mercoledì 30 novembre 2011

This month, day 30th

Immagine presa qui.

In questi giorni non riesco a fermarmi un attimo, non ho il tempo per riflettere sulle cose e mi limito a rimbalzare da pagina web a pagina web, accumulando notizie. Ve le riporto quindi così, in ordine sparso, scegliendo arbitrariamente soltanto quelle che mi hanno fatto sorridere.

1. Post di The most cake sull'equazione cambiamenti fisici + ruolo gay = oscar.
2. Napoli istituirà il registro delle coppie di fatto (anche gay).
3. Una foto di Winona Ryder, che fa sempre bene al cuore:

Immagine presa qui.

4. Nell'ultima puntata di How I met your mother, ennesima avance di Lily a Robin. Purtroppo non si trova il video su youtube, quindi in sostituzione riguardiamo questo fantastico momento:




5. Peep tweets su quello che ci aspetta dalle prossime puntate di Pretty Little Liars, nonché trailer della winter premiere.
6. Tutti pazzi per amore: big deal. Lasciamocelo raccontare dalle autrici di Diversamentetero, che sulla visibilità lesbica possono fare lezione.
7. Simpatico tumblr sulla moda lesbica, dalle femme alle butch passando per tutte le sfumature intermedie. Simpaticamente pieno di maglioni in lana simil-norvegesi (io ce l'ho già, e voi?) e foto di Ellen Page.
8. Dall'1 al 4 dicembre si terrà il Bari queer festival, promosso e finanziato dalla regione Puglia (attraverso il bando Principi Attivi 2010).
9. Un riccio si fa il bagno con tanta schiuma: i mali del mondo possono essere accantonati.
Cheers!

lunedì 28 novembre 2011

I cannot change it but time will

Immagine presa qui.

Il tempo passa davvero, più in fretta di quanto si pensi, e cambia le cose. 
E' uno dei pensieri più rassicuranti che conosca, l'idea che il tempo non si accordi coi nostri accidenti e si limiti a scorrere, uguale  ed impietoso, anche se ce ne rendiamo conto sempre a cose fatte e  raramente durante il loro processo. Ad un certo punto ci guardiamo indietro e ci rendiamo conto della differenza tra i termini di confronto.
E' l'effetto che mi ha fatto vedere Lo schermo velato (pessimo titolo italiano per l'originale inglese The celluloide closet), documentario del 1996 sulla visibilità gay nel cinema (quasi esclusivamente americano), costruito su interviste a personaggi gay, attori che li hanno interpretati o sceneggiatori che li hanno scritti, affiancate ad innumerevoli spezzoni di esempio che vanno da Stanlio e Ollio a Miriam si sveglia a mezzanotte, passando per Ben Hur, Rebecca e tutti i film che hanno saputo mascherarsi e sopravvivere alla censura del codice Hays.
L'excursus storico è il motivo che mi ha spinto a guardare il documentario, quello che mi ha colpito di più a fine proiezione però non sono state le immagini in bianco e nero, ma i commenti delle persone intervistate che spiegavano come ancora nel 1996 i gay non esistessero nel cinema, come i messaggi fossero velati e da decifrare, come il pubblico gay bramasse una rappresentazione.
Certo, sono passati quindici anni, ma è una constatazione che fa effetto, perché per quanto sia vero che ancora non è abbastanza, per quanto ancora, soprattutto in questa casa, ci lamentiamo dell'effetto poiana, adesso Rai1 trasmette Tutti pazzi per amore, con un personaggio lesbico che discute col protagonista di quanto sia "bona" Sharon Stone (un po' démodé, se devo dirlo).
Si tratta di un bel cambiamento, anche se, allenati da decenni di mascheramenti e codificazioni, ancora stiamo lì a cercare la verità dietro un modo di muoversi o una battuta di dialogo.
E spesso ci prendiamo anche.
Vero, Kristen?

venerdì 25 novembre 2011

How to be a dyke, lesson one


Foto presa da qui


Questo post è tratto da una storia vera.
Ho un'amica, chiamiamola Gaia (no, non è questa Gaia). Gaia è lesbica e da diversi anni porta i capelli corti (decisamente corti) che, sicchè beata lei è dotata di un minimo di manualità, si taglia da sola. Una mattina arriva il consueto appuntamento con la regolatina delle punte, ma quella mattina, purtroppo, Gaia ha troppo sonno per rendersi conto di quello che sta combinando e dove lo sta facendo. Allora Gaia fa un buco. Siccome i buchi, quando i capelli di base sono corti in partenza, è difficile dare una sistemata, Gaia decide di affrontare la situazione con un cipiglio denso di coraggio: prende in mano la macchinetta per rasare i capelli, la setta su un onorossimo 5 mm, e trasforma il danno in una cresta molto molto hip.Ora, questo accadeva un martedì (mi pare).
Il venerdì della stessa settimana Gaia e la sua acconciatura sono uscite per andare a ballare, e sapete cosa è successo? Gaia ha rimorchiato, è stata fotografata per immortalare tutta la sua dykness, Gaia è stata una perfetta lesbica, quella sera. Cosa ci insegna la storia di Gaia? Che talvolta essere stereotipo paga. Prendete queste due ragazze:



Link! Link!


Sono lesbiche, nevvero?
Errore!
E' solo il taglio di capelli che trae in inganno.
Ora, se non avete nessuna intenzione a- di rasarvi i capelli b- di tatuarvi c- di farvi dei piercing in tutta fretta e d- diventare vegetariane (controindicazioni, nell'ordine a- quando ricrescono ve ne pentirete. giuro. Niente è peggio di un taglio asimmetrico che cerca di tornare pari. Solo la nuca rasata è indolore. b- non ci sono controindicazioni c- restano i segni, eccome d- come lo dimostrate? ) quello che dovete fare per attirare l'attenzione di altre lesbiche è vestirvi da lesbiche.
I am a cliché I am a cliché! I am a cliché I am a cliché ! I am a cliché you've seen before!I am a cliché that lives next door!I am a cliché,you know what I mean, I am a cliché pink is obscen!
Ecco una rapida guida per vestirvi come si presuppone si vesta una lesbica incallita, e tornare a casa in compagnia di venerdì sera: (i collage li ho fatti tutti io con polyvore e poi ritagliati col mio nuovo amico, il comando "ritaglia" di anteprima)
Ovvio, no? La canottiera. Cosa c'è più da lesbiche di una sana, bianca canottiera? Perfetta per mettere in mostra i tatuaggi di cui sopra. Economica, utile in tutte le stagioni, tinta unita o righe. La canottiera è un evergreen che non delude mai.
Camicia, ma come da foto, non una camicia qualsiasi. Che sia a quadretti o meno, la camicia deve avere un taglio maschile. Quindi niente sciancrature, linee che seguono i fianchi, colletti arrotondati, maniche arrotondate, colori pastello: siete lesbiche, ricordate?
La camicia è da tenersi aperta sulla vostra canottiera d'ordinanza.
Per evitare con cura la pleurite: blazer, maglioni, felpe.Il blazer sopra la camicia anche no, potreste sembrare delle impiegate che hanno staccato tardi. Blazer sopra canottiera? Perfetto!Maglione da uomo/ragazzo/ nonno sopra maglietta o canottiera, felpa sopra canottiera, da levarsi con unico pratico gesto. Roar.
Pantaloni e scarpe: con cosa stanno tanto tanto bene le canottiere i blazer? Con quei pantaloni assassini chiamati anche skinny, quelli che quando ve li levate avete il segno della cucitura lungo tutta la gamba. Su su, niente lamentele: volete portare a casa, no?
Scarpe: piatte. Lapalissiano. Stringate, creepers, plimsoles, stivali. Piatte.

Capitolo accessori: l'ideale sarebbe riuscire ad incastrare tutto nelle tasche dei vostri pantaloni. In alternativa (è un'arte non facile da maneggiare) potete ricorrere a delle borse (come da foto) degli zaini (come da foto), o dei marsupi (opzione non prevista su poly7ore, chissà perchè).Sciarpe da avvolgere intorno al vostro diafano collo, bracciali (rigorosamente senza fronzoli), anelli grossi ma semplici, per mettere in risalto le vostre manine (ci siamo capite), matita per occhi per dare profondità al vostro sguardo da swagger, ed infine cappello.
Due tipi di cappelli, e due differenti motivi per indossare un cappello: motivo uno, se per strane congiunzioni astrali i vostri capelli quel dì fanno schifo e non c'è modo di smuovere la situazione, il cappello accorre sempre in vostro aiuto. Motivo due, capello come stratagemma per attirare l'attenzione: possono rubarlo per attirare la vostra attenzione (true story) o bussarci sopra per attirare la vostra attenzione (true story), o potete fare voi lo stesso con il cappello di qualcun'altra.
Completate il quadro con un'aria vagamente scazzata, (Gaystew insegna), bicchiere in una mano e aria da bella tenebrosa. E' venerdì, ragazze: some people call it a one night stand, but we can call it paradise.


Piccola postilla autoreferenziale: Amica che il 4 dicembre 2009 hai commentato questo post dicendomi: "te finisci a fare marketing :D" e ti sei firmata "Fra" volevo dirti che ci hai preso in pieno! Scrivimi, che ho bisogno di altri consigli per il futuro!

mercoledì 23 novembre 2011

Misfits


Cast originale, foto presa qui.

I telefilm inglesi mi hanno cambiata. O meglio, i telefilm inglesi sugli adolescenti mi hanno cambiata. 
Devo ammettere di essere partita decisamente prevenuta sia rispetto a Skins che a Misfits, ma poi, dopo averli visti, non sono più riuscita a guardare i telefilm americani (90210, Pretty little liars, Gossip girl, Glee, e tutti gli altri) con gli stessi occhi. Non che siano fatti meglio, o scritti meglio, non è una questione strettamente qualitativa, ma sono privi di una patina moralizzante e in qualche modo educativa a cui i telefilm d'oltre oceano non riescono a rinunciare (nemmeno nel rifacimento di Skins).
Poi, che questo sia un bene o un male rimane da decidere singolarmente, e personalmente la risposta varia da serie a serie, da episodio ad episodio. 
Parlando di telefilm inglesi, recentemente su Misfits è successo questo:

Foto presa qui.

Piccola storyline lesbica ancora da definire, perfettamente adattata alla fisionomia del telefilm e quindi vagamente poco credibile ma piuttosto divertente, interessante soprattutto perché scavalca interamente la problematicità dell'essere omosessuali a favore di una riflessione su una rinnovata questione femminile e sulla percezione del corpo della donna. 

lunedì 21 novembre 2011

Rumor has it




Le prime puntate di Glee le ho amate moltissimo e senza riserve. Poi l'entusiasmo è scemato. Poi è diventato noioso. Poi è diventato High School Musical. Poi hanno bistrattato il Rocky Horror Show, e non si fa. Poi è diventato una versione canterina di Settimo Cielo. Poi io ho cambiato telefilm, e Glee è andato avanti senza di me.
Il grande, grandissimo demerito di Glee è aver preso il musical, una cosa universalmente meravigliosa e priva di noia, e averlo fatto diventare una torta malriuscita in cui senza nessun motivo apparente i personaggi iniziano a cantare e a ballare kumbaya come se fossero costantemente sotto acidi.
Questi sono musical, e certe puntate di Glee ne son state belle lontane.
Grande merito di Glee, invece, è quello d'esser stata sempre una serie non gayfriendly, ma di più, decisamente oltre. Dal personaggio di Kurt, portato avanti dalla prima puntata della prima serie alla storia di Santana e Brittany, iniziata in sordina ,e poi, come qualsiasi cosa lesbian-related esplosa fino a diventare un fenomeno di proporzioni gargantuesche, Glee è un telefilm che s'impegna e si schiera.
Questo non lo salva da tutte le sue grosse pecche, eh: è un telefilm, dovrebbe essere fatto bene, non un accozzaglia di videoclip montati in base alla popstar in voga il tal momento o girati intorno a tal fenomeno di costume x (e potrei aggiungere, anche, che far recitare la parte dei diciassettenni a gente che ha dieci e più anni è una pratica che andrebbe abolita, si vede che sono “vecchi”), però di fronte alla bella, toccante puntata andata in onda questa settimana devo accantonare tutte le mie riserve ed ammettere: Glee, sull'affaire dell'outing di Santana hai fatto proprio un bel lavoro.Vale lo stesso principio di quanto enunciato per Empress of the World: la sperduta ragazzina in Michigan con una cotta per la sua migliore amica. Perciò,anche se non mi piace e spesso mi fa dormire, e altre incazzare per quanto riesce ad essere banale, noioso e raffazzonato, non posso negare l'utilità di Glee.
Anche un po' a malincuore.

Miscellanea:

Trailer italiano per Uomini che odiano le donne, Fincher's edition (grazie Michele).
Domani 22 novembre, ore 20.30 in Bocconi (the place to be) proiezione di Diversamente Etero. Tutti i dettagli qui.
Iniziare bene la settimana: Ellen Degeners e Breaking Dawn, gaystew, un gufo!



Bye bye, birdie.