea dell'Essex, infatti, ha messo in luce l'impreparazione e l'omofobia interiorizzata di molti insegnanti dei licei. Numerosi ragazzi gay vittime di bullismo hanno infatti riportato che, quando si sono rivolti agli insegnati per avere supporto o protezione, si sono sentiti rispondere di comportarsi meno da gay, così da non avere più problemi. Le associazioni gay sono ovviamente sconcertate dalla notizia e, in collaborazione al comitato dell'Essex contro il bullismo, promettono di darsi da fare per formare insegnati più sensibili e preparati ad affrontare questo tipo di situazioni.
Insomma, per rimanere nella saggezza popolare, paese che vai notizia che trovi, e oggi come oggi nessuno sembra particolarmente invitante. 

martedì 1 novembre 2011

Live like king and queen


Foto presa qui

Io ho una sana, genuiuna, incurabile passione per i film a tema teen americani. Mean Girls, Heaters, Easy A, The Jawbraker, Bring it on, Whip it...Ci potrei scrivere sopra una tesi di laurea. Probabilmente è per questo che mi è piaciuto cos' tanto But i'm a cheerleader: si muove su dei binari che considero una confort zone di rara solidità, e in più è a tema lgbtq. Niente di meglio, no? No, perchè a volte la realtà supera la fantasia.
A San Diego nel liceo
Patrick Henry High School Rebecca Arellano viene eletta Prom King. Nessun scherzo di pessimo gusto à là Carrie, o voglia di bullizzare la lesbica della scuola regalandole un titolo maschile perchè ah ah, tanto fa l'uomo. No no: Rebecca viene eletta prom's king in maniera assolutamente genuina.
Qualche tempo dopo la sua ragazza,Haleigh Adams
, viene eletta prom's queen, il che fa di loro la prima coppia lesbica eletta prom's queen and king nella storia dei licei americani, il che rende questa storia assolutamente adorabile, una goccia nel mare, si, ma veramente adorabile.
Ovviamente il paese è piccolo, la gente momvora, e non a tutti (ma guarda un po') va giù l'elezione di Rebecca,
si sa che la gente dà buoni consigli se non può più dare cattivo esempio, ovviamente usando come argomento la solita tradizione eccetera eccetera, e allora la ragazza "rilascia su facebook" uno statement veramente esemplare, perfetto per zittire le comari di tutto il globo terracqueo:

For all the girls who think tradition should be continued, go back to the kitchen, stop having sex before you're married, get out of school and job system, don't have an opinion, don't own any property, give up the right to marry who you love, don't vote, and allow your husband to do whatever he pleases to you. Think about the meaning of tradition when you use it in your argument against us.


Io ci farei su un film.

lunedì 31 ottobre 2011

I just wanna be your teddy bear


Non tutta la pubblicità è buona pubblicità. 
Credo che la famosa frase di Oscar Wilde Che si parli di me, nel bene o nel male, purché se ne parli abbia fatto numerosi danni, creando un ingiustificato bisogno al mostrarsi pubblicamente senza badare all'immagine veicolata. Questo è valido soprattutto per le categorie che possiamo definire sensibili, perché generalmente vittime, a livello sociale, di pregiudizi e false credenze.
Non penso soltanto al mondo omosessuale, scrivendo queste parole, ma a tutte le sottoculture (metropolitane e non) non socialmente riconosciute, che dovrebbero prestare particolare attenzione alla modalità di rappresentazione (e auto-rappresentazione). Penso ad esempio all'ultimo film di Sorrentino, che, senza spoilerare nessuno, mi è vagamente vicino a livello autobiografico e mi ha irrazionalmente innervosita. 
Questo non vuol dire che di alcuni argomenti, sottoculture, persone etc., non si possa parlare male, tutt'altro, il buonismo mi scatena davvero l'orticaria e amo quando film, telefilm et similia hanno il coraggio di affidare a personaggi sensibili ruoli negativi (come l'Imp di Games of trones o Michel J. Fox in The good wife), ma che sarebbe (carino? onesto?) importante rispettarne la verità.
L'atteggiamento da bird watching non è utile a né al soggetto rappresentato, né a chi ne parla, meno che mai alla sciura Maria di turno che potrebbe essere informata su un aspetto che non conosce e che viene trattata, invece, alla stregua di un bambino a cui si finge di rubare il naso. 
Ecco, l'articolo di A di questa settimana sul corso di maglia per orsi si muove proprio su questi binari e, per quanto io sia incredibilmente orgogliosa del caro M. che ha conquistato un paginone con la sua barba rossa e i suoi ferri da maglia, non ho potuto che scuotere la testa leggendo il trafiletto sugli orsi grandi grossi e gay che amano la lana perché è morbida e ricorda loro i peli e invece odiano in tutti i modi l'effeminatezza. 
Perché come al solito si perde un''occasione, trasformando una realtà in una macchietta a due dimensioni, da guardare mangiando i pop corn e poi rimettere da parte.

venerdì 28 ottobre 2011

Get crazy, get wilde, let's party, get loud

Il "collage" fa schifo, l'ho fatto io. Non ho photoshop, mi pare chiaro.


Non so cosa succeda al grande fratello non perchè il grande fratello va in onda di lunedì e io il lunedì guardo Jersey Shore. Se devo fare un full immersion nel trash deve essere una cosa fatta bene: certo, anche la Marcuzzi e il suo vestito di HM ( grazie per la pensata, tesoro: ma come dire, no grazie) non scherzano affatto, ma il mio tenero cuore ormai è devoto a Snooki & Co. Gente che passa all'azione, gente che non sta tanto a menare il can per l'aia: si scolano una bottiglia di vodka come se fosse succo alla pera e poi s'infilano barcollando a letto con la loro coinquilina, pronte per una nuova avventura lesbionic.
Detto questo, per quanto da graaaande fenomeno di massa sia diventato un piiiiicolo argomento di conversazione, ignorare il grande fratello è difficile. In particolar modo quando inzia la caccia alla trans/ all'omosessuale/ alla lesbica/ a quello che va con le trans. E puntualmente, capita ogni anno. Quest'anno però google ha reso le cose più facile a tutti: aveva messo il piedino nella casa da soli cinque minuti, ma nel world wilde web la notizia rimbalzava già da una parte all'altra: Gaia Elide Bruschini (per altro, che bel nome Gaia Elide) è stata Miss Lesbica 2010. Ora, sicchè la ragazza non è entrata vestita da boscaiola con un coltello in tasca masticando tabacco urlando sono una leccapassere!, automaticamente le è stato intimato di nascondere la sua omosessualità. Si è subito gridato al complotto: ah, maledetti autori, anche stavolta ci volete fregare!
A quanto pare ieri Gaia si è liberata dal giogo autoriale e ha fatto coming out con i suoi conquilini: si, ammette, sono bisex. Seguono frasi di circostanza, seguono opinioni di circostanza. Ora: il grande fratello è iniziato lunedì, l'ammissione di colpevolezza c'è stata giovedì, da lunedì a giovedì si è fatto in tempo a dire di tutto: era lesbica e ora è etero, ha partecipato a miss lesbica e non è lesbica, non è lesbica, non è eterosessuale, non può dirlo lo potrà dire solo più avanti, vuole dirlo ma non può dirlo, vuole dirlo ma ha paura, non vuole dirlo, saranno anche fatti suoi, no?
Il punto è questo: guardate gli altri concorrenti: ce n'è uno, anche solo uno, che abbia un aspetto "normale"? Che non sia stato levigato, piallato, abbronzato, depilato, confenzionato a modino, che non abbia grossi problemi in famiglia ma un cuore grande così? Che effettivamente possa essere uno spaccato dell'italia contemporanea? (dyo ce ne scampi).Che, per parafrasare un bellissimo post apparso su tvblog, non sembri uscito dal catalogo postalmarket? No.
No: non possiamo incazzarci/indignarci perchè al grande fratello non ci sono lesbiche o gay, o un qualsiasi esponente della comunità lgbtq: al grande fratello non c'è proprio nessuno.Possiamo incazzarci se dal censimento non verranno fuori omosessuali, perché il censimento copre effettivamente l'Italia tutta. Ma dal grande fratello, ormai non più. E' verosimile quanto è versosimile che il suo colorito color mattone Snooki l'abbia ottenuto semplicemente stendendosi al sole. E in quanto a Miss Lesbica, diamole tempo. E diamole una partner, altresì, come si è abbondantemente dimostrato, non andrà proprio da nessuna parte.
E nel frattempo: o mamma mia! il cibo italiano! pizza, gelati, buongiorno, ciao, grazi, bella, come se dice fuck you in italian?

giovedì 27 ottobre 2011

It's good to be gay, if it pays your ways


Certo che The real L word deve essere stato proprio una manna per questa manciata di ragazze che sono riuscite nell'incredibile intento di fare della propria omosessualità una fonte di guadagno. E devo anche ammettere che un po' le stimo, soprattutto chi, come Romy, ha saputo gestire al meglio le opportunità che qualche passaggio televisivo e gli indubbi contatti di Ilene Chaiken potevano offrire.
E guardatela adesso, in apertura di video vestita come Wally di Dov'è Wally?, prendere in giro qualsiasi cosa sia stata detta sul suo conto e sull'immagine di "vita da lesbiche" veicolata dal programma (da you're all a bunch of haters allo strap-on sex alla catena di ex che non conviene tanto criticare perché, dice Romy, she's about to be your ex, senza dimenticarci dreadlocks are the new black) e guadagnarci.
Come giustamente ha detto Geco, manca soltanto che il prossimo pezzo si intitoli I need I need I need e abbiamo fatto il colpo.
In confronto Whitney e le sue serate in discoteca sono roba da principianti, c'è da ammetterlo (Whitney che tra l'altro è la grande assente di questo video, dove ha trovato spazio perfino una Rachel ormai perfettamente a suo agio a Los Angeles).
Insomma, sarò naive o ottimista io, ma ci vedo una buona e salutare dose di autoironia, e approvo.