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venerdì 13 gennaio 2012

How to be a dyke, lesson three: tomboy/tomboy-femme

La foto di Ellen Page (ma quant'è carina?) l'ho presa qui 

Tesi, antitesi e sintesi: siamo così arrivate all'ultimo capitolo di How to be a dyke, terza lezione. Tomboy/Tomboy femme. L'ultimo miglio, si sa, è sempre il più difficile, e così questo capitolo conclusivo è stato particolaremente ostico da compilare. vuoi perché dopo un po' gli abiti decenti su polyvore finiscono o perché la moda ultimamente per me è sempre più teoria e meno pratica (ringraziamo di questo il mio conto in banca), tomboy (e soprattutto) tomboy femme non ne voleva proprio sapere di prendere forma. 
Il capitolo conclusivo ci riporta ove tutto è iniziato: l'azzardato taglio di capelli di Gaia (che sta bene, al momento non è rasata ma lotta assieme a noi) e questo post di Autostraddle.
Aver passato l'adolescenza a vestirmi come se fosse Halloween tutti giorni mi ha lasciato un grande insegnamento (a parte compra cappotti lunghi se sotto sei vestita in maniera radicola): ci sono codici, e ci sono stereotipi. E se la cosa talvolta, spesso, può essere fastidiosa, i codici possono tornare particolarmente utili. Esempio colto:



Cary Grant in Susanna! (bringing up baby)

Allinearvi allo stereotipo può essere comodo, molto comodo. E' un modo di dire ciao, tu sei lesbica? wow!anche io sono lesbica! guarda il mio anello/ la mia borsa/ le mie scarpe! Senza nemmeno proferire parola.
Diventare per una sera un papavero alto alto alto o una vistosa peonia vi può consitire di "portare a casa" e sciabattare allegramente in pigiama per il resto della vostra giornata, o settimana, fino al venerdì successivo. Over and over again.
Fashion is for fashion people, it's hard to be cool if you don't follow these rules! fashion is for fashion people, get out there now and break the rules!  (Chicks on speed, Fashion rules).
Ed ora inziamo dalla reginetta del Tomboy, la cara, vecchia Ellen Page (la cui omosessualità, nel frattempo, non è stata ancora né smentita, né confermata).
 


Si, la stessa ragazzina della foto d'apertura. Potere degli accessori e del trucco (o dell'assenza di accessori e trucco) Ma esplichiamo meglio:

Tomboy

Il parka è una cosa meravigliosa. Sta bene sui pantaloni, sta bene sui vestiti/gonne.in particolar modo se siete molto temerarie, alla Alexa Chung (overrated!) e lo indossate così direttamente sul vestito di cotone, rischiando la pleurite però. Completano il quadro (perchè voi non volete la pleurite) ampio maglione, classica maglietta a righe, satchel e immortali Beatles boots. Skinny, o jeans a vostra discrezione.
Non dimenticate anello-tipo e bracciale-tipo per fare rrrroar, i'm a muff muncher!
Tomboy-femme


Tomboy femme non è che si discosto così tanto da Tomboy, ma analizziamolo nel dettaglio. Niente parka, ma cappotto, sempre con "taglio maschile" (ringraziamo i raglan). Cheap monday (si, lo so che sono ripetitiva. i chinos su polyvore non mi piacevano), delizioso maglione a coste, camicia che ricorda molto queste qui ma con un inserto in seta/sheer che fa subito peonia-ma-non-troppo, diciamo gerbera. Completano il quadro: rossetto, beatles boots, una borsa che non potrò permettermi mai, accessori lievemente vistosi. Si, questo rossetto va via i un battibaleno.

Tomboy

L'estate  una brutta stagione in cui vestirsi bene, causa caldo, non è proprio possibile. Mutuate quel poco che c'è di buono della stagione calda per il vostro venerdì sera: shorts (non troppo corti, se no diventano hot pants), classica canottiera, maglioncino da nonno in cotone, oxfords, classica borsa/sporta in cotone. Si, sono qui per bere in bicchiere, preferisci té o caffè a colazione?
Tomboy-femme

variazione sul tema: via la sporta in cotone, via libera alla clutch envelope. Comoda, non troppo frizzi e lazzi. Rossetto, anello più vistoso, shorts, maglietta morbida e leggermente sheer, calze (o anche no) comodo maglione da nonno (sempre da levare con un rapido gesto rrroar) oxfords, che fanno tanto chic e non impegnano. Come, questo tatuaggio? L'ho fatto per la mia ex, quella ragazza là, di ciao!

Chi è Tomboy, non è queer, e straripa fascino? Charlotte Gainsbourg


Ma alla fine, vestiti o meno, sapete cosa funziona veramente?


Le foto di Dianna Lunt le ho prese da qui, il collage è opera mia.

torniamo al punto di partenza: grow a pair, cut your hair!


giovedì 12 gennaio 2012

Scissor sister

In foto: Tabatha Coffey e il fortunato incontro con Photoshop.

Per quanto, devo ammetterlo, senta la mancanza della versione Sky di Real Time, anche dopo il suo passaggio sul digitale terreste il canale rimane un guru (grazie a chiunque ci sia dietro), capace di tenerti incollato allo schermo fino al lieto fine. A parte i vari programmi sulle malattie (imbarazzanti, misteriose, etc.), che proprio non riesco a far andare giù, penso di averli visti tutti almeno una decina di volte, abbastanza per affezionarmi al povero professionista di turno che deve sbattere la testa contro la presunzione e la testardaggine dell'uomo comune. 
Real Time è anche un canale gay friendly, non apertamente ma nella profondità del suo tessuto, nei personaggi che lo popolano e che in un certo qual modo servono ad abituare il pubblico a rapportarsi con noi. Un coming out, una presa di posizione pubblica su un argomento di attualità o di interesse gay era nell'aria, ma tra tutti i programmi che potevo immaginarmi protagonisti (Cortesie per gli ospiti, Vendo casa disperatamente, Ma come ti vesti?, Abito da sposa cercasi), ultimo in classifica era Tabatha, mani di forbice. Soprattutto nella figura di Tabatha, l'inflessibile parrucchiera (non me ne voglia) dal cuore di ghiaccio.
Scoprire, gironzolando su internet, che Tabatha è lesbica ha scatenato in me più o meno questa reazione:

Immagine presa da una puntata a caso di 2 broke girls: se non l'avete ancora visto, recuperate!

A quanto pare, però, si tratta di una carenza mia, perché scopro leggendo la sua intervista su Pink News che la ragazza ha sempre parlato apertamente della sua sessualità e della sua relazione di dieci anni con una donna, che ha collaborato con diverse campagne per i diritti degli omosessuali (tra cui NOH8), e che nel 2012 presenterà la ventitreesima edizione dei GLAAD Media Awards.
Alla domanda se ritiene che essere dichiarata abbia influito positivamente o negativamente sulla sua carriera, Tabatha ha risposto:
Non ci ho mai pensato, sono sempre stata onesta a riguardo. Le sole persone di cui mi sono preoccupata quando ho fatto coming out sono state la mia famiglia e gli amici più stretti, per quanto comunque ritenga che ci sia un tempo e un luogo per ogni cosa. Non sento la necessità di presentarmi ad un cliente dicendo "Ciao, sono Tabatha, sono lesbica e oggi ti taglierò i capelli." Non è rilevante. Per me essere gay è una parte di quello che sono, ma non l'aspetto che mi definisce di più, è come avere i capelli biondi o gli occhi azzurri.

Immagine della campagna NOH8.

Visto il recente dibattito al senato del New Jersey sui matrimoni gay, Tabatha si è espressa anche a questo proposito:
Trovo incredibile che se ne stia ancora discutendo. E' dannatamente ridicolo che al giorno d'oggi gli uomini e le donne gay non abbiano la possibilità di sposare i loro patner. Ovviamente, quando la legge passerà, e passerà prima o poi, non tutti la sfrutteranno. Ma dovremmo avere la possibilità di scegliere.
Infine, quando le si è si è chiesto da dove abbia preso la determinazione e il coraggio di lottare per i propri diritti, ha risposto:
Ho avuto una madre incredibilmente forte. La sua frase preferita era: "Non lasciare che ti abbattano. Sono stupidi, non preoccupartene. Crescere negli strip club ha significato essere circondata da persone transgender e drag queen. Venivano presi di mira ma erano completamente onesti a riguardo. Ho sentito storie di pestaggi e di gay cacciati di casa e li ho visti superare tutto questo. Mia madre li ha aiutati a superarlo. Era una donna incredibilmente forte ed è da qui che viene la mia personalità.

Ancora una foto, giusto per ridere:

mercoledì 11 gennaio 2012

I like girls because breasts





Il sonno della ragione genera miscellanee:

Autostraddle sul possibile coming out di Gaystew

Afterellen e il casting per il cast di The Real L Word tre. Perplessità

Shit straight girl say to lesbian: uno, e due

Nuova iniziativa italiana: diversamente uguali.

E' riniziato Pretty Little Liars e per ora è noiosissimo. Però potrebbe tornare Maya, l'amichetta di Emily. ah beh, allora tutto perdonato.

Harmony in salsa lesbica, Tierra de Lobos

via Soft Revolution is pornography draving men crazy?

Tavi ha intervistato David Sedaris. La odio (con molto affetto però).

Sempre da Rookie, girl first kiss  (è impossibile odiarla, in pratica)

Sito interessante, Jezebel

Telefilm da guardare, two broke girls (grazie acrobat)

Antonella lo Coco su Afterellen. Tremate.

Tumblr: girls in underwear

Oh, un porcellino d'india!


mercoledì 4 gennaio 2012

The X factor, dove X sta per gay

Immagine presa qui.

Il web è veloce: se lo stuzzichi risponde in fretta, da stalker, e tira fuori domande, foto e anche mezze risposte. E' quello che è capitato per Antonella Lo Coco, concorrente di X factor 5 domani in finale con I moderni e Francesca, di cui da settimane si parla su internet per le doti canore, la bellezza e il presunto orientamento sessuale. Antonella è lesbica:  a leggere i numerosi post, discussioni sui forum e perfino yahoo answer questo sembra un assunto, un dato di fatto, eppure per quanto si possa frugare fra le pagine i dati di fatto sono veramente pochi. Forse non ce n'è bisogno, quando tanti gaydar scattano all'unisono, e i pochi spiragli aperti sulla sua vita privata sembrano portare sulla stessa strada (Antonella possiede più di cinque degli elementi che avevamo indicato come gay detector nella nostra ironica lista; Antonella ha una ragazza che si sgola urlandole ti amo durante le esibizioni; Antonella non ha ricevuto la visita del fidanzato per natale, ma di una - pausa significativa, occhi che vagano - cara amica). Eppure non è tutto. Per rimanere in linea col programma, possiamo dire che Antonella ha l'X factor, ovvero quel qualcosa di non ben definito né definibile che fa rizzare le antenne e affermare, con tanta sicurezza e da un lato all'altro dell'Italia, che, si, è gay. 
Antonella è inoltre l'X factor della trasmissione, ovvero l'elemento gay (vero o presunto) di cui i reality italiani quest'anno sembra non riescano a fare a meno. Al Grande Fratello troviamo infatti Gaia Elide Bruschini, miss lesbica Roma 2010 (anche se gli autori male hanno imparato dalla decima edizione e hanno ripetuto l'errore già commesso con Siria De Fazio), e ad Amici c'è invece Pamela Gueli, che su facebook dichiara pubblicamente una relazione con una ragazza. 
Perché, anche se è piuttosto difficile che si parli apertamente della loro sessualità, il dubbio e la supposizione stimolano la curiosità e aumentano lo share. 
E alle volte ci regalano anche collage inaspettati e azzeccati come questo:

Immagine presa qui.

venerdì 30 dicembre 2011

It's spaghetti and hydrogen

Immagine presa qui.

Qualche giorno fa Autostraddle ha pubblicato una Top10, votata dalle lettrici tramite twitter e tumblr, dei personaggi lesbici, bisessuali e con "diversi orientamenti sessuali" di film e telefilm.
Agli estremi della classifica troviamo Brittana, ovviamente con Santana al vertice e Brittany alla base. La cosa non ci sorprende, le due ragazze se lo sono meritato, nonostante probabilmente il voto sia dovuto più all'affetto incondizionato delle fan (riversato in una quantità esorbitante di fan fiction) che all'attenzione allo sviluppo dei personaggi e della loro relazione (attenzione di cui Ryan Murphy è stato decisamente avaro, come dimostra la puntata sul coming out di Santana, l'assenza anche di un solo bacio tra le due e  l'eliminazione dalla puntata di Natale di questo momento). 
Il resto della classifica, invece, mi lascia piuttosto perplessa. Tralasciando il fatto che non conosca minimamente la ragazza in seconda posizione (mea culpa, a quanto pare Pariah è decisamente da vedere), le posizioni sono tutte sbagliate. 
In terza posizione: Lisbeth Salander. Per prima cosa, Lisbeth Salander è amore incondizionato e va automaticamente al vertice di qualsiasi classifica venga inserita. In secondo luogo, visto che siamo all'indomani dell'uscita in America e Inghilterra della versione di David Fincher di The girl with the dragon tatoo (tgwtdt per gli amici), potevano sforzarsi e mettere almeno una foto di Rooney Mara (Noomi Rapace probabilmente rimarrà insuperabile, ma diamole una possibilità).
In quinta posizione: Franky Fitzgerald. Ragazze, l'ultima stagione di Skins è inguardabile: inguardabile. La morte di uno sceneggiatore si fa sentire tutta e la storia (eventuale, ancora) tra Franky e Mini è solo il tentativo di non perdere il pubblico che avevano conquistato con Emily e Naomy. Certo, l'intento è andato a buon fine, come dimostra la morbosa ricerca di spoiler su internet, così esasperata da portare la povera Dakota Blue Richards a pronunciarsi in merito sul suo twitter:


In nona posizione: Kalinda Sharma. Nona. Kalinda. Sotto Fiona di Degrassi, sotto Batwoman, sotto Franky di Skins, sotto Emily di Pretty Little Liars.
Qui proprio non ci siamo.
Kalinda potrebbe reggere da sola The good wife, se non avesse già una scrittura magistrale e Alicia Florrick. Kalinda è la versione meno traumatizzata di Lisbeth Salander, quindi per lei vale la stessa regola enunciata qui sopra. Kalinda ti fa uscire di testa abbastanza da guardare poi su youtube Personal Affairs (telefilm inglese piuttosto ridicolo in cui tra l'altro recita anche Ruta Gedmintas). Kalinda è, ovviamente, bellissima, oltre che estremamente carismatica.
Dunque no, non ci siamo proprio.

venerdì 23 dicembre 2011

How to be a dyke, lesson two: femme, femme, femme!



Sottotitolo strappalarime cum citazione: i am a human and i need to be loved, just like everybody else does.
Sapete, quando ho scritto questo post io ho mentito. Io non ce l'ho quel physique du role lì, non ho la faccia adatta.La settimana passata il capo supremo mi ha detto che sembro una miniatura degli anni '20. Non credo d'avere questa faccia qui, ma dopo esser stata paragonata anche a Coraline non mi stupisco più di nulla. Per farla breve, non possiedo di certo la tanto fantomatica faccia da lesbica. Anzi, potrei tranquillamente esserne considerata l'antitesi. E' per questo che scrivo questo post, care amiche. L'alternativa per spiccare fra i papaveri alti alti alti non è fingervi un papavero, ma vestirvi da peonie. Al bando i termini medi tanto cari all'ermeneutica: esasperate, esasperate, esasperate!
Dalla punta dei capelli arrotolata in bigodini alla punta dei piedi laccata di rosso, femme-femme-femme!

Una femme che possiamo trovare ovunque nonostante i dubbi talenti, Amber Heard:



How to dress like a femme, versione esasperata e stereotipata da somministrarvi a piccole dosi. (immagini da Polyvore, con l'ausilio di control k, la mia scorciatoia da tastiera preferita)



Punto primo: la gonna. Non una minigonna, non robetta di jeans raffazzonata e inguinale, ma una bella gonna la ginocchio, ampia, magari a pieghe, magari con una bella stampa floreale, ancor meglio in pizzo. Se loro avevano la canottiera come totem, voi avete la gonna. Chiaro e semplice.



Cose da abbinare alla gonna: twin-set alla Bree van de Kamp, bluse di seta, in pizzo, camicie con maniche arrotondate, peter pan collar come se piovessero.




Meglio della gonna, meglio di qualsiasi camicietta in pizzo: vestiti. vita segnata, gonna ampia, tessuti sopracitati. Lunghezza al ginocchio, che siete signorine bene.



Accessori: lapalissiano, tacchi. Concesse le ballerine, Audrey insegna. Borsette piccine picciò, rossetti rosso fuoco, leziosi cappelli e ancor più leziosi gioielli, fiocchi., sorriso a trentadue denti.Portasigarette, nel caso di vizio.
Uscite e splendete, peonie!


E ricordate:
 

Prossima (ed ultima) puntata, il connubio: Tomboy femme.
E nel frattempo, Buon Natale!




lunedì 19 dicembre 2011

Billy, don't be an hero


La foto di Ellen Page in Super l'ho presa da qui

Questo post non sarà particolarmente sulla notizia perchè la notizia (o meglio le notizie), sono se non della scorsa settimana ben più vecchie, ma hey, la scorsa settimana a me funzionava un occhio su due, facciamo che va bene lo stesso?
Non poter leggere/ usare il pc/ nemmeno riuscire a guardare lo schemo è una bella rottura. In compenso ho pensato tantissimo, giusto per tenermi compagnia. E ascoltato molto, video che non potevo vedere. Tipo questo.
Che poi ho visto.
E forse era meglio se avessi continuato a farmi leggere le notizie del giornale da the frog.
La prima considerazione che mi viene da fare è che la Bachmann non sembri ne così sorpresa, ne così sconvolta come ci piacerebbe pensare. Ovviamente è basita ( f4 basita, per gli intenditori), ma questa è un'ovvietà . E poi, cosa avrebbe dovuto dire: ta ghe resun bagaet, mo la smeto?*
A me spiazzano anche i bambini che mi chiedono: perchè regali le caramelle? E le caramelle non sono nemmeno un argomento che mi sta così tanto a cuore. In seconda battuta, gran tristezza la madre che lo spinge e lo incalza. Non che la Bachmann non si meriti qualcosa di più di un calcetto nei denti,  ma mi piacerebbe vedere il buon senso degli elettori assestarle quel calcetto, non un bambino di otto anni recalcitrante e intimidito.
E ho poi ho rivisto questo video, di cui si era già parlato qui (e stranamente, insospettabilmente, se n'era parlato bene). Ma: primo, non aveva l'irritante, urticante titolo two lesbians raised a baby and this is what they got, secondo, ero nel mio periodo di tesi, aka quattro mesi d'instabilità emotiva costante e perpetua. Rivederlo ora, con quel titolo fastidiosissimo, fa solo innervosire.
E' l'effetto primo della classe, ben raccontato da Elena qui.
Un gay non è mai un gay, ma tutti i gay del globo messi assieme, pregi difetti inclusi in un comodo formato tascabile 160 centrimetri per 52 kg avvolto in taffetà rosa.
Un bambino figlio di coppie omogenitoriali non è mai un rompipalle di quattro anni che vuole giocare giocare giocare, ma sempre la prova del nove della bontà (o meno) di una famiglia atipica.
Una tizia  che rilascia strambe dichiarazioni ad opinabili giornali non è mai un caso clinico sé stante, ma tutte le lesbiche messe assieme nella loro collettiva follia.( per quelle in carne con i capelli lunghi e un genitore non famoso non abbiamo ancora deciso che etichetta appiccicare).
Il problema? Al solito, la mancanza di visibilità.
Agli onori delle cronache salgono sempre i casi esemplari, quelli che, nel bene e nel male,  raccolgono milioni di visite su youtube e riescono a strappare un titolo strappalacrime anche a Studio Aperto. Come questa storia qui,vera o falsa non si è ancora capito,  che comunque s'è meritata dieci minuti di ovvietà con sottofondo del valzer del Favoloso mondo di Amelie.
La soluzione? Al solito, essere più visibili tutti. Raus poiana, raus.

* in milanese: hai ragione ragazzino, adesso la smetto.

Cose a caso:

Scovato tramite Soft Revolution, xoJane

Mancano due giorni due all'uscita di the girl with the dragon tattoo, Fincher's edition. Per quanto Noomi Rapace resterà sempre l'indimenticabile Lisbeth del mio cuore, il remake americano ha questa canzone nella colonna sonora. Mica cazzi.

Non sono divertenti come i recap di The Real L Word ma ci andiamo molto vicini: Autostraddle riassume Glee.

Tumblr tumblr tumblr, the invisible femme.

H&M, oops i did it again! belle fanciulle asiatiche per tutte anche quest'anno.

lunedì 12 dicembre 2011

How to spot a lesbian

Immagine presa qui.


Dite la verità, gli etero sono spesso un'inutile perdita di tempo e una spina nel fianco, e alle volte vorreste avere un gaydar effettivo ed affidabile da puntare con nonchalance per sapere se, e di chi, vi potete fidare. Fortunatamente, benché un così utile aggeggio non sia ancora stato inventato, le lesbiche hanno lavorato per decenni sviluppando un altrettanto utile e tuttavia sotterraneo linguaggio che valga da etichetta silenziosa, e vi faccia risparmiare tempo e fatica. 
Ecco allora qualche indizio per riconoscere chi appartiene alla vostra stessa specie (le immagini si intendono puramente indicative):

Le lesbiche moderne (o almeno quelle milanesi) sono fondamentalmente delle hipster, dunque rientrano nella categoria, anche se come segnali deboli, tutti i loro tratti distintivi, come gli occhiali da vista grossi, la bici  (meglio se a scatto fisso), le scarpe stringate da uomo, le cuffie per ipod molto grandi, etc.
Ci sono poi dei segnali forti, che non sono importanti tanto singolarmente quanto nel loro insieme. Diciamo che se anche il più indicativo dei segnali può lasciare spazio al dubbio, individuarne cinque o più su questa (insufficiente) lista vi lascia con una certezza decisamente maggiore (l'ordine è casuale):

1. la rasatura, meglio se asimmetrica, meglio ancora se brizzolata;
2. l'anello al pollice o una discreta quantità di fedi semplici nella stessa mano;
3. i Rayban (prima erano quelli a goccia, ora è più comune trovare questi);
4. il moschettone per tenere le chiavi di casa;
5. le mutande da uomo;
6. il bracciale di pelle, o in alternativa un bracciale largo e piatto;
7. il piercing al setto o alla fine del sopracciglio;
8. le braccia completamente ricoperte di tatuaggi;
9. la sciarpa sopra la maglietta o la canottiera;
10. uno a caso degli stereotipi classici (camicia a quadri, cravatta, cappello, bretelle e così via).

Badate bene, però, l'etero è un nemico piuttosto insidioso che si diverte a creare confusione utilizzando a sproposito i segnali codificati. Potrebbe capitare dunque che la vostra simpatica cavietta da laboratorio  possieda tutte le caratteristiche elencate e nonostante questo sia etero.
Che posso dirvi, state in guardia! 

mercoledì 7 dicembre 2011

La felicità è un abominio

in foto, un auspicio.

Per chi come me non ci si fosse mai imbattuto prima, su Il Foglio di Giuliano Ferrara esiste una rubrica umoristica intitolata Preghiera. Ci scrive un buffo signore di nome Camillo Langone.
Il buffo signore qualche giorno fa citava il Levitico disquisendo di cantanti gay e felicità. E questo non può che essere senso dell'umorismo. Chi conoscete voi che citerebbe seriamente il Levitico, andiamo.
In poche righe una sfilza di battute, da l'omosessualità è un'offesa alle donne a Tiziano Ferro è inascoltabile perché dichiara "ho un fidanzato e sono felice".
Non so la vostra, ma la mia omosessualità è piuttosto una venerazione delle donne e Tiziano Ferro è inascoltabile ai più per motivi un po' più pertinenti all'orecchio musicale. Per me lo è giusto la canzone che da il titolo al nuovo album (Rai che ritiri i video da YouTube, ti odio)... una noia mortale! Tutto il resto mi sembra piuttosto orecchiabile, ma non ne vado fiera.
Langone, su Tiziano un po' uno spirito di patata, ammettilo.
Molto meglio Spinoza.it: Tiziano Ferro: "sono fidanzato e sono felice". "Ok, ma io ero venuto per la caldaia".

venerdì 25 novembre 2011

How to be a dyke, lesson one


Foto presa da qui


Questo post è tratto da una storia vera.
Ho un'amica, chiamiamola Gaia (no, non è questa Gaia). Gaia è lesbica e da diversi anni porta i capelli corti (decisamente corti) che, sicchè beata lei è dotata di un minimo di manualità, si taglia da sola. Una mattina arriva il consueto appuntamento con la regolatina delle punte, ma quella mattina, purtroppo, Gaia ha troppo sonno per rendersi conto di quello che sta combinando e dove lo sta facendo. Allora Gaia fa un buco. Siccome i buchi, quando i capelli di base sono corti in partenza, è difficile dare una sistemata, Gaia decide di affrontare la situazione con un cipiglio denso di coraggio: prende in mano la macchinetta per rasare i capelli, la setta su un onorossimo 5 mm, e trasforma il danno in una cresta molto molto hip.Ora, questo accadeva un martedì (mi pare).
Il venerdì della stessa settimana Gaia e la sua acconciatura sono uscite per andare a ballare, e sapete cosa è successo? Gaia ha rimorchiato, è stata fotografata per immortalare tutta la sua dykness, Gaia è stata una perfetta lesbica, quella sera. Cosa ci insegna la storia di Gaia? Che talvolta essere stereotipo paga. Prendete queste due ragazze:



Link! Link!


Sono lesbiche, nevvero?
Errore!
E' solo il taglio di capelli che trae in inganno.
Ora, se non avete nessuna intenzione a- di rasarvi i capelli b- di tatuarvi c- di farvi dei piercing in tutta fretta e d- diventare vegetariane (controindicazioni, nell'ordine a- quando ricrescono ve ne pentirete. giuro. Niente è peggio di un taglio asimmetrico che cerca di tornare pari. Solo la nuca rasata è indolore. b- non ci sono controindicazioni c- restano i segni, eccome d- come lo dimostrate? ) quello che dovete fare per attirare l'attenzione di altre lesbiche è vestirvi da lesbiche.
I am a cliché I am a cliché! I am a cliché I am a cliché ! I am a cliché you've seen before!I am a cliché that lives next door!I am a cliché,you know what I mean, I am a cliché pink is obscen!
Ecco una rapida guida per vestirvi come si presuppone si vesta una lesbica incallita, e tornare a casa in compagnia di venerdì sera: (i collage li ho fatti tutti io con polyvore e poi ritagliati col mio nuovo amico, il comando "ritaglia" di anteprima)
Ovvio, no? La canottiera. Cosa c'è più da lesbiche di una sana, bianca canottiera? Perfetta per mettere in mostra i tatuaggi di cui sopra. Economica, utile in tutte le stagioni, tinta unita o righe. La canottiera è un evergreen che non delude mai.
Camicia, ma come da foto, non una camicia qualsiasi. Che sia a quadretti o meno, la camicia deve avere un taglio maschile. Quindi niente sciancrature, linee che seguono i fianchi, colletti arrotondati, maniche arrotondate, colori pastello: siete lesbiche, ricordate?
La camicia è da tenersi aperta sulla vostra canottiera d'ordinanza.
Per evitare con cura la pleurite: blazer, maglioni, felpe.Il blazer sopra la camicia anche no, potreste sembrare delle impiegate che hanno staccato tardi. Blazer sopra canottiera? Perfetto!Maglione da uomo/ragazzo/ nonno sopra maglietta o canottiera, felpa sopra canottiera, da levarsi con unico pratico gesto. Roar.
Pantaloni e scarpe: con cosa stanno tanto tanto bene le canottiere i blazer? Con quei pantaloni assassini chiamati anche skinny, quelli che quando ve li levate avete il segno della cucitura lungo tutta la gamba. Su su, niente lamentele: volete portare a casa, no?
Scarpe: piatte. Lapalissiano. Stringate, creepers, plimsoles, stivali. Piatte.

Capitolo accessori: l'ideale sarebbe riuscire ad incastrare tutto nelle tasche dei vostri pantaloni. In alternativa (è un'arte non facile da maneggiare) potete ricorrere a delle borse (come da foto) degli zaini (come da foto), o dei marsupi (opzione non prevista su poly7ore, chissà perchè).Sciarpe da avvolgere intorno al vostro diafano collo, bracciali (rigorosamente senza fronzoli), anelli grossi ma semplici, per mettere in risalto le vostre manine (ci siamo capite), matita per occhi per dare profondità al vostro sguardo da swagger, ed infine cappello.
Due tipi di cappelli, e due differenti motivi per indossare un cappello: motivo uno, se per strane congiunzioni astrali i vostri capelli quel dì fanno schifo e non c'è modo di smuovere la situazione, il cappello accorre sempre in vostro aiuto. Motivo due, capello come stratagemma per attirare l'attenzione: possono rubarlo per attirare la vostra attenzione (true story) o bussarci sopra per attirare la vostra attenzione (true story), o potete fare voi lo stesso con il cappello di qualcun'altra.
Completate il quadro con un'aria vagamente scazzata, (Gaystew insegna), bicchiere in una mano e aria da bella tenebrosa. E' venerdì, ragazze: some people call it a one night stand, but we can call it paradise.


Piccola postilla autoreferenziale: Amica che il 4 dicembre 2009 hai commentato questo post dicendomi: "te finisci a fare marketing :D" e ti sei firmata "Fra" volevo dirti che ci hai preso in pieno! Scrivimi, che ho bisogno di altri consigli per il futuro!

lunedì 21 novembre 2011

Rumor has it




Le prime puntate di Glee le ho amate moltissimo e senza riserve. Poi l'entusiasmo è scemato. Poi è diventato noioso. Poi è diventato High School Musical. Poi hanno bistrattato il Rocky Horror Show, e non si fa. Poi è diventato una versione canterina di Settimo Cielo. Poi io ho cambiato telefilm, e Glee è andato avanti senza di me.
Il grande, grandissimo demerito di Glee è aver preso il musical, una cosa universalmente meravigliosa e priva di noia, e averlo fatto diventare una torta malriuscita in cui senza nessun motivo apparente i personaggi iniziano a cantare e a ballare kumbaya come se fossero costantemente sotto acidi.
Questi sono musical, e certe puntate di Glee ne son state belle lontane.
Grande merito di Glee, invece, è quello d'esser stata sempre una serie non gayfriendly, ma di più, decisamente oltre. Dal personaggio di Kurt, portato avanti dalla prima puntata della prima serie alla storia di Santana e Brittany, iniziata in sordina ,e poi, come qualsiasi cosa lesbian-related esplosa fino a diventare un fenomeno di proporzioni gargantuesche, Glee è un telefilm che s'impegna e si schiera.
Questo non lo salva da tutte le sue grosse pecche, eh: è un telefilm, dovrebbe essere fatto bene, non un accozzaglia di videoclip montati in base alla popstar in voga il tal momento o girati intorno a tal fenomeno di costume x (e potrei aggiungere, anche, che far recitare la parte dei diciassettenni a gente che ha dieci e più anni è una pratica che andrebbe abolita, si vede che sono “vecchi”), però di fronte alla bella, toccante puntata andata in onda questa settimana devo accantonare tutte le mie riserve ed ammettere: Glee, sull'affaire dell'outing di Santana hai fatto proprio un bel lavoro.Vale lo stesso principio di quanto enunciato per Empress of the World: la sperduta ragazzina in Michigan con una cotta per la sua migliore amica. Perciò,anche se non mi piace e spesso mi fa dormire, e altre incazzare per quanto riesce ad essere banale, noioso e raffazzonato, non posso negare l'utilità di Glee.
Anche un po' a malincuore.

Miscellanea:

Trailer italiano per Uomini che odiano le donne, Fincher's edition (grazie Michele).
Domani 22 novembre, ore 20.30 in Bocconi (the place to be) proiezione di Diversamente Etero. Tutti i dettagli qui.
Iniziare bene la settimana: Ellen Degeners e Breaking Dawn, gaystew, un gufo!



Bye bye, birdie.

venerdì 11 novembre 2011

Lesbians are forever

Foto e fonte: Autostraddle.

Domanda da un milione di dollari: perché una coppia gay o lesbica vuole sposarsi?
Lo hanno chiesto Third Way e Grove Insight alla popolazione americana, scoprendo che ancora la buona parte è convinta di una insita differenza tra coppie etero e coppie gay. In base alle risposte ottenute, infatti, un uomo e una donna si sposerebbero per dimostrarsi amore reciproco e impegno nella relazione mentre una coppia gay o lesbica cerca di raggiungere diritti e/o benefici economico-giuridici. 
Insomma, convinti che le campagne condotte fino ad oggi, che puntavano sull'aspetto logico-razionale della questione, non siano riuscite ad andare a segno, un gruppo di politici di Washington ha pensato ad una campagna intitolata The commitment campaign che dovrebbe mostrare come anche i gay possano avere relazioni serie e motivazioni sentimentali per volersi sposare. 
Benché Autostraddle, su cui ho trovato la notizia, si schieri senza riserve contro questa campagna, inventando degli esilaranti cartelloni pubblicitari che rispondono all'idea di base (e vi consiglio proprio di andarveli a vedere), io devo ammettere di non vedere la questione in maniera così negativa. 
Per quanto sia ovvio che non può esser l'unica maniera di comunicare, è altrettanto indubbio che se una coppia vuole sposarsi esiste alla base la volontà ad impegnarsi reciprocamente. Per lo stesso motivo trovo sterili le accuse di eteronormatività del messaggio o le critiche al fatto che il target di riferimento siano gli eterosessuali e non le persone gay (è una questione di numeri, se vuoi che la legge passi, devi far si che votino a nostro favore anche loro).
E chissà che un po' di autoironia non possa farci bene. 

mercoledì 9 novembre 2011

This ain't science fiction


La foto è presa da qui

Avere uno stipedio, se hai le man bucate, può rivelarsi molto controproducente. vai a fare la spesa munita di lista e di fidanzata che non ha le mani bucate, superi indenne il reparto birre, gli invitanti scaffali ricolmi di olive e gli hambuger di soia surgelati che costano come un filet mignon, arrivi alla cassa dicevamo, e lì, che ti guarda ammiccando dalla copertina di Gioia in minigonna, c'è Kristen Stewart. Che fai, costa un euro, la lasci lì? In più la copertina millanta anche un articolo intitolato uomini che odiano la donna di Stieg Larsson veramente lo vuoi lasciarelì? Costa un euro, per dyo! Ora lavori! Ovviamente l'ho comprato.
Ah, Kristen Stewart, gaystew per le amiche. Una si dimentica della sua figura e di tutto quello che comporta e poi, bum! Torna su tumblr, cerca gaystew, e fioccano link come neve a Natale, e all'improvviso ti ricordi tutto: le scenette con Dakota, i meravigliosi meme, le pose e gli abiti improbabili, le fan che ne sanno una in più del diavolo. Non vi ricorda qualcosa?
Si fa accenno ogni due righe alla (presunta? confermata?) relazione con Rober Pattison ma del fatto che la ragazzina sappia perfettamente che cosa sia una krisbian nemmeno un accenno.
E' strabiliante e non voglio certo gridare al complotto, ma la vicenda di Ellen Page qualcosa ci ha insegnato: gay people know when other gay people are gay. I don’t know why or how, but we do. If you’re a gay celebrity, we know you’re gay. Ricky Martin being gay isn’t news. Ricky Martin coming out, on his own, to say that he’s gay, kind of is. (autostraddle)
E' una mera questione di ermeneutica: ci sono dei simboli, li raccogli, tracci un percorso.
Ci sono dei simboli, li raccogli, tracci un percorso.
Che poi sia gay o meno, poi, chissenfrega. Ma almeno non facciamo finta che sia la nuova findanzatina d'America tutta in brodo di giuggiole perchè sta per partorire un incrocio fra un vampiro e un'umana (puah non ce lo vogliamo aggiungere? E' la trama di Alien, in pratica!)



Link!

Internet 1, carta stampata 0




lunedì 7 novembre 2011

Take every day as it comes, some are good and some are bad

Foto presa qui.


Per quanto io sia affascinata dall'idea di trasferirmi all'estero, in una nazione più razionale e più civile, alle volte bisogna ammettere, amaramente, che tutto il mondo è paese. 
Dopo un periodo sostanzialmente fiacco di notizie, recentemente mi capita sempre più di leggere di casi di omofobia, alcuni abbastanza scontati da lasciarmi senza stupore, altri più dolorosi, che mi scatenano una fastidiosa sensazione di gastrite.
Del primo gruppo (mi dispiace ammetterlo, ma è così: non me ne stupisco) è la notizia, arrivata perfino ai telegiornali nazionali, di una trentanovenne romana che non ha potuto donare il sangue perché lesbica. Non è il primo caso del genere in Italia, vi avevamo parlato di una situazione molto simile verificatasi a Milano ormai qualche anno fa (e personalmente conosco diverse persone che sono state mandate a casa con la stessa, vigliacca, giustificazione).
Ma, come dicevo, l'Italia non è sola in queste notizie. Una studentessa dell'università Sant'Antonio del Texas è stata aggredita da due uomini mentre aspettava un passaggio. Dopo averla stordita con alcuni pugni, i due uomini l'hanno caricata su un camion, dove hanno continuato a picchiarla per qualche tempo prima di lasciarla al bordo di una superstrada.
Nel Colorado, invece, un simpatico burlone ha dipinto kill the gays sul cancello del garage di una coppia di lesbiche.
E infine, per la serie cosa c'è dopo l'happy ending?, vi raccontiamo che l'adorabile coppia lesbica che qualche settimana fa è stata nominata King and Queen del proprio liceo, dopo numerose manifestazioni di supporto, sta avendo a che fare adesso con diverse hate mail. Molte delle persone che hanno contattato la scuola per lamentarsi, tra l'altro, non sono nemmeno residenti a San Diego.
La notizia di cui vi voglio parlare oggi, però, riguarda la mia amata Gran Bretagna. Un rapporto del consiglio della contea dell'Essex, infatti, ha messo in luce l'impreparazione e l'omofobia interiorizzata di molti insegnanti dei licei. Numerosi ragazzi gay vittime di bullismo hanno infatti riportato che, quando si sono rivolti agli insegnati per avere supporto o protezione, si sono sentiti rispondere di comportarsi meno da gay, così da non avere più problemi. Le associazioni gay sono ovviamente sconcertate dalla notizia e, in collaborazione al comitato dell'Essex contro il bullismo, promettono di darsi da fare per formare insegnati più sensibili e preparati ad affrontare questo tipo di situazioni.
Insomma, per rimanere nella saggezza popolare, paese che vai notizia che trovi, e oggi come oggi nessuno sembra particolarmente invitante. 

giovedì 3 novembre 2011

Ex gay stringate da "uomo"


Foto presa da qui

Talune biblioteche oltre ad avere libri hanno anche giornali. La mia in particolare un sacco di giornali: oltre ai quotidiano settimanali, mensili, da vanity fair a Top Girl, a Wired eccetera eccetera. Per non fare torto a nessuno hanno anche una rivista di cucina vegetariana e quella dei testimoni di geova. Aver passato un paio di orette a leggere giornali mi ha portata a capire due cose: una, Wired versione stampata proprio non mi piace. Due, Top Girl è rimasto lo stesso di quando avevo 14 anni io. Tre, ogni tanto vanity Fair fa degli articoli che mi fan rimpiagere l'abbonamento. Giusto ogni tanto, perché comunque bisogna scavare con doviziosa attenzione in mezzo a pagine e pagine di marchette letterarie sul libro del tal personaggio televisivo x che ha scritto un per la casa editrice y sul quell'interessantissimo argomento z (Benedetta Parodi, guarda che casino che hai combinato!).
La scorsa settimana mi sono persa un articolo sugli ex gay. Un articolo molto interessante e toccante, fatto di esperienze di gay che han provato a diventare ex gay e invece, siccome l'omosessualità non è una malattia, ergo non si può curare, gay son rimasti. Quelli che sono rimasti in vita, ovviamente. Perché di terapie riabilitative si può morire. Nulla a che fare con le terapie coercitive all'arancia meccanica, nulla di truculento. Semplicemente, ti suicidi perché non ce la fai proprio più.
Un dato interessante è che tutti, ma dico proprio tutti gli intervistati erano stati spediti dallo psicologo perché presentavano dei comportamenti "non conformi al loro genere". Il solito, you know: bambini che giocano con le bambole e bambine che giocano con le macchinine. Il solito, sommato a genitori ipercattolici ed iperapprensivi = terepie riparative. Una combinazione pericolosa. Cito testuale per rendere l'idea dell'abisso di follia in cui sguazzano questi "riparatori": Nicolosi gli insegnava come comportarsi da eterosessuale, come sembrare un vero uomo.” O anche lo lasciavano da solo in una stanza con due tavoli: da una parte le Barbie e il servizio da thè. Dall'altra le macchinine e le armi. Gli dicevano ora noi ce ne andiamo, ricordati però che sappiamo cosa fai. Noi vediamo, ricordati che sei un maschietto. Gli hanno insegnato la paranoia a cinque anni.
Cambio di scena, dai giornali gratis della biblioteca si passa ai giornali gratis che gente varia sta per buttare. Io li raccatto, li leggo, trovo argomenti utili o meno a questo blog, trovo cose che mi piacciono ed altre che non mi piacciono affatto, trovo l'ennesimo, insipido, inutile editoriale sui vestiti da uomo per le donne che si voglio vestire da uomo mantenendo la loro femminilità, ripenso a questo letto in “farsi un'idea, gay e lesbiche” circa i comportamenti maschili e quelli femminili veicolati dalla società e dalla cultura e non dal dna, eccetera eccetera, accendo la tv, sento Enzo Miccio che urla contro una povera signora “una donna senza gonna non è una vera donna!” cerco di ricordarmi quando è stata l'ultima volta che ho indossato una gonna (non ne ho idea) e mi chiedo, questo fa di me una donna un po' meno donna o una vera lesbica? Non indosso la gonna da un po' per varie ragioni x, però ieri avevo una deliziosa camicia di seta color cipria, vale comunque? Oppure siccome le mie gambe erano coperte e no, non portavo tacchi, ero un po' meno donna? Oppure il rossetto mi salvava in corner? E se mi vesto un po' meno da donna, sarà mica perchè sono lesbica? E se non mi vesto a sufficienza da lesbica, è perchè non sono sufficientemente lesbica? E se sto cercando disperatemente di liberarmi di questo stupido, stupido taglio assimmetrico significa che mi sto ravvedendo e presto vorrò un marito e tanti bambini a cui agitare in faccia gaudente i miei boccoli tutti pari?

A ventisei anni suonati (di cui 5 passati a vestirmi come se fosse Halloween tutti i giorni) ho deciso che non mi importa. Ho deciso che il reparto uomo spesso ha cose migliori, che il reparto bambini mi entra ancora e quindi perchè non approfittarne, che le "camicie da uomo" pagate due euro in fiera di Sinigallia sono la perfezione in quanto a taglio e proporzioni e che non smetterò di alimentare con scarpe di dubbio gusto il reparto tacchi della mia scarpiera.
L'unica regola aurea è un'affermazione di Kate Lanphear scovata per caso in rete:

that's the thing about fashion: you can use it to hide, but it's only magic when you use it to express who you really are

Ho deciso che quando leggo di look preppy un po' maschile che non rinuncia alla femminilità o di scarpe politicamente scorrette perchè basse e "maschili" (queste eh, non scarponi da montagna) o frasi come è tempo di trasformarci in maschiacci (ma di quelli chic) non devo sentirmi inadeguata. Ma incazzarmi almeno un pochino per la sequela di triti e tritriti luoghi comuni che mi vengono proprinati ogni giorno da "esperti di stile" e "life coach", per il solito, noioso e untile paradigma che viene portato avanti.
E che, se siamo ancora così indietro in Italia, forse è anche un po' colpa di certa editoria. Così, per dire.

martedì 1 novembre 2011

Live like king and queen


Foto presa qui

Io ho una sana, genuiuna, incurabile passione per i film a tema teen americani. Mean Girls, Heaters, Easy A, The Jawbraker, Bring it on, Whip it...Ci potrei scrivere sopra una tesi di laurea. Probabilmente è per questo che mi è piaciuto cos' tanto But i'm a cheerleader: si muove su dei binari che considero una confort zone di rara solidità, e in più è a tema lgbtq. Niente di meglio, no? No, perchè a volte la realtà supera la fantasia.
A San Diego nel liceo
Patrick Henry High School Rebecca Arellano viene eletta Prom King. Nessun scherzo di pessimo gusto à là Carrie, o voglia di bullizzare la lesbica della scuola regalandole un titolo maschile perchè ah ah, tanto fa l'uomo. No no: Rebecca viene eletta prom's king in maniera assolutamente genuina.
Qualche tempo dopo la sua ragazza,Haleigh Adams
, viene eletta prom's queen, il che fa di loro la prima coppia lesbica eletta prom's queen and king nella storia dei licei americani, il che rende questa storia assolutamente adorabile, una goccia nel mare, si, ma veramente adorabile.
Ovviamente il paese è piccolo, la gente momvora, e non a tutti (ma guarda un po') va giù l'elezione di Rebecca,
si sa che la gente dà buoni consigli se non può più dare cattivo esempio, ovviamente usando come argomento la solita tradizione eccetera eccetera, e allora la ragazza "rilascia su facebook" uno statement veramente esemplare, perfetto per zittire le comari di tutto il globo terracqueo:

For all the girls who think tradition should be continued, go back to the kitchen, stop having sex before you're married, get out of school and job system, don't have an opinion, don't own any property, give up the right to marry who you love, don't vote, and allow your husband to do whatever he pleases to you. Think about the meaning of tradition when you use it in your argument against us.


Io ci farei su un film.