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venerdì 13 gennaio 2012

How to be a dyke, lesson three: tomboy/tomboy-femme

La foto di Ellen Page (ma quant'è carina?) l'ho presa qui 

Tesi, antitesi e sintesi: siamo così arrivate all'ultimo capitolo di How to be a dyke, terza lezione. Tomboy/Tomboy femme. L'ultimo miglio, si sa, è sempre il più difficile, e così questo capitolo conclusivo è stato particolaremente ostico da compilare. vuoi perché dopo un po' gli abiti decenti su polyvore finiscono o perché la moda ultimamente per me è sempre più teoria e meno pratica (ringraziamo di questo il mio conto in banca), tomboy (e soprattutto) tomboy femme non ne voleva proprio sapere di prendere forma. 
Il capitolo conclusivo ci riporta ove tutto è iniziato: l'azzardato taglio di capelli di Gaia (che sta bene, al momento non è rasata ma lotta assieme a noi) e questo post di Autostraddle.
Aver passato l'adolescenza a vestirmi come se fosse Halloween tutti giorni mi ha lasciato un grande insegnamento (a parte compra cappotti lunghi se sotto sei vestita in maniera radicola): ci sono codici, e ci sono stereotipi. E se la cosa talvolta, spesso, può essere fastidiosa, i codici possono tornare particolarmente utili. Esempio colto:



Cary Grant in Susanna! (bringing up baby)

Allinearvi allo stereotipo può essere comodo, molto comodo. E' un modo di dire ciao, tu sei lesbica? wow!anche io sono lesbica! guarda il mio anello/ la mia borsa/ le mie scarpe! Senza nemmeno proferire parola.
Diventare per una sera un papavero alto alto alto o una vistosa peonia vi può consitire di "portare a casa" e sciabattare allegramente in pigiama per il resto della vostra giornata, o settimana, fino al venerdì successivo. Over and over again.
Fashion is for fashion people, it's hard to be cool if you don't follow these rules! fashion is for fashion people, get out there now and break the rules!  (Chicks on speed, Fashion rules).
Ed ora inziamo dalla reginetta del Tomboy, la cara, vecchia Ellen Page (la cui omosessualità, nel frattempo, non è stata ancora né smentita, né confermata).
 


Si, la stessa ragazzina della foto d'apertura. Potere degli accessori e del trucco (o dell'assenza di accessori e trucco) Ma esplichiamo meglio:

Tomboy

Il parka è una cosa meravigliosa. Sta bene sui pantaloni, sta bene sui vestiti/gonne.in particolar modo se siete molto temerarie, alla Alexa Chung (overrated!) e lo indossate così direttamente sul vestito di cotone, rischiando la pleurite però. Completano il quadro (perchè voi non volete la pleurite) ampio maglione, classica maglietta a righe, satchel e immortali Beatles boots. Skinny, o jeans a vostra discrezione.
Non dimenticate anello-tipo e bracciale-tipo per fare rrrroar, i'm a muff muncher!
Tomboy-femme


Tomboy femme non è che si discosto così tanto da Tomboy, ma analizziamolo nel dettaglio. Niente parka, ma cappotto, sempre con "taglio maschile" (ringraziamo i raglan). Cheap monday (si, lo so che sono ripetitiva. i chinos su polyvore non mi piacevano), delizioso maglione a coste, camicia che ricorda molto queste qui ma con un inserto in seta/sheer che fa subito peonia-ma-non-troppo, diciamo gerbera. Completano il quadro: rossetto, beatles boots, una borsa che non potrò permettermi mai, accessori lievemente vistosi. Si, questo rossetto va via i un battibaleno.

Tomboy

L'estate  una brutta stagione in cui vestirsi bene, causa caldo, non è proprio possibile. Mutuate quel poco che c'è di buono della stagione calda per il vostro venerdì sera: shorts (non troppo corti, se no diventano hot pants), classica canottiera, maglioncino da nonno in cotone, oxfords, classica borsa/sporta in cotone. Si, sono qui per bere in bicchiere, preferisci té o caffè a colazione?
Tomboy-femme

variazione sul tema: via la sporta in cotone, via libera alla clutch envelope. Comoda, non troppo frizzi e lazzi. Rossetto, anello più vistoso, shorts, maglietta morbida e leggermente sheer, calze (o anche no) comodo maglione da nonno (sempre da levare con un rapido gesto rrroar) oxfords, che fanno tanto chic e non impegnano. Come, questo tatuaggio? L'ho fatto per la mia ex, quella ragazza là, di ciao!

Chi è Tomboy, non è queer, e straripa fascino? Charlotte Gainsbourg


Ma alla fine, vestiti o meno, sapete cosa funziona veramente?


Le foto di Dianna Lunt le ho prese da qui, il collage è opera mia.

torniamo al punto di partenza: grow a pair, cut your hair!


mercoledì 4 gennaio 2012

The X factor, dove X sta per gay

Immagine presa qui.

Il web è veloce: se lo stuzzichi risponde in fretta, da stalker, e tira fuori domande, foto e anche mezze risposte. E' quello che è capitato per Antonella Lo Coco, concorrente di X factor 5 domani in finale con I moderni e Francesca, di cui da settimane si parla su internet per le doti canore, la bellezza e il presunto orientamento sessuale. Antonella è lesbica:  a leggere i numerosi post, discussioni sui forum e perfino yahoo answer questo sembra un assunto, un dato di fatto, eppure per quanto si possa frugare fra le pagine i dati di fatto sono veramente pochi. Forse non ce n'è bisogno, quando tanti gaydar scattano all'unisono, e i pochi spiragli aperti sulla sua vita privata sembrano portare sulla stessa strada (Antonella possiede più di cinque degli elementi che avevamo indicato come gay detector nella nostra ironica lista; Antonella ha una ragazza che si sgola urlandole ti amo durante le esibizioni; Antonella non ha ricevuto la visita del fidanzato per natale, ma di una - pausa significativa, occhi che vagano - cara amica). Eppure non è tutto. Per rimanere in linea col programma, possiamo dire che Antonella ha l'X factor, ovvero quel qualcosa di non ben definito né definibile che fa rizzare le antenne e affermare, con tanta sicurezza e da un lato all'altro dell'Italia, che, si, è gay. 
Antonella è inoltre l'X factor della trasmissione, ovvero l'elemento gay (vero o presunto) di cui i reality italiani quest'anno sembra non riescano a fare a meno. Al Grande Fratello troviamo infatti Gaia Elide Bruschini, miss lesbica Roma 2010 (anche se gli autori male hanno imparato dalla decima edizione e hanno ripetuto l'errore già commesso con Siria De Fazio), e ad Amici c'è invece Pamela Gueli, che su facebook dichiara pubblicamente una relazione con una ragazza. 
Perché, anche se è piuttosto difficile che si parli apertamente della loro sessualità, il dubbio e la supposizione stimolano la curiosità e aumentano lo share. 
E alle volte ci regalano anche collage inaspettati e azzeccati come questo:

Immagine presa qui.

venerdì 23 dicembre 2011

How to be a dyke, lesson two: femme, femme, femme!



Sottotitolo strappalarime cum citazione: i am a human and i need to be loved, just like everybody else does.
Sapete, quando ho scritto questo post io ho mentito. Io non ce l'ho quel physique du role lì, non ho la faccia adatta.La settimana passata il capo supremo mi ha detto che sembro una miniatura degli anni '20. Non credo d'avere questa faccia qui, ma dopo esser stata paragonata anche a Coraline non mi stupisco più di nulla. Per farla breve, non possiedo di certo la tanto fantomatica faccia da lesbica. Anzi, potrei tranquillamente esserne considerata l'antitesi. E' per questo che scrivo questo post, care amiche. L'alternativa per spiccare fra i papaveri alti alti alti non è fingervi un papavero, ma vestirvi da peonie. Al bando i termini medi tanto cari all'ermeneutica: esasperate, esasperate, esasperate!
Dalla punta dei capelli arrotolata in bigodini alla punta dei piedi laccata di rosso, femme-femme-femme!

Una femme che possiamo trovare ovunque nonostante i dubbi talenti, Amber Heard:



How to dress like a femme, versione esasperata e stereotipata da somministrarvi a piccole dosi. (immagini da Polyvore, con l'ausilio di control k, la mia scorciatoia da tastiera preferita)



Punto primo: la gonna. Non una minigonna, non robetta di jeans raffazzonata e inguinale, ma una bella gonna la ginocchio, ampia, magari a pieghe, magari con una bella stampa floreale, ancor meglio in pizzo. Se loro avevano la canottiera come totem, voi avete la gonna. Chiaro e semplice.



Cose da abbinare alla gonna: twin-set alla Bree van de Kamp, bluse di seta, in pizzo, camicie con maniche arrotondate, peter pan collar come se piovessero.




Meglio della gonna, meglio di qualsiasi camicietta in pizzo: vestiti. vita segnata, gonna ampia, tessuti sopracitati. Lunghezza al ginocchio, che siete signorine bene.



Accessori: lapalissiano, tacchi. Concesse le ballerine, Audrey insegna. Borsette piccine picciò, rossetti rosso fuoco, leziosi cappelli e ancor più leziosi gioielli, fiocchi., sorriso a trentadue denti.Portasigarette, nel caso di vizio.
Uscite e splendete, peonie!


E ricordate:
 

Prossima (ed ultima) puntata, il connubio: Tomboy femme.
E nel frattempo, Buon Natale!




lunedì 12 dicembre 2011

How to spot a lesbian

Immagine presa qui.


Dite la verità, gli etero sono spesso un'inutile perdita di tempo e una spina nel fianco, e alle volte vorreste avere un gaydar effettivo ed affidabile da puntare con nonchalance per sapere se, e di chi, vi potete fidare. Fortunatamente, benché un così utile aggeggio non sia ancora stato inventato, le lesbiche hanno lavorato per decenni sviluppando un altrettanto utile e tuttavia sotterraneo linguaggio che valga da etichetta silenziosa, e vi faccia risparmiare tempo e fatica. 
Ecco allora qualche indizio per riconoscere chi appartiene alla vostra stessa specie (le immagini si intendono puramente indicative):

Le lesbiche moderne (o almeno quelle milanesi) sono fondamentalmente delle hipster, dunque rientrano nella categoria, anche se come segnali deboli, tutti i loro tratti distintivi, come gli occhiali da vista grossi, la bici  (meglio se a scatto fisso), le scarpe stringate da uomo, le cuffie per ipod molto grandi, etc.
Ci sono poi dei segnali forti, che non sono importanti tanto singolarmente quanto nel loro insieme. Diciamo che se anche il più indicativo dei segnali può lasciare spazio al dubbio, individuarne cinque o più su questa (insufficiente) lista vi lascia con una certezza decisamente maggiore (l'ordine è casuale):

1. la rasatura, meglio se asimmetrica, meglio ancora se brizzolata;
2. l'anello al pollice o una discreta quantità di fedi semplici nella stessa mano;
3. i Rayban (prima erano quelli a goccia, ora è più comune trovare questi);
4. il moschettone per tenere le chiavi di casa;
5. le mutande da uomo;
6. il bracciale di pelle, o in alternativa un bracciale largo e piatto;
7. il piercing al setto o alla fine del sopracciglio;
8. le braccia completamente ricoperte di tatuaggi;
9. la sciarpa sopra la maglietta o la canottiera;
10. uno a caso degli stereotipi classici (camicia a quadri, cravatta, cappello, bretelle e così via).

Badate bene, però, l'etero è un nemico piuttosto insidioso che si diverte a creare confusione utilizzando a sproposito i segnali codificati. Potrebbe capitare dunque che la vostra simpatica cavietta da laboratorio  possieda tutte le caratteristiche elencate e nonostante questo sia etero.
Che posso dirvi, state in guardia! 

venerdì 25 novembre 2011

How to be a dyke, lesson one


Foto presa da qui


Questo post è tratto da una storia vera.
Ho un'amica, chiamiamola Gaia (no, non è questa Gaia). Gaia è lesbica e da diversi anni porta i capelli corti (decisamente corti) che, sicchè beata lei è dotata di un minimo di manualità, si taglia da sola. Una mattina arriva il consueto appuntamento con la regolatina delle punte, ma quella mattina, purtroppo, Gaia ha troppo sonno per rendersi conto di quello che sta combinando e dove lo sta facendo. Allora Gaia fa un buco. Siccome i buchi, quando i capelli di base sono corti in partenza, è difficile dare una sistemata, Gaia decide di affrontare la situazione con un cipiglio denso di coraggio: prende in mano la macchinetta per rasare i capelli, la setta su un onorossimo 5 mm, e trasforma il danno in una cresta molto molto hip.Ora, questo accadeva un martedì (mi pare).
Il venerdì della stessa settimana Gaia e la sua acconciatura sono uscite per andare a ballare, e sapete cosa è successo? Gaia ha rimorchiato, è stata fotografata per immortalare tutta la sua dykness, Gaia è stata una perfetta lesbica, quella sera. Cosa ci insegna la storia di Gaia? Che talvolta essere stereotipo paga. Prendete queste due ragazze:



Link! Link!


Sono lesbiche, nevvero?
Errore!
E' solo il taglio di capelli che trae in inganno.
Ora, se non avete nessuna intenzione a- di rasarvi i capelli b- di tatuarvi c- di farvi dei piercing in tutta fretta e d- diventare vegetariane (controindicazioni, nell'ordine a- quando ricrescono ve ne pentirete. giuro. Niente è peggio di un taglio asimmetrico che cerca di tornare pari. Solo la nuca rasata è indolore. b- non ci sono controindicazioni c- restano i segni, eccome d- come lo dimostrate? ) quello che dovete fare per attirare l'attenzione di altre lesbiche è vestirvi da lesbiche.
I am a cliché I am a cliché! I am a cliché I am a cliché ! I am a cliché you've seen before!I am a cliché that lives next door!I am a cliché,you know what I mean, I am a cliché pink is obscen!
Ecco una rapida guida per vestirvi come si presuppone si vesta una lesbica incallita, e tornare a casa in compagnia di venerdì sera: (i collage li ho fatti tutti io con polyvore e poi ritagliati col mio nuovo amico, il comando "ritaglia" di anteprima)
Ovvio, no? La canottiera. Cosa c'è più da lesbiche di una sana, bianca canottiera? Perfetta per mettere in mostra i tatuaggi di cui sopra. Economica, utile in tutte le stagioni, tinta unita o righe. La canottiera è un evergreen che non delude mai.
Camicia, ma come da foto, non una camicia qualsiasi. Che sia a quadretti o meno, la camicia deve avere un taglio maschile. Quindi niente sciancrature, linee che seguono i fianchi, colletti arrotondati, maniche arrotondate, colori pastello: siete lesbiche, ricordate?
La camicia è da tenersi aperta sulla vostra canottiera d'ordinanza.
Per evitare con cura la pleurite: blazer, maglioni, felpe.Il blazer sopra la camicia anche no, potreste sembrare delle impiegate che hanno staccato tardi. Blazer sopra canottiera? Perfetto!Maglione da uomo/ragazzo/ nonno sopra maglietta o canottiera, felpa sopra canottiera, da levarsi con unico pratico gesto. Roar.
Pantaloni e scarpe: con cosa stanno tanto tanto bene le canottiere i blazer? Con quei pantaloni assassini chiamati anche skinny, quelli che quando ve li levate avete il segno della cucitura lungo tutta la gamba. Su su, niente lamentele: volete portare a casa, no?
Scarpe: piatte. Lapalissiano. Stringate, creepers, plimsoles, stivali. Piatte.

Capitolo accessori: l'ideale sarebbe riuscire ad incastrare tutto nelle tasche dei vostri pantaloni. In alternativa (è un'arte non facile da maneggiare) potete ricorrere a delle borse (come da foto) degli zaini (come da foto), o dei marsupi (opzione non prevista su poly7ore, chissà perchè).Sciarpe da avvolgere intorno al vostro diafano collo, bracciali (rigorosamente senza fronzoli), anelli grossi ma semplici, per mettere in risalto le vostre manine (ci siamo capite), matita per occhi per dare profondità al vostro sguardo da swagger, ed infine cappello.
Due tipi di cappelli, e due differenti motivi per indossare un cappello: motivo uno, se per strane congiunzioni astrali i vostri capelli quel dì fanno schifo e non c'è modo di smuovere la situazione, il cappello accorre sempre in vostro aiuto. Motivo due, capello come stratagemma per attirare l'attenzione: possono rubarlo per attirare la vostra attenzione (true story) o bussarci sopra per attirare la vostra attenzione (true story), o potete fare voi lo stesso con il cappello di qualcun'altra.
Completate il quadro con un'aria vagamente scazzata, (Gaystew insegna), bicchiere in una mano e aria da bella tenebrosa. E' venerdì, ragazze: some people call it a one night stand, but we can call it paradise.


Piccola postilla autoreferenziale: Amica che il 4 dicembre 2009 hai commentato questo post dicendomi: "te finisci a fare marketing :D" e ti sei firmata "Fra" volevo dirti che ci hai preso in pieno! Scrivimi, che ho bisogno di altri consigli per il futuro!

mercoledì 9 novembre 2011

This ain't science fiction


La foto è presa da qui

Avere uno stipedio, se hai le man bucate, può rivelarsi molto controproducente. vai a fare la spesa munita di lista e di fidanzata che non ha le mani bucate, superi indenne il reparto birre, gli invitanti scaffali ricolmi di olive e gli hambuger di soia surgelati che costano come un filet mignon, arrivi alla cassa dicevamo, e lì, che ti guarda ammiccando dalla copertina di Gioia in minigonna, c'è Kristen Stewart. Che fai, costa un euro, la lasci lì? In più la copertina millanta anche un articolo intitolato uomini che odiano la donna di Stieg Larsson veramente lo vuoi lasciarelì? Costa un euro, per dyo! Ora lavori! Ovviamente l'ho comprato.
Ah, Kristen Stewart, gaystew per le amiche. Una si dimentica della sua figura e di tutto quello che comporta e poi, bum! Torna su tumblr, cerca gaystew, e fioccano link come neve a Natale, e all'improvviso ti ricordi tutto: le scenette con Dakota, i meravigliosi meme, le pose e gli abiti improbabili, le fan che ne sanno una in più del diavolo. Non vi ricorda qualcosa?
Si fa accenno ogni due righe alla (presunta? confermata?) relazione con Rober Pattison ma del fatto che la ragazzina sappia perfettamente che cosa sia una krisbian nemmeno un accenno.
E' strabiliante e non voglio certo gridare al complotto, ma la vicenda di Ellen Page qualcosa ci ha insegnato: gay people know when other gay people are gay. I don’t know why or how, but we do. If you’re a gay celebrity, we know you’re gay. Ricky Martin being gay isn’t news. Ricky Martin coming out, on his own, to say that he’s gay, kind of is. (autostraddle)
E' una mera questione di ermeneutica: ci sono dei simboli, li raccogli, tracci un percorso.
Ci sono dei simboli, li raccogli, tracci un percorso.
Che poi sia gay o meno, poi, chissenfrega. Ma almeno non facciamo finta che sia la nuova findanzatina d'America tutta in brodo di giuggiole perchè sta per partorire un incrocio fra un vampiro e un'umana (puah non ce lo vogliamo aggiungere? E' la trama di Alien, in pratica!)



Link!

Internet 1, carta stampata 0




giovedì 3 novembre 2011

Ex gay stringate da "uomo"


Foto presa da qui

Talune biblioteche oltre ad avere libri hanno anche giornali. La mia in particolare un sacco di giornali: oltre ai quotidiano settimanali, mensili, da vanity fair a Top Girl, a Wired eccetera eccetera. Per non fare torto a nessuno hanno anche una rivista di cucina vegetariana e quella dei testimoni di geova. Aver passato un paio di orette a leggere giornali mi ha portata a capire due cose: una, Wired versione stampata proprio non mi piace. Due, Top Girl è rimasto lo stesso di quando avevo 14 anni io. Tre, ogni tanto vanity Fair fa degli articoli che mi fan rimpiagere l'abbonamento. Giusto ogni tanto, perché comunque bisogna scavare con doviziosa attenzione in mezzo a pagine e pagine di marchette letterarie sul libro del tal personaggio televisivo x che ha scritto un per la casa editrice y sul quell'interessantissimo argomento z (Benedetta Parodi, guarda che casino che hai combinato!).
La scorsa settimana mi sono persa un articolo sugli ex gay. Un articolo molto interessante e toccante, fatto di esperienze di gay che han provato a diventare ex gay e invece, siccome l'omosessualità non è una malattia, ergo non si può curare, gay son rimasti. Quelli che sono rimasti in vita, ovviamente. Perché di terapie riabilitative si può morire. Nulla a che fare con le terapie coercitive all'arancia meccanica, nulla di truculento. Semplicemente, ti suicidi perché non ce la fai proprio più.
Un dato interessante è che tutti, ma dico proprio tutti gli intervistati erano stati spediti dallo psicologo perché presentavano dei comportamenti "non conformi al loro genere". Il solito, you know: bambini che giocano con le bambole e bambine che giocano con le macchinine. Il solito, sommato a genitori ipercattolici ed iperapprensivi = terepie riparative. Una combinazione pericolosa. Cito testuale per rendere l'idea dell'abisso di follia in cui sguazzano questi "riparatori": Nicolosi gli insegnava come comportarsi da eterosessuale, come sembrare un vero uomo.” O anche lo lasciavano da solo in una stanza con due tavoli: da una parte le Barbie e il servizio da thè. Dall'altra le macchinine e le armi. Gli dicevano ora noi ce ne andiamo, ricordati però che sappiamo cosa fai. Noi vediamo, ricordati che sei un maschietto. Gli hanno insegnato la paranoia a cinque anni.
Cambio di scena, dai giornali gratis della biblioteca si passa ai giornali gratis che gente varia sta per buttare. Io li raccatto, li leggo, trovo argomenti utili o meno a questo blog, trovo cose che mi piacciono ed altre che non mi piacciono affatto, trovo l'ennesimo, insipido, inutile editoriale sui vestiti da uomo per le donne che si voglio vestire da uomo mantenendo la loro femminilità, ripenso a questo letto in “farsi un'idea, gay e lesbiche” circa i comportamenti maschili e quelli femminili veicolati dalla società e dalla cultura e non dal dna, eccetera eccetera, accendo la tv, sento Enzo Miccio che urla contro una povera signora “una donna senza gonna non è una vera donna!” cerco di ricordarmi quando è stata l'ultima volta che ho indossato una gonna (non ne ho idea) e mi chiedo, questo fa di me una donna un po' meno donna o una vera lesbica? Non indosso la gonna da un po' per varie ragioni x, però ieri avevo una deliziosa camicia di seta color cipria, vale comunque? Oppure siccome le mie gambe erano coperte e no, non portavo tacchi, ero un po' meno donna? Oppure il rossetto mi salvava in corner? E se mi vesto un po' meno da donna, sarà mica perchè sono lesbica? E se non mi vesto a sufficienza da lesbica, è perchè non sono sufficientemente lesbica? E se sto cercando disperatemente di liberarmi di questo stupido, stupido taglio assimmetrico significa che mi sto ravvedendo e presto vorrò un marito e tanti bambini a cui agitare in faccia gaudente i miei boccoli tutti pari?

A ventisei anni suonati (di cui 5 passati a vestirmi come se fosse Halloween tutti i giorni) ho deciso che non mi importa. Ho deciso che il reparto uomo spesso ha cose migliori, che il reparto bambini mi entra ancora e quindi perchè non approfittarne, che le "camicie da uomo" pagate due euro in fiera di Sinigallia sono la perfezione in quanto a taglio e proporzioni e che non smetterò di alimentare con scarpe di dubbio gusto il reparto tacchi della mia scarpiera.
L'unica regola aurea è un'affermazione di Kate Lanphear scovata per caso in rete:

that's the thing about fashion: you can use it to hide, but it's only magic when you use it to express who you really are

Ho deciso che quando leggo di look preppy un po' maschile che non rinuncia alla femminilità o di scarpe politicamente scorrette perchè basse e "maschili" (queste eh, non scarponi da montagna) o frasi come è tempo di trasformarci in maschiacci (ma di quelli chic) non devo sentirmi inadeguata. Ma incazzarmi almeno un pochino per la sequela di triti e tritriti luoghi comuni che mi vengono proprinati ogni giorno da "esperti di stile" e "life coach", per il solito, noioso e untile paradigma che viene portato avanti.
E che, se siamo ancora così indietro in Italia, forse è anche un po' colpa di certa editoria. Così, per dire.

martedì 27 settembre 2011

Freja Beha Erichsen, lovvo

foto presa qui

A Milano s'è appena conclusa la settimana della moda: ovunque vi girate, dalla metro ai tram a tutti gli angoli delle strade c'erano modelle. Come se piovessero, come se fossimo in Svezia, come se improvvisamente l'invasione degli ultracorpi fosse divenuta realtà. Lei mancava però. Lei, l'indiscussa reginetta del cuore di ogni leztumblr, la ragazza a cui basta un battito di ciglia per scatenare sospiri, fanpage (alcune delle quali vagamente creepy) e reblog infiniti: Freja Beha Erichsen. Questa qui, per essere precise


Ora, al di là del fatto che sia innegabilmente una bella fanciullina ( giovine giovine, classe 1987) che avrà mai questa Freja da renderla così speciale?Esplichiamo:









foto presa qui


Ah ah, questa non fa testo, è un video per Chanel.
Insomma: oltre ad essere bella (innegabile, seppur tremendamente magra), oltre ad avere la giusta attitudine (pare che sia chiami swagger, e pare che sia la stessa componente che rende Kstew assolutamente irresistibile), da anni un turbinio di voci aleggia intorno a Freja: sarà lesbica o meno? Ha veramente avuto una relazione con Irina Lazareanu e con CatherineMcNeil? E ora, effettivamente, sta con Arizona Muse?
Vox populi vox dei, as usual, ma ditemi se anche voi, guardando questa pubblicità



Link

non avete sogghignato sotto i baffi

mercoledì 14 settembre 2011

Girls who are boys who like boys to be girls

Foto presa da qui

Una volta trovata una buona parrucchiera, ella è per la vita. Due sono le caratteristiche della buona parrucchiera: per prima cosa, taglia quanto le dici di tagliare e non dissangua il tuo portafoglio. In seconda battuta, una buona parrucchiera ha una fornitissima sezione di "giornalacci" da sfogliare.
Ora, la mia amata parrucchiera racchiude in sé entrambe le caratteristiche, e quando la settimana passata sono andata da lei per lasciarmi alle spalle il mio alternative lifestyle haircut (cit) ho ingannato il tempo leggendo Cosmopolitan. Cosmopolitan per un po' mi ha illusa con quel suo prezzo promozionale di un euro, pensavo di poter instaurare una relazione duratura. Poi è passato a due euro e 20 ed allora ciao Cosmopolitan, i will survive.
Comunque: Cosmopolitan offre alle ragazze un servizio molto pratico che vi leverà dall'impiccio di perder tempo davanti all'armadio la mattina: prende una serie di starlette (o presunte tali) e fa commentare le loro mises ad un gruppo di uomini, i quali vi indicheranno cosa gli piace e cosa no, così capirete cosa indossare e cosa no. Ad esempio, potreste indossare questo, promosso all'unanimità dal gruppo di uomini:




Mentre questa, beh, questa potrebbe essere una mise un po' controversa:



Foto presa qui

A meno che non slacciate a dovere la camicia, altresì cit. (non testualmente) potrebbe non essere tanto chiaro che siete una donna. Insomma una donna vestita da uomo può anche essere eccitante, ma passare dall'androgino con brio a tomboy incallita il passo è breve. Fuori le tette che non voglio fare la figura del criptogay.
Motto ribattuto anche da un altro numero di Cosmpolitan:


la foto l'ho scattata io, grandi doti

Non troppo, mi raccomando.
Probabilmente questo non viene considerato troppo:


e presumo che questa possa essere considerata una donna che indossa qualcosa di maschile ma resta chiaramente donna.
(Non fatevi fregare, ragazze. American Apparel produce da parecchi anni le stesse identiche mutande per fanciulle, e senza la fastidiosa scritta Intimissimi. Stesso prezzo, mi dicono anche.)
Mentre se vi vestite così:

presa da qui



prese da qui





tumblr, ma non ricordo dove

o siete lesbiche, o non volete attrarre degli uomini (sciocchine!) e perciò morirete sole e mal vestite, o state cercando disperatamente d'attrarre l'attenzione di Enzo & Carla così che possiate ritrovare la retta via.
Per fortuna che c'è il pensierino della conclusione a rimettere tutto nella giusta prospettiva:

uno (fonte) and then I found out that gender can have fluidity, which is quite different from ambiguity. If ambiguity is a refusal to fall within a prescribed gender code, then fluidity is the refusal to remain one gender or another. Gender fluidity is the ability to freely and knowingly become one or many of a limitless number of genders, for any lenght of time, at any rate of change. Gender fluidity recognizes no borders or rules of gender.

E due (fonte)


Con buona pace del gruppo di uomini

E, btw, i capelli rossi non si confanno alla pelle abbronzata. Soprattutto quel tono di rosso. Che non si confà proprio a nessuno. Forse solo a lei. Mentre, miei cari, quest'anno il look tomboy incallita è molto à la page.