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domenica 26 giugno 2011

Milano siamo (anche) noi


Il Pride a Milano è sempre nazionale.
Davvero, se conoscete un minimo questa città e siete stati ad un Pride, non potete che esserne soddisfatti. Il clima che si respira, le facce di chi partecipa e di chi, a lato, osserva passare il corteo tenendo il ritmo con le mani, dei fortunati che si affacciano direttamente dal balcone di casa e cantano, i mille volantini che ti ritrovi in mano che sono tutti diversi eppure tutti simili, le danze, i colori. Si può dire lo stesso di tutti i Pride? In potenza forse si, ma a conti fatti no. Ci sono Pride in cui si avverte la divisione delle associazioni, l'antagonismo, le opinioni che dividono più di quelle che uniscono. Ce ne sono altri che sono troppo superficiali, patinati, plastici, e non riescono a coinvolgere. E ci sono anche, purtroppo, quelli non partecipati, sgonfi, che non riescono ad essere gioiosi.
Non so in quanti fossimo ieri, i numeri non mi interessano. A camminarci dentro si aveva la sensazione di essere in mezzo ad una folla, e tanto mi basta. Una folla eterogenea ed entusiasta, perché a Milano alle volte si ha davvero la sensazione, come ho trovato scritto in un volantino, che o sei friendly o sei out.

Qui potete trovare le mie foto di ieri.

sabato 25 giugno 2011

Christopher street day, Milano


Oggi è giorno di Pride, a Milano. O meglio, è giorno di Christopher street, in onore della strada di New York da cui tutto ha avuto inizio il 27 giugno del '69. La strada dello Stonewall dei moti, al Greenwich Village. Ma che ve lo dico a fare!
Allora vi dico il percorso e l'orario e ci si vede lì: partenza da piazza Lima alle 16,30, poi corso Buenos Aires, addobbato per l'occasione, corso Venezia, piazza San Babila, piazza Scala, piazza Cordusio, via Cusani, largo Cairoli e arrivo in piazza Castello.
Il patrocinio del Comune stavolta c'è. Pisa dj pare di no causa impegni da sindaco, ma forse ci manda un messaggio come Mina.
Qui il manifesto politico con le richieste della manifestazione. Ce l'ha il carnevale un manifesto politico?
A stasera!

mercoledì 15 giugno 2011

Pictures of pride

In foto la nostra cara Geco.


Siamo state al Pride, e questo si sapeva. Io ho portato dietro la mia fedele macchina fotografica, che si chiama Lucrezia. E questo lo potevate immaginare. Quella che apre il post è un assaggio, il resto lo potete trovare tra le foto della nostra pagina facebook, ovvero qui.

martedì 14 giugno 2011

Dissapoint the youth


Ringraziamo per la bella foto Sara Mils (la qualità delle immagini di blogger non le rende affatto giustizia).
Il titolo del post viene da questa canzone degli Adult.

Metterò subito le mani avanti senza fare troppi giri di parole: a me questo pride non è piaciuto. Per niente. Facendo due conti con l'età che avanza, l'anno prossimo saranno 10 anni di pride per me. Ho iniziato a sfilare a 17 anni, e dal 2002 ne ho visti di riusciti o meno, partecipati o non tanto partecipati, caotici o organizzatissimi, ho fatto due nazionali (Milano 2005, Genova 2009), bene o male me ne sono sempre tornata a casa ustionata e soddisfatta. (eccezion fatta per l'anno 2007, in cui non sono tornata a casa perchè sono svenuta prima)
Quest'anno, nonostante io mi sia abbondantemente scottata, non ero tanto soddisfatta.
Potrei dare la colpa della mia insofferenza al mio abbigliamento inappropriato, frutto del subdolo sito meteo che ha detto "pioggia" ed alla zona "subagusta" ove effettivamente, meterologicamente parlando, non tirava una bella aria (inaproppriato perchè i cheap monday con 30 gradi non si augurano a nessuno), ma non è solo questo. Potrei dire che la musica era pessima, che di carro in carro (ed erano quaranta) si ribalzavano Madonna prima Lady Gaga poi e una Bertè qua e là non la si nega a nessuno, ma non è solo questo.
Potrei dirvi che nonostante fosse "Europride" tutti i carri parlavano italiano.
Il carro dell'Agedo come al solito è stato il più bello e il più commovente, il più applaudito dalla folla (e non può essere diversamnte, quelle persone sono adorabili).
Potrei dirvi, invece, che durante il percorso non è stato detto un granchè di politico, tutti gli interventi sono stati relegati alla fine, dopo Lady Gaga. Grosso errore.
Sarebbe troppo facile e ingeneroso fare il paragone con il pride milanese dell'anno scorso (troppo facile, la musica era per-fet-ta), ma un paragone col pride genovese di due anni fa, invece ci sta tutto. Il pride nazionale a Genova (di cui abbiamo parlato qui qui qui e qui) è stato un pride participatissimo, dai manifestanti e dalla città. La zona del porto era piena di bandiere della manifestazione, i commercianti avevano tutti o quasi almeno un volantino, in strada c'era chiunque, e il bel momento passato in galleria dove tutti, e dico tutti, anche i bambini, hanno cantato America di Gianna Nannini. Ecco, io queste cose all'Europride non l'ho viste, non le ho proprio sentite.
Mi è sembrato d'aver camminato per una distanza brevissima andando molto molto piano, di sentire musica brutta sparata a volumi impressionanti (mentre alcuni carri avevano volumi da bisbiglio), d'aver visto pochi, pochini stranieri, molti carri (molti quelli dei locali) ma insomma poca sostanza.
Sostanza che, a quanto mi è stato detto, è stata tutta condensata nell'ormai celeberrimo discorso di Lady Gaga (approvato) e nei discorsi a seguire, e devo crederci sulla fiducia perché quando è stata (bruscamente) levata la musica ai carri io ormai vedevo sfilare non persone, ma le patate ripiene del greco del pigneto. Insomma, ero molto stanca ed avevo molta fame, quindi me ne sono andata a saziare la mia voglia di patate altrove.
Per cui, probabilmente,si, la mia è una percezione parziale dell'evento Europride, ma con grande, grandissimo rammarico devo dire che si, ecco, è stata una grande parata, ma secondo me è stata, anche, un'occasione un po' sprecata.

Cambiando discorso:

Sull'Unità di giovedì 9 giugno c'era un bell'articolo firmato da Nicla Vassallo e Vittorio Lingiardi, e lo potete leggere qui

Guardatevi questa bellissima iniziativa del Best

E' riniziato The Real L Word e, udite udite, questa stagione sembra meno sciocchina della precedente. Come esauriamo l'argomento Europride ne parliamo

martedì 7 giugno 2011

Scusa non ti sento, sono alquanto occupata




Il titolo del post viene da questa canzone

Nel mondo succede anche questo: Freja Beha Erichsen e Arizona Muse. (Foto presa qui)

Cose che succedono/ sono successe/ succederanno a breve:

Non serve certo che ve lo dica io, visto che la notizia, da due giorni a questa parte, è stata urlata da una parte all'altra del globo terracqueo: Lady Gaga sarà presente all'Europride di Roma. Al momento (20 e 11 del 6 giugno) non è ben chiaro se canterà o meno, se si limiterà a sfilare o terrà anche un "comizio". In ogni caso, son cose!
A livello musicale Lady Gaga per me vale quanto qualsiasi altra sua simile: dura che quel che dura, non è decisamente il mio genere e comunque la regina incontrastata resta sempre lei, la sempiterna Madzilla. Che sia un faro per la comunità lgbt è un dato innegabile, e che l'averla portata a Roma sia un colpaccio pure.Sono contenta per il "lustro" che darà all'Europride (se la manifestazione fosse stata chiusa che so, dalla Rettore, non si avrebbe avuto lo stesso impatto, è innegabile), ed è pure innegabile che la copertura mediatica dell'evento, finora scarsina a voler usare un eufemismo, si sia moltiplicata esponenzialmente dopo l'annuncio della sua presenza. Quindi, groppuscoli di fanatici religiosi, questa è per voi: pappapero.
Canzonette discutibili a parte (eccezion fatta per Bad Romance, un capolavoro nel suo genere e protagonista di questo indimenticabile momento ) a me Gaga piace giusto in questa sobria versione:




foto presa qui

(amici, lo so anche io che ci sono foto risalenti alla scorsa estate dove non troppo sobria ballo felicissima Alejandro. Ora non stiamo a ritirarle fuori per dimostare il mio latente e inespresso amore per Lady Gaga, sono la prima ad ammettere che dopo due birrette ballerei qualsiasi cosa, anche questo)

Udite Udite, è riniziato the Real L Word! (giusto in tempo, è appeno finito Uomini e Donne). Ne potete avere un assaggino qui.
Sono felice come un bambino in un negozio di dolciumi.

E' uscito il libro di Gigola. visto con i miei occhi sabato, lasciato in libreria a causa del prezzo.In copertina c'è Lou Doillon, costa 14 euro e consta di 230 pagine.

Nell'Unità di ieri, rubrica Liberi Tutti, c'era un articolo molto interessante (ed interessante è detto senza alcuna accezione ironica) sulla lettera scritta al Papa dal forum europeo dei gruppi cristini di lesbiche, gay, bisessuali e trasgender .Lo potete leggere qui

That's all, folks. Meno quattro!

lunedì 21 marzo 2011

All the lazy dykes

All the lazy dykes, Morrissey

E' brutto smentire Mr Morrissey ma talvolta bisogna farlo: non siate lesbiche pigre, prendete armi, bagagli, camicie a quadri e venite al pride quest'anno.
Non è un pride qualsiasi: come potete vedere dall'apposito logo è il pride europeo.
La chiamata alla armi inzia ora perché, come ben saprete, questo è il periodo giusto per prenotare un volo low cost che sia effettivamente low cost. O un treno. O una nave. Oppure fate voi.
Qui potete vedere i contributi di Paola Cortellesi, Luciana Litizzetto e Maurizio Costanzo (!!) alla causa.
Questo invece è il sito del Pride, con tutte le indicazioni del caso.

And if they don't believe us now, will they ever believe us?

(Anche la frase qui sopra è di Morrissey. Proviene da questa bellissima canzone. Si, sono una grandissima fan degli Smiths. Da carampanismo cieco proprio.)

martedì 6 luglio 2010

Nuestros derechos no son negocio


Ebbene si, sono stata al Pride di Madrid. Orgullo, per la precisione, che gli inglesismi si sa, lì non sono ben accetti.

Gli amici rimasti in patria, che eccitati chiedevano resoconti all'altezza delle aspettative, sono rimasti un po' delusi. Motivo per cui ho aspettato fino ad oggi di chiarirmi le idee prima di raccontare questo immenso Gay Pride anche a voi. Immenso è senz'altro la parola chiave: 56 associazioni nel comitato organizzativo, 35 carri, più di un milione di manifestanti, senza contare la folla accalcata ai lati del percorso, arrampicata sulle impalcature dei cantieri, affacciata seminuda ai balconi dei palazzi. Ritrovare in quella bolgia gli altri membri del gruppo Arc goes to Madrid è stata un'impresa e neanche totalmente riuscita.

Partito intorno alle 18,00, la coda del corteo sarà arrivata a destinazione verso le 23. Voltaren emulgel, vero protagonista del mio Pride, mi ha tenuto in piedi in quelle ore di camminata. Numeri a parte il corteo era un corteo. Quello che fa dell'Orgullo di Madrid il più importante Gay Pride europeo è tutto il contorno. E' la vista di tante coppie omosessuali in giro per la città, e non solo per il quartiere gay Chueca, nei giorni precedenti e successivi al Pride. E' la bandiera rainbow che domina la città, esposta da tutti, ma proprio tutti gli esercenti di Madrid. Sono i concerti, gli spettacoli e le feste nei locali, ma più fuori dai locali, che ogni notte per giorni tengono svegli i madrileni, volenti o nolenti. Ed è anche il giro di soldi, si stima di 42 milioni di euro, generato dalla manifestazione in un solo weekend. D'altronde credo sia ben chiaro agli spagnoli quanto il turismo gay li stia aiutando ad uscire dalla crisi.


Chi l'ha capito anche meglio degli altri è sicuramente Mr. Mc Donald. Due dipendenti della multinazionale infatti quel giorno, al posto di panini e sorrisi, distribuivano ventagli rainbow ai manifestanti, lanciandoli dal cornicione del fast food lungo il percorso. Davanti la famosa M e la scritta Orgullo 2010, dietro l'elenco delle vie in cui trovare gli altri punti vendita della ditta in città. Sia chiaro, la solidarietà fa sempre piacere, vedere la nostra bandiera esposta ad ogni angolo di strada da ristoranti, bar, negozi, uffici, centri di ricerca, agenzie immobiliari, e chi più ne ha più ne metta come direbbe mia madre, è una cosa che appena scesa dalla metro dà una sensazione di protezione impagabile per chi deve fare i conti tutti i giorni in Italia con notizie di ordinaria omofobia. Però forse se non avessi visto quei ventagli non avrei realizzato bene neanche il senso degli striscioni del Bloque Orgullo Critico appesi ad alcune finestre di Chueca: uno dà il titolo a questo post, gli altri, tutti uguali, recavano la scritta Orgullo sì pero no asì.

Non so se sia stata questa presa di coscienza, che poi è un po' la scoperta dell'acqua calda se vogliamo dirla tutta, a far si che i miei racconti del Pride abbiano rincuorato gli amici invidiosi della mia partenza. Forse c'è di più. Forse anche sentirmi rispondere che in Spagna non esiste un'associazione delle famiglie omogenitoriali, mentre la cercavo in testa al corteo, ha fatto la sua parte. Chissà poi se è vero, il carro delle familias diversas c'era, ma loro erano lì per mostrare la propria realtà familiare al mondo, non per chiedere diritti o riconoscimento alle istituzioni. Quelli, loro, li hanno già. La visibilità, essere accettati dalla società è importante, il Pride non è mai superfluo, però..però. Però il Genova Pride dell'anno scorso mi aveva emozionato di più. Il gesto di solidarietà di una passante che applaude alla vista della manifestazione, un gesto per nulla scontato e totalmente gratuito, vale molto più della strizzata d’occhio del Mc Donald's. Manifestare per i miei diritti negati è qualcosa che mi è mancato all'Orgullo. La sensazione era più quella di una festa che non quella di una protesta, e io ho sempre difeso il Pride dalle accuse di carnevalata, perché credo nella sua essenza di rivendicazione di diritti. Questa essenza giocoforza si perde quando quei diritti li hai già raggiunti. Per questo trovare questo adesivo


alla fine del percorso in un certo senso mi ha fatto piacere. Mi ha permesso di rifocalizzare l'obbiettivo, lo scopo della mia presenza a Madrid.

Per il resto, mi porterò dietro questo ricordo..sono pur sempre stata al Pride di Madrid, per dio! Ma averlo visto una volta per me può bastare, Madrid mi rivedrà in altre occasioni, magari meno agorafobiche. Finché gli omosessuali italiani non dovranno più invidiare gli spagnoli, il mio ginocchio si infiammerà nel mio Paese.

ps: sparata finale a parte, provate a propormi il Pride di Stoccolma e vediamo dove finiscono i miei propositi patriottici.

giovedì 24 giugno 2010

I saved the world today

In foto, l'Irlanda.


Fra qualche giorno, dopo il Pride nazionale (Napoli, 26 giugno) e quello di Roma (3 luglio), il mese più gay dell'anno si chiuderà. Cosa avremo portato a casa? Poco, probabilmente, e benché sappia perfettamente che non è un Pride che muoverà una legge, bisognerebbe tenere a mente che è per quello che si sfila, per le leggi, per i diritti, non per fingersi single e bere in compagnia alle quattro del pomeriggio.
Nello stato in cui viviamo, però, temo che sia facile perdere di vista certi obbiettivi, non foss'altro perché a non averli mai avuti, e a non parlarne mai, si rischia anche di dimenticarsi che esistono (e che si possono avere).
Non parlo solo delle ragazzine che sono gay dal venerdì alla domenica e poi stop, né di quelle che hanno l'agenda troppo fitta di serate in discoteca e aperitivi gay per inserire un impegno che sia sociale, o politico, o che. Parlo anche di noi lesbiche troppo impegnate politicamente, che a forza di essere esposte (volenti o nolenti) allo stato delle cose, alla televisione di stato, al (cattivo) senso comune dell'italiano medio, corriamo il rischio di lottare per il principio e non per la realtà, perché nella realtà, ormai, abbiamo smesso di sperare.
Io ho ricevuto una bella scossa quando meno di un anno fa sono stata in Irlanda con Etwas. Grazie a questo blog (davvero, grazie blog) abbiamo passato una piacevolissima serata con Veronica ed Eva, che ci hanno portato a mangiare il più buon hamburger vegetariano della storia e che sono, semplicemente, delle persone adorabili.
Veronica ed Eva, qualche mese fa, hanno annunciato il loro matrimonio. Scossa numero uno.
Veronica ed Eva, qualche mese fa, hanno annunciato che saranno mamme. Scossa numero due.
Si sa che all'estero ci si può sposare e fare la fecondazione artificiale, si sa, ne abbiamo anche scritto, ma conoscere delle persone che lo stanno facendo cambia davvero le carte in tavola.
Ti fa sentire in maniera diversa.
Per questo motivo ho pensato di farle parlare attraverso questo blog, così da passare un po' di questa scossa anche a voi, così che non perdiamo di vista la realtà ripiegandoci nel principio.

Prima di tutto, presentatevi.
Veronica, 29 anni a luglio, sono italiana ma vivo a Dublino dal 200. Eva, 35 anni, spagnola, vive a Dublino da quasi 10 anni. Stiamo assieme da 5 anni, ci siamo conosciute nella verde campagna irlandese e nonostante nessuna delle due volesse ammetterlo, fu amore a prima vista.
All'inizio fu difficile accettarlo, un sentimento così grande faceva paura e lo abbiamo tenuto nascosto. Era il nostro segreto, rendeva tutto più eccitante ed era anche più facile, essendo lontane da casa e dai giudizi degli altri non bisognava rendere conto a nessuno delle nostre azioni. Io, allora, mi trovavo in Irlanda per un progetto di volontariato. Quando è finito sono rientrata in Italia per l'estate, con l'idea di tornare in Irlanda a settembre per cercare lavoro. La lontananza, però, fu insopportabile, tanto che alla fine anticipai il mio volo per rivederla. Mi trasferii nel monolocale di Eva, a Dublino, con l'idea di cercare una stanza non appena avessi trovato lavoro. Non me ne andai più! Stavamo talmente bene che ci sembrava stupido dormire lontane e pagare due affitti. Ora, dopo quasi sei anni e cinque traslochi, continuiamo a vivere assieme. Abbiamo affittato una casa con una stanza in più e il giardino, dato che fra poco saremo in tre!

Com'è essere gay in Irlanda? E' una nazione così cattolica come la descrivono?
In realtà no. La Chiesa, qui, ha fatto più danni che altro e la gente è consapevole degli abusi perpetrati dai preti e dalle suore sugli studenti delle scuole cattoliche. Il risultato è che oggi gli irlandesi non si fidano più della Chiesa. Non hanno perso la fede in Dio ma hanno sicuramente perso il rispetto per una categoria di persone che ha permesso atrocità e abusi per anni e anni. Gli irlandesi hanno una mentalità aperta, accettano facilmente la diversità. La maggior parte delle persone LGBT in Irlanda ha fatto coming out sul lavoro e con la famiglia, che spesso manifesta assieme a loro.

Dopo quanto tempo avete pensato ad avere un figlio?
L'idea di costruire una famiglia ha sempre fatto parte dei nostri sogni. Abbiamo cominciato ad informarci circa tre anni fa. All'inizio abbiamo contattato una clinica di Londra (London Women Clinic), convinte che in Irlanda fosse impossibile, poi una collega di Eva ci ha detto che una clinica a Dublino trattava single parents e same sex couples, e così è iniziato il nostro percorso.

Qual'è la situazione dei diritti in Irlanda?
E' un po' complicato. C'è un disegno di legge per le coppie (che dovrebbe entrare in vigore a Dicembre) di fatto simile a quello in vigore in Gran Bretagna, ma non comprenderà i diritti sugli eventuali figli della coppia. La comunità LGBT si sta quindi battendo perché anche questo aspetto venga considerato (www.marriageequality.ie, www.lgbtnoise.ie)
La fecondazione artificiale e quella in vitro (con donatore anonimo o conosciuto) è possibile per tutte le coppie, basta pagare. Ovviamente si tratta di procedimenti molto cari, ma si occupano di tutto loro.
L'adozione però non è possibile, per le coppie gay. E' concesso l'affido, ma crea dei problemi perché solitamente i bambini vengono adottati dalla famiglia ospitante, e nel caso di una coppia gay questo non può succedere, e chi ci passa ovviamente sono i bambini.

Avete mai pensato di trasferirvi in Italia o in Spagna?
Abbiamo provato a vivere in Italia nel 2008: siamo durate tre mesi e siamo tornate in Irlanda. Il fattore lavoro (non trovavamo nulla) ha inciso molto sulla nostra decisione, ma se ci fossimo fermate sono sicura che avremmo comunque intrapreso lo stesso percorso. Anzi, penso che non ci si debba scoraggiare e rinunciare ad avere un figlio solo perché non ci sono leggi o perché la gente non capisce. Le persone hanno paura di quello che non conoscono, più ci saranno famiglie come le nostre e più verremo considerati "normali".
L'idea di trasferirci in Spagna, invece, c'è, ma non ora. Abbiamo ancora tante cose da fare nella belle Irlanda. Siamo consapevoli, però, che in Spagna saremmo tutelate come famiglia e da un punto di vista legale, e in più con un bimbo in arrivo sappiamo quanto sarà importante la vicinanza e l'aiuto della famiglia. Quindi chissà… ci sentiamo cittadine del mondo, anche se siamo orgogliose della nostra cultura, che trasmetteremo a nostro/a figlio/a.

Cosa consigliereste a chi vuole intraprendere il vostro stesso percorso?
Consiglio di non abbattersi. Decidere di mettere al mondo un essere umano non è facile, il processo a livello emotivo può essere veramente duro, ma se il vostro istinto ve lo suggerisce non rinunciate per paura o, peggio, per colpa dei giudizi. Siate orgogliose di essere come siete.

Veronica ed Eva hanno un blog (in italiano) che racconta questa esperienza: aspetto un'emozione.
Sono inoltre disponibili per maggiori informazioni (prezzi, cliniche, etc.). Scrivendo al solito indirizzo (allthebeautyoulleverneed@yahoo.com), faremo avere loro la mail.

domenica 13 giugno 2010

Be proud everybody!


Insomma, il Pride. Arriva una volta l'anno come tutte le date importanti, lo si aspetta fantasticando sugli effetti che avrà e l'abbigliamento da indossare, si balla per gran parte del tempo, ci si commuove pure spesso e prima di rendersene conto è già finito.
Passo la giornata di oggi a sfogliare le foto che ho scattato io, a cercare quelle che hanno scattato gli altri e a bere acqua, tanta acqua. E dire che non è durato poco, questo Pride lungo 8000 persone, dal concentramento in piazza Castello alle 16.00, all'agognato riposo a Palestro, abbandonato alle 19.00 passate da una me ed Etwas piuttosto provate e necessitanti un bagno.
E' stato un Pride particolarmente divertente, questo, complici gli amici (gay e non) che sfilavano con noi, le bandierine recuperate alla Proiezione di Priscilla, qualche giorno prima, i carri che hanno rinnovato la musica e ci hanno regalato qualche bella canzone davvero inaspettata (credibile o no, non ho ballato né la Carrà, né Renato Zero, né Maracaibo).
Così oggi cerco di rientrare nella routine, tra sbadigli e nostalgia, senza riuscirci tanto bene.

Per le mie foto c'è da aspettare ancora un po', ma arriveranno, promesso.

lunedì 7 giugno 2010

It spread - don't panic

Foto: We heart it.
Fonte: gaynews.

E' quasi tempo di Pride, e mentre i giornali di gossip banchettano su baci gay tanto estemporanei quanto famosi, Milano si risveglia scuotendosi di dosso le temperature invernali. Giugno è il mese più gay dell'anno, si sa. Colpa di Stonewall, dei Pride, un po' anche di Obama. A Milano ci mette lo zampino anche il Festival Mix, festival di cinema gay e lesbico che si terrà dal 22 al 29 (di giugno, ovviamente). Tra i titoli che verranno trasmessi: Plein Sud, J'ai tué ma mère, The secret diaries of Anne Lester, tra gli eventi speciali: UnCut, per riflettere su censura e libertà di espressione (con la proiezione di Ultimo tango a Parigi e Salò o le 20 giornate di Sodoma), e Brain&Sexy, salotto editoriale con presentazioni letterarie e dibattiti. Infine, come ogni anno, la conclusione delle giornate sarà affidata al MusicOnTheSteps, evento di musica elettronica open air nel sagrato del Teatro Strehler.
Con l'arrivo del caldo sono anche riprese le serate del Gaia360, quest'anno ospitate dal gaugin Palabadminton (zona QT8), ogni sabato con ingresso gratuito, da prendere seriamente in considerazione se (come da locandina):

  • non ne puoi più del solito revival e di Raffaella Carrà
  • sei stata emo, dark, grunge, alternativa, ma mai tabbozza
  • quando è passata la legge che regolava il blocco degli alcolici dopo le 2 hai pensato che avresti iniziato ad uscire alle 20.30
  • preferisci Peaches a Laura Bono
  • preferisci i fratelli Guzzanti alle sorelle Carlucci
  • pensi che da anziana, se sopravviverai a tutto e tutti, comunque avrai la tinta riflessante viola perché certi vizi alla fine non muoio mai e va bene così!
(mi hanno convinto).

Iniziando questo venerdì col party di apertura del Pride al Toilet (sede estiva, Corte Regina), passando per il Pride vero e proprio (concentramento in Piazza Castello, ore 16), il Festival Mix e i vari appuntamenti mondani di quest'estate, Milano è sempre più gay (se ce ne fosse bisogno).

Il contagio si è diffuso.
Don't panic.

martedì 7 luglio 2009

Undead! Undead! Undead!


(Ancora una foto dal Pride)
Sono stata a lungo assente da questo blog non per scelta ma per necessità. O meglio, visto che mi piacciono le parole e cerco quanto più possibile di essere precisa, per contingenza. Etwas l'ha accennato: ho cambiato casa, agli antipodi di Milano rispetto alla precedente abitazione e, ovviamente, senza internet (situazione questa passeggera, per fortuna). Ma non è tutto, se giugno è periodo di Pride e d'esami, luglio lo è di esami e di Traffic, e poi sarà ora per me di tornare per un po' nella mia adorata isola. Il tempo è come compresso, privo di spazi d'aria dove incastrare un post, un commento, un saluto. E me ne dispiaccio. 
Sono, per questo, un po' arrugginita. Abbiate pazienza.
Andando con ordine, in pillole:
Pictures of you (, pictures of me)
Immagino abbiate visto le foto che ho scattato (ringrazio per i complimenti, sono arrossita e il mio ego è diventato un po' più grosso). Ho cercato di evitare le solite rappresentazioni da carnevale, soprattutto per via della visione deformante che di solito è loro legata, a favore dei volti. Ero particolarmente interessate alle persone adulte, alle famiglie, agli anziani che hanno partecipato. Ho evitato allo stesso modo i carri, inquadrando invece i cartelli e le parole. 
A proposito, io ero quella con la maglietta a righe bianche e azzurre, i finti rayban bianchi e una grossa Canon appesa al collo. Se per caso avete qualche foto mia, fatemela avere! (La mail è sempre quella).

Nausea!
Tornando dal Pride, il pullman dell'Arcigay (e soprattutto il suo autista) ha fretta di arrivare. Io sono una persona che soffre i mezzi, il treno meno della metro, il tram più della macchina, il pullman sopra tutto il resto. Quindi, neanche un'ora dopo la partenza, chiedo ad Etwas di chiedere a Geco di chiedere all'autista di fermarsi, perchè possa prendere aria. Il passaparola è arrivato fino a Geco un po' perchè anche Etwas sta male, e preferiamo non caminnare sul pullman mentre è ancora in movimento, un po' perchè entrambe ci imbarazziamo facilmente e Geco alle volte si prende cura di noi. Ad ogni modo, il pullman si ferma, io scendo felicemente in strada e mentre aspetto che la nausea passi vengo circondata da simpatici gay che si informano sulla mia salute. Uno propone di legarmi sul tettuccio del pullman per farmi prendere aria, ma quando chiedo la scarpa di Priscilla, scateno una lotta al posto tanto speculativa quanto divertente.

Daddy cool
Il giorno dopo il Pride ho scoperto, ascoltando la radio (radio che è ora incredibilmente vicina a casa), che a Genova è stata organizzata anche una contromanifestazione (ben poco popolata) per la famiglia e i valori tradizionali. Insomma, la solita storia, come bene dice il detto “la madre degli stupidi è sempre incinta”. Ho raccontato la cosa a mio padre al telefono, che in maniera deliziosa ha ribattutto “come se la vostra, di manifestazione, fosse contro la famiglia”. Commozione. 
Per oggi mi fermo qui, e devo costringermi per farlo.
A The_frog piace scrivere su questo blog, a The_frog manca internet!

domenica 5 luglio 2009

We're right under your nose, we're the lovers that you don't know


We're the silence that wakes you day
We're the sound of your name outside the room
We're the sirens across the street
Where the lane it becomes an avenue
Oh we're right under you nose, we're the lovers that you don't know
Baby we go and you follow
We are the lovers, the lovers you don't know
We're the lovers that you don't know

Qui la canzone di cui sopra. Qui, invece, le foto del pride
Flickr ha una limitazione nell' upload a 100 mega, a meno che ovviamente, non si abbia l'account pro (ah, ah). Quindi, quelle è una parte della parte delle foto. Come capisco il meccanismo, le metto su facebook. Link qui a lato

martedì 30 giugno 2009

Il mio primo Gay Pride



Io la macchina fotografica non ce l'ho. Due natali fa comprai a mio padre (per conto di mamma, con lo stipendio di mamma) la reflex sulla cui vetrina aveva incollato il naso, in mia presenza, qualche giorno prima. In cambio lui mi cedette la sua compatta. Non mi disse che la poveretta era ormai giunta alla fine dei suoi giorni, ma di fatto dopo poche settimane nessuna batteria fu più in grado di ridarle la vita.
I miei ricordi del Pride di Genova sono stati pertanto affidati a Lucrezia, instancabile cattura immagini di the frog, e alla mia memoria. Ma non tutto può essere fissato in una fotografia e la mia memoria fa davvero, davvero schifo. Così i momenti migliori di quella giornata ho deciso di appuntarli qui finché sono ancora freschi e di tornare a rileggerli di tanto in tanto:
Il disappunto sul mio volto per la scelta dell'autobusradio di passare la Pausini, scomparso non appena il gruppo di orsi intorno a me ha intonato il brano
La telefonata inaspettata di un'amica che mi annuncia che lei e il fidanzato prenderanno un treno da Torino per manifestare con noi
Arrivare a Genova e trovarci il sole
Il Vero Chinotto di Savona, presidio Slow Food con ingredienti naturali, in un bar del porto antico
Il banchetto che regala le bandiere col logo del Genova Pride 2009. Proprio quelle che speravo di trovare in vendita
I ringraziamenti mentali alla mia parsimonia barra tirchieria che mi ha impedito di comprare, 100 metri prima, una fascia del Genova Pride 2009 per uno sproposito (che resta un regalo bellissimo eh, Michele!)
Trovare un'asta per terra e poter finalmente sventolare la mia meravigliosa bandiera
Il cartello No Diritti No Tasse di una manifestante
La nanerottola afro, 3 anni al massimo, che balla a bordo strada la musica sparata da un carro
L'America di Gianna che riempie una galleria già gremita di gente e il conseguente delirio da Gianna somministrata a delle lesbiche
Le due bimbe in parrucca fucsia che cantano L'America sulle spalle dei babbi
Il momento scriviamoci l'indirizzo del blog sul braccio
Scoprire che sul braccio di un uomo non c'è bisogno di andare a capo
Le coreografie trash del carro con i ragazzi in bianco
La voce di Lella Costa all'arrivo in piazza.
Fatto.
Per il prossimo Pride dovrei riuscire a comprarmi una fotocamera mia

lunedì 29 giugno 2009

And so it is


Ed il pride è andato (bene, molto molto bene)
Documenteremo il tutto presto o tardi. Difatti the frog ha fatto circa 300 foto, ma al momento sta traslocando (in una casa che, ovviamente, non ha internet), io devo studiare in maniera disperata, geco finita la bassa manovalanza da trasloco prende un aereo e torna in terra natia.
Be faithfull, insomma
Nel caso si nutrano ancora dubbi sull'importanza del pride, ascoltare questo (trasmissione 28 giugno). Mancanza d'argomenti nelle dispute teologiche con accorati teologi? Qui la soluzione (lezione 24, La differenza tra i filosofi e i profeti)
Infine, Cinema Mexico domani e mercoldì: 2 volte genitori.
Questo non ha nessuna pertinenza, ma fa molto ridere, è assolutamente geniale
Apatia portami via. L'universo mi ha risparmiato un calo di pressione sabato, ma mi ha regalato una simpatica intossicazione alimentare che mi impedisce di mangiare alcunchè, salvo accrescere ed accrescere la mia nausea. Lo troverei anche divertente, senonchè ho davvero tanta fame ora.

sabato 27 giugno 2009

Pride


Balla chi como benit carrasecare 
a nos iscutulare sa vida. 
Tando tue podes fintzas irmenticare 
totu s’affannu mannu ‘e sa chida. 
E su coro no, non s’ispantat, 
e sa morte no, non chi no b’intrat. 
E sa note fragat ‘e bentu de beranu. 
Ses cuntentu?


Balla perchè oggi arriva il carnevale
a movimentarci la vita.
Tanto da farti perfino dimenticare
tutta la stanchezza della settimana.
E il cuore no, non si stupisce,
e la morte no, non c'entra.
E la notte dora di vento di primavera.
Sei contento?

Oggi Pride! 
Seguirà reportage fotografico

domenica 24 maggio 2009

Il bianco e il nero


Col sole che scalda fin troppo c'è chi si protegge passando la giornata in piscina e chi si sveste. O programma di svestirsi.
E' tempo di Pride. Alcuni l'hanno fatto già (Torino), alcuni si stanno svolgendo adesso (Napoli), alcuni arriveranno fra qualche tempo ancora (Genova), di altri, invece, non si niente (Milano), nemmeno se ci saranno davvero. 
E' un bel clima, quello da Pride, in cui sembra di poter fare davvero qualcosa, di contare qualcosa, quando stendi lo sguardo e non riesci a vedere fine al mare di teste davanti a te, e dietro di te. Sembra che così tante persone non possano non contare, devono farlo, qualcuno si accorgerà di noi e magari farà la cosa giusta. E' una sensazione, eh, mica la verità. 
La verità è che anche in tempo di Pride una poliziotta che fa coming out rischia la sospensione, altro che fare la cosa giusta.
E allora uno magari si può anche chiedere che senso abbia, fare questo Pride. Di cosa dobbiamo essere orgogliosi?
Ebbene, il Pride è ancora più importante in queste occasioni, quando non si hanno diritti, quando si sentono giustificati di emarginare, licenziare, insultare. Perchè in queste occasioni scendere in piazza (e farlo come si vuole) vuol dire far loro capire che non hanno vinto, e non li lasceremo vincere. E' mostrare che non riusciranno a farci sentire male per quello che siamo, e che, al contrario, ne siamo felici, orgogliosi.
E se come me siete state fortunate e tutto sommato questo tipo di notizie le avete lette sui giornali più che vissute in prima persona, beh, allora scendete in piazza per tutte le altre, per chi ha smesso di parlare coi genitori, per chi ha rischiato il posto di lavoro, per chi ha affrontato la scuola ogni giorno facendosi coraggio, per chi è stata male e non ha potuto avere accanto la persona che amava, per chi ha perso la compagna di una vita ed è diventata nessuno agli occhi della famiglia, oppure solo un'amica, per chi, purtroppo, ha dovuto affrontare ben altro oltre alle parole.  
Quando si è fortunate sembra che tutto questo appartenga al passato, o a culture arretrate, ma non è così. Siamo noi la cultura arretrata. E allora riportiamo un po' di bianco, perchè la vita non è sempre tutto nero.

martedì 5 maggio 2009

Parrucche, tacchi a spillo e vestiti sgargianti. C'è chi può e chi no.


La notizia del rifiuto della Questura di Roma di concedere Piazza San Giovanni al corteo del Gay Pride è su tutti i giornali e non starò a riportarvela anch'io. Giusto una riga per sottolineare che è da due anni che viene negata la piazza e guarda caso da due anni Roma ha un sindaco di destra. Non amo il Walter e lui non ama me, ma almeno quando amministrava Roma non c'era nessun Santo Protettore dei Piccioni di Piazza San Giovanni ad ostacolare il Pride.
Ciò che mi spinge a tornare sul blog dopo una lunga latitanza (ah l'amore, ah il diritto amministrativo, ah le europee) è un commento alla notizia di cui sopra, trovato sul sito dell'Unità. Il lettore in realtà si limita, per esprimere il proprio pensiero, a riportare lo stralcio di un'intervista del 2006 (http://www.cinemagay.it/dosart.asp?ID=5374) all'attore e autore di teatro Paolo Poli. Pietra miliare del teatro comico italiano. Gay dichiarato, a gran voce, da sempre. Anticlericale feroce, nonostante qualche settimana fa il Corriere titolasse con “ Poli e l'elogio della Chiesa «È l'unica cosa seria che abbiamo in Italia»” un'intervista palesemente provocatoria. Elettore comunista e drag queen ante litteram. Temi centrali dell'intervista, il riconoscimento delle unioni omosessuali, il desiderio di un figlio e i Gay Pride.
Poli è una vecchia checca ottantenne molto colta, molto diva e decisamente divertente, che a teatro da il meglio di sé, ma che fuori dal palcoscenico spesso stona, non riuscendo ad armonizzare la sua indole a metà tra il libertario e il libertino, un'omosessualità affrontata in ben altro contesto storico rispetto a noi e la responsabilità che ogni gay famoso porta sulle spalle. L'essere portavoce involontario di una categoria di cittadini che ha meno diritti degli altri e che non può permettersi l'individualismo. E' in questa prospettiva che dichiarazioni come “Il bello degli amori omosessuali è la loro libertà e la loro riprovazione. Il matrimonio tra gay non mi interessa.(..)Chi vuole l'unione civile e l'iscrizione al registro comunale non se ne intende. Io sì”, stridono. E cozzano col racconto del tentato affido, tentata adozione e infine tentato rapimento di 2 bambine orfane, per placare il naturale desiderio di paternità che l'attore ammette di aver provato, ma che evidentemente non riconosce agli altri omosessuali. Come è strano sentir affermare che chi vuole il matrimonio gay è un conservatore e che il Gay Pride mette tristezza come il Carnevale di Viareggio, da un uomo che per una vita intera si è travestito da donna tra le mura di un teatro. Come se questo perdesse il valore di provocazione, in una piazza all'aria aperta.
Attacchi di questo tipo alle nostre battaglie da parte di un omosessuale, specie se in vista, sono grasso che cola per chi ci sminuisce. È sempre il solito discorso della zappa sui piedi, in una delle sue tante rappresentazioni. Ma si sa che le dive pensano solo a se stesse.

venerdì 13 marzo 2009

De constantia sapientis

Lasciate che oggi io sia polemica. Apertamente polemica.
Mi contesterete, spero, in caso vi troviate in disaccordo.
E mi perdonerà Seneca, spero, per l'ardire di aver utilizzato un suo titolo, e con argomento tanto diverso.
Recentemente mi infastidisco facilmente, sarà che il periodo del mese è quello sbagliato, oppure che ogni giorno ne salta fuori una, dal telegiornale, dal telefono, dalla vita di tutti i giorni, che la pazienza, limata, assotigliata, è vicina ormai allo sparire del tutto. Non parlo necessariamente di argomento gay, no, il mio umore è passibile di modifiche per mille altre motivazioni. Too bad, oserei dire.
Ciò di cui voglio lamentarmi ora, però, e con polemica, con aperta, spocchiosa, arrogante polemica, rientra irrimediabilmente in quel campo. Non sia mai finire fuori tema, no?
Mi lamenterò, vedete, delle maschere, cercando quell'ora di vero fuoco, quella sacrosanta rissa che già Sereni andava cercando, benchè, e mi perdonerà per questo, anch'egli parlasse d'altro.
Mi lamenterò di tutte quelle persone che non andranno al Gay Pride, che non ci sono mai andate perchè, attenzione attenzione, si tratta di un carnevale, di un vessillo di frustazioni sfogate in un giorno, di qualcosa che non serve a niente, se non a "nuocere alla figura degli omosessuali". Le stesse persone che, nella vita di tutti i giorni, stanno bene attente a non farsi notare. Le stesse persone che, però, in un ambiente ben protetto, a porte chiuse, con sole orecchie gay in ascolto, oppure dietro un nick che non sa svelare il volto che sta dietro, ebbene, allora quelle stesse persone tirano fuori l'orgoglio, l'esperienza, la padronanza.
Ed io mi chiedo, che ne viene dal fare le lesbiche navigate (e badate, parlo di ragazze perchè scrivo su questo blog, ma la lamentela è facilmente estendibile anche al maschile)?
Ed io mi chiedo, si è orgogliosi solo quando si è condivisi?
Ed io mi chiedo, che senso abbia.
Badate bene, non inneggio alla militanza, qui. Bensì (Il titolo! Il titolo!) alla semplice costanza. Avete (abbiamo) tutto il diritto di vivere come volete, di fare le scelte che preferite, di evitare complicazioni, se così credete.
E' l'utilizzo di maschere diverse, tanto diverse, a seconda della situazione, che contesto. E' quel carnevale che si fugge nel Gay Pride, e poi si imbastisce, costantemente, nella propria vita.

lunedì 9 marzo 2009