Nella foto, una scena a caso tratta da "Priscilla la regina del deserto", meraviglioso film australiano del 1994. Codesto film contiene un meraviglioso matrimonio di convenienza, a cui purtoppo non ho potuto fare "cattura immagine " perchè su mac non ho il programma adatto e pc, beh, siccome è un sordido pc non ne vuole sapere.
Lunedì mattina ho dovuto prendere i mezzi pubblici presto, molto presto, per raggiungere la cara, adorata segreteria di unimi, nella vana, vanissima speranza, che dopo tre anni di meticolose tasse universitarie versate, loro potessero restituirmi qualcosa. Per tenermi compagnia, e distrarmi dal gomito del tizio sedutomi accanto (il quale non aveva ben capito che, se sei raffreddato, non ha senso tenere il tuo fazzolettino in tasca, per estrarlo ogni minuto e rischiare ogni volta di colpire me, povera fanciulla, con gomitata sul naso. Tieniti in mano quel dannato fazzoletto, per Dio! ) Avevo i cari, beneamati, siano sempre lodati, giornali gratuiti. Una rapida scorsa alle notizie, e poi via, a cercar soddisfazione alla pagina delle lettere. E l'ho avuta, o se l'ho avuta!
E gay. Ed è mio marito.
In breve, la lettera racconta di una donna, quarantanni, sposata e con figlio. Sposata con un uomo gay, per all'appunto. Come mai? Perchè il marito, siccome i genitori insistevano, ha cercato una “donna alibi”. Perchè il marito, insomma, (cito testuale) “è gay, non praticante, ma profondamente gay.”
Dapprima mi ha ricordato moltissimo un libro che ho letto un paio di mesi fa,“ L'insegnate di astinenza sessuale”. Una delle storie, narrava appunto di un matrimonio di convenienza, fra un ex tossico poi cristiano rinato e una povera, simpatica ma non molto sveglia ragazza cattolica messa lì accanto a mera continenza dei suoi vecchi problemi.
Poi, fra una quasi gomitata sul naso e l'altra, mi sono chiesta, ma cos'è tutta sta storia dell'ortodossia gay? Come the_frog ha riportato nel post su improvvisamente l'inverno scorso, pare ci siano due modi d'essere gay: chi accetta cospargendosi il capo di cenere la triste condizione, e chi pratica, più o meno gioiosamente, la condizione. Nulla di nuovo, eh. La chiesa va da tempo predicando questa posizione, in maniera chiara ed esplicita, nelle sue comunicazioni ufficiali. Essere gay, noi tapini, ci è capitato. Godersi il fatto d'essere gay, è peccato. In parole povere: il sentimento d'affezione può anche essere accettato (noi tapini) ma fare sesso, no, quello proprio no. Quello male, ma-le, maaa- le. Ovvio, visto che non si producono bambini.
Ma non è nemmeno questo, quello che mi stupisce. È la quantità di tempo che persone non omosessuli passano a rimuginare sul sesso omosessuale. Non ce la fanno proprio a capire, che al di fuori del loro sistema, esista un altro, sistema. E non sto parlando, di ragazzini in preda a crisi ormonali, ma di persone che si ritengono più o meno autorevoli, che rilasciano dichiarazioni molto o poco intelligenti a giornali, che montano polemiche, che cantano canzoni cretine. Da “sono persone malate” a “ma io amo i gay!” “ai gay piace molto la moda” “oh, come mi fanno sesso le lesbiche” “ho molti amici gay, sono così sensibili” (e qui mi chiedo, ma quelli rozzi sono tutti amici miei?). Le parole, in particolare nell'ultimo periodo, si sprecano.
Tutte parole a vanvera, comunque. Meno chiacchericcio morboso sul sesso più diritti, graaaaaazie!
domenica 8 marzo 2009
Ortodossia
mercoledì 4 marzo 2009
Here comes the bride, again
Lindsay Lohan, versione sposa, ma una sposa del tipo Madonna - Like a virgin, in occasione del 70esimo anniversario del glamour. Bellissima, quasi irriconoscibile.
Lindsay, quello era anche il mio abbigliamento per carnevale!
Lindsay, quello era anche il mio abbigliamento per carnevale!
Here comes the bride
Ho una genuina passione per Lindsay Lohan. Non so a cosa sia dovuta, probabilmente ai suoi capelli rossi, o alle commedie adolescenziali in cui recitava, genere che visceralmente adoro. Ho visto gran parte della sua filmografia (che faticaccia, eh), distrattamente seguito le sue vicende su Perezhilton, ammirato i suoi abiti su whowhatwear. Insomma, io sono decisamente pro Lindsay.
Per cui, quando ho saputo del suo (imminente, presunto?) matrimonio, ho sorriso. E riso parecchio, per tutto il battage che s'è mosso intorno, "Non può essere lesbica, le piaceva troppo il cazzo!"
Ah, ah, cicca cicca!
Per cui, quando ho saputo del suo (imminente, presunto?) matrimonio, ho sorriso. E riso parecchio, per tutto il battage che s'è mosso intorno, "Non può essere lesbica, le piaceva troppo il cazzo!"
Ah, ah, cicca cicca!
martedì 3 marzo 2009
Quando vinceremo le nostre personalissime Termopili
I miei amici vanno e vengono dalla Spagna (soprattutto Geco, ma anche dottorini di passaggio e non). Mi dicono che le mani prudono, di ritorno dal Paese dei Diritti Civili, ma io, da qui, mi guardo le mani e le sento prudere ugualmente. Ogni volta che leggo notizie come quelle di questi giorni, che raccontano come la Francia prepari una legge per le famiglie omogenitoriali, come l'Inghilterra conceda aiuti statali per la fecondazione in vitro per coppie lesbiche, e, attraverso l'Human Fertilisation and Embryology Act, permetta la nomina del secondo genitore.
Mi guardo intorno e mi chiedo quando vedremo cose simili anche qui. Partendo dall'inizio, eh, nessuno ha intenzione di correre. Ci accontenteremmo anche dei Pacs (Dico, DiDoRe, quello che è), se si decidessero. Ma perchè lo facciano, bisogna prima convincerli che il mondo non crollerà, che non si romperà l'equilibrio, e questo lavoro, temo, è tutto sulle nostre spalle.
Questione di matematica. Nove ad uno, come da luogo comune. Una sproporzione da Termopili, da battaglia di mito. E sarà mitica anche la nostra, di battaglia, mitica la vittoria. Una volta ottenuta ci si guarderà indietro e non ci si riconoscerà più. Come quando abbiamo abolito la schiavitù, come quando abbiamo dato il voto alle donne e l'istruzione a tutti. Non sarà più lo stesso mondo una volta che avremo i nostri diritti, non ho paura a dirlo, ma sarà diverso perchè sarà migliore. Perchè questa è l'unica scelta possibile, e per quanto il percorso possa essere doloroso, la fine non può essere che la vittoria. Non siamo come un popolo che, in estremo, si può annientare. Non siamo una lingua che può essere dimenticata bruciando i libri e vietando le parole. Non siamo qualcosa di acquisito, bensì qualcosa di essenziale. E in quanto essenziali saremo sempre. E prima o poi (ma confido, ormai, che sarà prima), prima vinceremo noi. Avremo i nostri diritti e sembrerà ridicolo che si potesse questionare a riguardo.
Mi guardo intorno e mi chiedo quando vedremo cose simili anche qui. Partendo dall'inizio, eh, nessuno ha intenzione di correre. Ci accontenteremmo anche dei Pacs (Dico, DiDoRe, quello che è), se si decidessero. Ma perchè lo facciano, bisogna prima convincerli che il mondo non crollerà, che non si romperà l'equilibrio, e questo lavoro, temo, è tutto sulle nostre spalle.
Questione di matematica. Nove ad uno, come da luogo comune. Una sproporzione da Termopili, da battaglia di mito. E sarà mitica anche la nostra, di battaglia, mitica la vittoria. Una volta ottenuta ci si guarderà indietro e non ci si riconoscerà più. Come quando abbiamo abolito la schiavitù, come quando abbiamo dato il voto alle donne e l'istruzione a tutti. Non sarà più lo stesso mondo una volta che avremo i nostri diritti, non ho paura a dirlo, ma sarà diverso perchè sarà migliore. Perchè questa è l'unica scelta possibile, e per quanto il percorso possa essere doloroso, la fine non può essere che la vittoria. Non siamo come un popolo che, in estremo, si può annientare. Non siamo una lingua che può essere dimenticata bruciando i libri e vietando le parole. Non siamo qualcosa di acquisito, bensì qualcosa di essenziale. E in quanto essenziali saremo sempre. E prima o poi (ma confido, ormai, che sarà prima), prima vinceremo noi. Avremo i nostri diritti e sembrerà ridicolo che si potesse questionare a riguardo.
domenica 1 marzo 2009
Pantofole e tv
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