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venerdì 24 giugno 2011

Pippo Franco, prega per noi

In foto, Pippo Franco in Giovannona coscialunga disonorata con onore.

Sono giorni in cui a farsi un giro su internet risuona in testa quella scena di Sogni d'Oro, un vecchio film di Moretti, ripresa anche da Caparezza nel suo ultimo album. Tutti parlate di cinema. Io non parlo di cose che non conosco. Parlo mai di epigrafia greca?, gridava Michele. Ecco, io non parlo di oncologia e non parlo nemmeno di fede. Al massimo parlo di Clero, ma la fede non so più cosa sia da almeno 14 anni e non mi permetto di metterla in discussione nei credenti.
Un oncologo e un vecchio comico del Bagaglino però in questi giorni parlano di cose che io conosco, loro no. Omosessualità, ovviamente. E perché privarcene.
Pontifex è decisamente un irritante sito di trolls da evitare, ma come si fa a non cliccare su un link che promette un'intervista a Pippo Franco sulla degenerazione dei valori?
La prima riga dell'articolo (oddio, articolo..) ripaga con una risata di aver ceduto alla resistenza iniziale: Con Pippo Franco, ATTORE DI GRIDO, parliamo a tutto campo di religione.Il resto è un bla bla che ci interessa poco, ma la conclusione merita: Pippo Franco prega per noi. Per la nostra conversione e guarigione. Amen.
Una cosa sensata, anche se impossibile da dimostrare, però l'ha detta. Che omosessuali si nasce.
Non la pensa così Veronesi, che dopo il 95% di calci in culo al nucleare al referendum, è passato a difendere altre cause. La nostra. Con scarsi risultati.
Dopo aver dichiarato che l'amore omosessuale è il più puro perché non strumentale alla procreazione, continua affermando che l'omosessualità è una scelta consapevole e più evoluta, e conclude facendo rigirare Giorgio Celli nella tomba, uno dei primi a studiare l'omosessualità negli animali. Secondo l'oncologo la pratica omosessuale tra gli animali è un bisogno di ottenere un rapporto sessuale, come l'onanismo. Pazienza per tutti gli studi e i documentari che dimostrano come non sia l'assenza di partners del sesso opposto a far ripiegare su un accoppiamento omosessuale, dal momento che questi casi si verificano all'interno di un branco. O colonia, per i nostri amici pinguini!
Insomma Umberto, grazie del tentativo, ma forse è meglio se dal sindaco di Sulmona ci difendiamo da soli.

martedì 7 dicembre 2010

Che confusione, sarà perché è natale

Fonte: Unità.

Sfida natalizia: provate un po' a trovare un senso a questa dichiarazione di Giovanardi sul Don't ask don't tell e sulla possiblità dei gay di far parte dell'esercito. In palio un cioccolatino dal mio calendario dell'avvento.

Concordo in pieno con le regole dell'esercito Usa. Non chiedere e non dire che sei gay. Perche' se uno e' omosessuale e' affare suo, ma se fa apertamente coming out non e' piu' affare suo, la sua omosessualita' diventa un manifesto politico. Penso che la sfera della sessualita' dovrebbe rimanere riservata, specialmente quando ci sono responsabilita' legate al combattimento non capisco cosa possa aggiungere il proclamare apertamente di essere eterosessuale o omosessuale. Credo sia giusto l'ordinamento dell'esercito americano dove e' severamente proibito praticare l'omosessualita'. Se un ufficiale o un soldato (anche etero) hanno un rapporto tra di loro vengono immediatamente radiati dall'esercito. Il modello americano che funziona e' quello del non chiedere e non rispondere, tu non esibisci la tua cosa e io non ti chiedo nulla. Non dico che un omosessuale conclamato sia inadatto all'esercito, io dico che un omosessuale puo' essere ed e' stato un grande politico, un grande imprenditore, un grande artista, ma questi lo sono stati per la loro intelligenza, non perche' hanno mai proclamato di essere gay. Concordo con l'ordinamento americano perche' credo che anche per un ufficiale italiano che cominciasse a praticare la poligamia o a tenere atteggiamenti non consoni alla divisa che indossa abbia qualche difficolta' a continuare a fare l'ufficiale. Se uno e' omosessuale e' affare suo, se diventa un militante di un movimento gay non e' piu' un affare suo, diventa un manifesto politico.

N.B. Non si imbroglia, va spiegato anche il balletto gay > etero > poligamo (io ci tengo ai miei cioccolatini).

sabato 17 luglio 2010

Povia, il messianismo gay, i pellegrinaggi e Katy Perry


Sarà il caldo, ma questi ultimi giorni il mio livello di sopportazione è davvero pari a zero. A questa settimana pubblica La vera storia di Luca era gay, intervista a tale Luca di Tolve, neoetero brianzolo, destroide, fervente cattolico. Badate bene, gli aggettivi non stanno lì a delineare semplicemente il soggetto, ma segnano la nuova personalità che il signore si è costruito.
Il nostro Luca, infatti, negli anni '90 era gay, milanese di Milano, di sinistra e ateo. Poi lo spauracchio dell'Aids l'ha portato a ritrovare rosario e fede (con tanto di visioni e cori d'angeli), e con questa la volontà di "guarire", visto che l'omosessualità "non è naturale" (citazione letterale), attraverso pellegrinaggi e testi di Joseph Nicolosi, un'altra personalità che vi raccomando.
Qualche stralcio di dichiarazione:

Mia madre mi ha educato quasi come una bambina.

Non ho avuto alcun modello maschile, così l'ho sublimato, erotizzato.

I veri maschi entrano in una comunione profonda tra di loro, senza per questo avere rapporti sessuali. E' l'amicizia virile che unisce.

Purtroppo per lui, evidentemente la fede non riesce a rendere innaturale quello che è naturale, e il nostro Luca deve ancora combattere con le tentazioni.

All'inizio sbranavo i ragazzi con gli occhi. Ora ho potate le mie fantasie. Le ho quasi domate. La mia libido è molto scesa.

Quel che mi innervosisce di più, qui, è la pretesa di universalità. Ammesso e non concesso che la sua fosse una situazione sui generis e che effettivamente gli abbia fatto bene cambiar vita, perché volere per forza estendere la sua esperienza a tutti i gay, affermando arrogantemente che "non credo che ci siano gay felici"?
A mio nonno una volta è stato diagnosticato il cancro ai polmoni, i medici volevano operarlo per fare "una finestrella". Visto che mio nonno era testardo come me, ha firmato la liberatoria e se n'è tornato a casa sua. E' risultato poi che non c'era nessun cancro e che l'operazione l'avrebbe ucciso con 25 anni di anticipo.
Nessuno sano di mente, però, affermerebbe che il cancro non esiste. Eppure, quando si tratta di omosessualità si fa in fretta a riempirsi la bocca, e sono tutti abbastanza esperti da pontificare.
A questo punto molto, molto meglio Katy Perry che, dalle pagine di Vanity Fair, la settimana scorsa, affermava con tutta la semplicità del mondo che "è difficile generalizzare quando si tratta di persone, ogni caso è a se".
E guarda caso parlava anche lei di gay.

giovedì 30 luglio 2009

Was it the cure? Hell not!

E' difficile trovare una foto di suore senza inciampare nel fetish.

Non credevo esistesse davvero Lesbian nuns: breaking the silence, pensavo fosse l'ennesima iperbole di L word, che tanto a all'assurdo ci aveva già ben abituate. Ah! Ingenua! Esiste un libro per qualsiasi argomento, dai vegan cupcake alle suore lesbiche. Che sembra un bell'ossimoro, suora- lesbica, ma esistono. Nel libro ce ne sono ben 50, ognuna di loro racconta la sua esperienza di monaca, o molto più spesso di ex monaca, monaca irriducibilmente lesbica. Pubblicato nel 1985, le suore hanno tutte prestato servizio nei decenni '50 '60 '70. Alcune di oro sono nate nel 1920, altre sono entrate in convento giovanissime, attorno ai 16- 17 anni. La premessa è necessaria perchè (suonerà stranissimo, lo so) sono entrate in convento in quanto lesbiche. Non obbligate, badate bene, ma volontariamente. Per evitare un percorso già tracciato con matrimonio e figli, o semplicemente per evitare gli uomini, per vivere circondate da donne tutto il giorno, tutti i giorni. Affascinate dall'idea, poca concretetezza. Più o meno conscie della loro omosessualità, assolutamente fervide credenti, hanno tutte trovato l'amore in convento, molte hanno fatto coming out e respinte dalla comunità, ne sono uscite. Va bene, chiarito l'ossimoro. Detto questo, il libro è un po', sgradevole? Si, sgradevole è l'aggettivo giusto. Per quanto io non abbia un briciolo di fede ,nemmeno un pochino, ho trovato fastidiosi i passaggi in cui, con una certa sfrontatezza, si raccontava di come, ripetutamente, le monache avessero rapporti fra loro. Una sorta di covento/ film porno/ clichè, insomma. Peccato abbiano fatto un voto di castità. C'è poco da raccontarsi che il sesso fra donne non è sesso, che se si limitano a toccarsi le tette il celibato è ancora in piedi. Non credo in dio, ma penso che un impegno vada rispettato. Ma tutto torna alla premessa, per cui è stato tanto, tanto tempo fa. Tempi diversi,società diversa, realtà diversa. Di fatto questo libro non ha colmato le mie lacune sulle suore, uffa.

venerdì 8 maggio 2009

Sono qui per reclutarvi tutti. Ma non pretendo che prendiate un aereo


Il 17 Maggio del 1990 l'Organizzazione Mondiale della Sanità, agenzia per la salute dell'Onu, considerata la totale assenza di fondamento scientifico alla base dell'inserimento, cancellava l'omosessualità dagli elenchi delle malattie mentali.
Il 17 Maggio 2005 grazie all'iniziativa di uno studioso francese, veniva proclamata la prima Giornata Mondiale contro l'Omofobia.
Il 16 Maggio 2009, per la prima volta Cagliari vedrà manifestare i sardi contro qualunque tipo di violenza, sia fisica che psicologica, ai danni delle persone omosessuali e transgender.
Il gruppo dell'evento su Facebook conta al momento 106 partecipanti confermati. E sappiamo quanto si possa contare sul tasto “conferma partecipazione” di Facebook.
Se ci ritroveremo in quattro a sfilare in corteo daremo l'impressione, a chi già lo pensa, che il problema dell'omofobia non sia poi tanto rilevante in Sardegna. Gli episodi di cronaca e la nostra riluttanza a vivere da omosessuali alla luce del sole dimostrano invece che così non è.
Pertanto:
Sardi e turisti cuntinentalis presenti sull'Isola, in qualunque variante del comportamento sessuale umano vi riconosciate, siete tutti reclutati per la giornata di Sabato 16 Maggio a Cagliari. Concentramento in Piazza Garibaldi alle ore 17,30.

mercoledì 21 gennaio 2009

Straight is great (si, ma no grazie)

But I'm a cheerleader è un film decisamente divertente, di quelli da guardare prima di andare a dormire per scacciare l'ansia, se qualcosa è andato storto durante la giornata. A me, per lo meno, è capitato di farlo piuttosto spesso, per via di quell'adorabile equilibrio fra ironia, stereotipi, colonna sonora frizzante, happy ending e frasi ad effetto (ammetto di sapere a memoria le canzoni di Megan). E poi insomma, parla di una cheerleader lesbica, cosa si può chiedere di più?
Quando sento parlare di "centri di cura dell'omossessualità", però, o di "percorsi di riorientamento sessuale" o qualunque sia il nome che gli danno, mi si gela il sangue. Perchè era tanto divertente vedere nella finzione Megan e Graham avere a che fare con bambolotti iper realistici, o i ragazzi prendere dimestichezza col cambio dell'olio o il taglio della legna, quanto è terrificante l'idea di corsi simili nella realtà. E il fatto che siano ospitati, la maggior parte delle volte, da strutture cattoliche, chissà perchè non mi rassicura.
In questi giorni tutto questo sta accadendo a Brescia, fortunatamente ostacolato, o per lo meno denunciato, da Arcigay che ha indetto una manifestazione nazionale intitolata NON GUARIRETE MAI, sabato 24 gennaio.
Maggiori informazioni sul sito.

Nemmeno loro, ovviamente, sono guarite mai.

E per fortuna, direi.

lunedì 5 gennaio 2009

Luca era gay, ma Povia è un cretino


La logica del mutamento determina che da un p- mondo, si passi, muti, ad un altro p- mondo, per azione di un agente. L'agente fa qualcosa, che cambia lo stato di p. Facciamo un esempio: p sta pr la finestra chiusa, quindi d ( p T p) l'agente ha agito, ed ha aperto la finestra. Il mondo è cambiato, c'è stato un avvenimento.
Ora, è noto a tutti, che quando si parla, prima bisognerebbe pensare. O meglio, secondo alcuni ( Malebranche) le parole, sono una diretta emanazione del pensiero. Parlando, do letteralmente voce ai miei pensieri quindi, se io affermo che povia sia un cretino, devo essere conscia di ciò che dico. Capirne tutti i termini, contesti, conseguenze.
Ora, affermare che luca era gay, non è come dire i piccioni fanno truuuuu ( o qualsiasi verso faccia un piccione).
Affermare luca era gay comporta che da un p- mondo gay si sia andati verso un p mondo non gay.
Uno dei problemi del linguaggio, è che sia un sistema impreciso, fallace. Le parole possono avere diverse accezioni, diverse sfumature. Quindi quando affermo: luca era gay, esprimo, intrinsicamente, un giudizio. Sapendo che il sopracitato Povia è andato a cantare al Family Day possiamo dedurre che egli verta verso certe ideologie, o correnti di pensiero che dir si voglia, o bla bla. Insomma, non era la fiera della porchetta di merate. Era il Family Day! Si esibivano pargoli come trofei e ci si beava d'essere buoni, retti, simpatici e cattolici. Noi siamo la rettitudine, dico no all'abominio!
(Aborrisco, brrr) Quindi, affermare: Luca era gay, è guarito! è un giudizio. Si condanna, intrisicamente, l'omosessualità, la si considera alla stregue di una malattia mentale.
Come se dicessi: Dostoevskij era epilettico, ma hey, non è una disfunzione neurologica, è una punizione degli dei! Non l'hai letto nel "Male sacro"?
Quindi, Povia ha la sua libertà (e responsabilità) d'affermare "Luca era gay", io ho la mia d'affermare, Povia sei un cretino.
E poi, chisssenefrega di San Remo! Go Marco Carta, go! Voglio vederti in finale con gli Afterhours! Milano contro Cagliari,
Pirri capitale!